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16 febbraio 2010

Sulle tracce del Gallo: a casa del fenomeno Pietro Aradori

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Pietro Aradori gioca nell'Angelico Biella con la maglia numero 21

Dopo le parentesi a Milano e Roma, il nuovo talento del basket italiano è esploso a Biella. Richiamando l'attenzione degli osservatori Nba: gli stessi che hanno portato Oltreoceano il suo amico Gallinari... GUARDA LA FOTOGALLERY di Francesco Cito

"A CASA DI...", SFOGLIA L'ALBUM DEI CAMPIONI

A CASA DI PIETRO ARADORI: LA FOTOGALLERY

di Vanni Spinella
da Biella

Se si giocasse a basket con un canestrino di 15 centimetri di diametro e una pallina di gomma, Pietro Aradori non avrebbe chance. Fortunatamente per lui, la pallacanestro è un’altra cosa, e il suo 0 su 5 al canestrino, tra una chiacchierata sul divano e un caffè al bar, resterà un segreto che le quattro mura di casa sua custodiranno in eterno.
E pensare che, quello che oggi è a detta di tutti il prossimo italiano destinato a sbarcare in Nba, aveva iniziato con il calcio, praticato fino a 13 anni. Il ruolo? “Tutti, dal portiere all’attaccante. Ma ero anche molto bravo a sciare”, sottolinea Pietro “Ara” Aradori, guardia classe ‘88 su cui l’Angelico Biella ha deciso di puntare un anno fa, dopo che né a Milano né a Roma nessuno si era accorto di avere tra le mani un diamante grezzo. La pazienza di aspettare e il coraggio di credere in un giovane italiano non sono mancati invece a Coach Bechi, che adesso si ritrova in casa il miglior prodotto del basket nostrano degli ultimi anni.

Il diamante abbaglia tutti il 1° marzo 2009. Biella ospita Montegranaro in un palazzetto nuovo di zecca, a cui manca soltanto il nome. Aradori è incontenibile, infila una tripla dopo l’altra. Alla fine farà registrare un 7 su 8 da tre, “e l’ottava mi è uscita proprio di sfiga”. Il giorno dopo, un giornale locale battezza il palazzetto titolando “PalAradori”, Coach Bechi gioca un po’ con Photoshop e lo cambia in “PalaClaudiano”. “Era il periodo in cui avevo le meches bionde - spiega Pietro - e Bechi mi paragonava a Claudiano, la parodia del tronista fatta da Claudio Bisio. Poi quel poster me l’ha regalato, e me lo sono appeso in camera”.
Bechi è un livornese, con i suoi ragazzi ama scherzare, ma soprattutto “mi ha dato la possibilità di sbagliare. In fondo la gente va a vedere il basket per lo spettacolo, per veder vincere la propria squadra, ma sono convinto che se vede anche dei giovani italiani in campo è più felice. Perché si rispecchia”.

Famiglia sportiva, papà allenatore, “ma la scelta di passare dal calcio al basket è stata totalmente autonoma”. “In realtà - continua Pietro - fin dall’età di 2 anni ho avuto la palla in mano. Ma quello non è giocare: è camminare con la palla in mano”.
A palleggiare sul serio inizia a Casalpusterlengo, dove tra l’altro incrocia per la prima volta un certo Danilo Gallinari, poi ritrovato nelle giovanili dell’Olimpia Milano e con cui rischia si scontrarsi sui parquet americani, se tutto andrà come deve andare. “Ara” frena, e dice la sua: “In America bisogna andarci da giocatori completi, già fatti. Per migliorarti devi farlo in Europa perché lì, con 80 partite all’anno, non c’è il tempo di crescere e lavorare”.
Per ora l’Nba e i suoi miti (“mi piace molto Kobe Bryant, che gioca anche nel mio ruolo, ma se lo incontrassi dal vivo non credo che impazzirei come facevano le ragazzine con i ‘Take That’ dei tempi”) se li fa raccontare dal Gallo, con cui dopo tante vacanze estive trascorse insieme, continua a mantenere il filo diretto grazie a Skype. “Anche se con il computer non sono un mostro: lo uso solo per Facebook e per vedere i film”.

Tipo determinato, l’Aradori. In campo e fuori. Sa quello che vuole e l’unica cosa che lo mette in crisi è la colazione. “Quando la faccio a casa è più sana: fette biscottate con la marmellata. Se vado al bar, invece, cedo alla tentazione: se c’è la brioche calda, vuoi non prenderla? Sei obbligato…”.
Allenamento, ritorno a casa e pranzo preparato con le sue manine (o meglio, riscaldato: “gnocchi, ravioli… cose pronte… Oppure il riso in bianco: lo so, non ha nessun gusto, ma a me piace...”). Un paio d’ore per riposarsi (o per fare la spesa, quando la scorta di piatti pronti finisce) e poi di nuovo in palestra, tutti i santi giorni.
Lunedì riposo? Neanche per sogno, perché se il campo è chiuso, Pietro se lo fa aprire appositamente. “Allenarmi non mi pesa. So che a questi livelli gioca chi è più forte, e io lavoro di continuo per migliorarmi”. Così, anche quando i compagni sono già sotto la doccia, lui si ferma a fine allenamento per la sessione extra. “Di solito resto fino a quando non faccio 100 canestri”. Per sua fortuna, in palestra non ci sono i canestrini…


LA SCHEDA DI PIETRO ARADORI:

Compleanno: 9 dicembre
Segno zodiacale: Sagittario
Status: Fidanzato
Piatto preferito: vitel tonné
Hobby: lettura, cinema
Musica: hip-hop, house, ma anche gli 883
Film preferito: Scarface, Trecento
Ultimo film visto: Baciami ancora


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