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10 febbraio 2011

Fenomenale Dan: "Sono tornato per vincere. Armani? Un genio"

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Dan Peterson si concede un momento di relax nel suo ufficio al Palalido (Francesco Cito)

L'INTERVISTA. Il tecnico dell'Olimpia Milano a 360 gradi: "Il basket di oggi è più atletico e veloce: io personalmente preferivo quello di 20 anni fa. Il mio futuro lo decido a fine anno, magari dopo aver alzato un trofeo" GUARDA LA FOTOGALLERY

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di CLAUDIO BARBIERI


E' passato poco più di un mese dal suo ritorno in panchina, 24 anni dopo il ciclo vincente che ha portato Milano sul tetto d'Europa (quattro scudetti, una Coppa Korac e la Coppa Campioni del 1987). Giorgio Armani ha chiamato Dan Peterson a inizio gennaio per risollevare le sorti delle 'scarpette' rosse.

Lui lo ha ripagato, fin qui, con un record di quattro vittorie in sei gare. E adesso parte l'assalto alla Coppa Italia, manifestazione che nella quasi cinquantennale carriera (l'esordio è come vice del McKendree College nel 1962, ndr) ha già conquistato tre volte.

Peterson, principale personaggio mediatico della pallacanestro italiana, ci ha aperto le porte del suo ufficio. Sulla scrivania un computer e un taccuino, su cui annotare schemi d'attacco e movimenti della famosa zona 1-3-1. Prima dell'intervista si attacca al cellulare per richiamare un paio di addetti ai lavori, che vogliono sentire un parere dal 'guru' della palla a spicchi. Lui cita Mike D'Antoni, dispensa consigli, fa autocritica. Poi risponde alle nostre domande.

Coach Peterson, è passato un mese dal suo debutto nel basket del nuovo millennio. Come è cambiata la pallacanestro rispetto a come l'aveva lasciata nel 1987?
"Il basket oggi è molto più atletico, più tecnico e più difficile. E' fondamentale allungare il campo perchè non ci sono più i tempi e gli spazi di una volta. Allora si giocava un basket più pulito perchè si aveva più tempo per fare i movimenti. Questo basket è più condensato. Io, se devo scegliere, preferisco il basket di 25 anni fa".

Cambiato il gioco, cambiati gli attori. Come ha trovato i giocatori di oggi rispetto ai suoi D'Antoni, Premier, Gallinari senior, ecc.?
"Come qualità e quantità sono identici a prima. Anche dal punto di vista della professionalità non posso dire nulla. Adesso però tutto è cambiato intorno a loro. C'è un professionismo che fino a qualche anno fa era sconosciuto, ci sono gli agenti che una volta non c'erano, ci sono gli stranieri e non più squadre formate da otto italiani e due americani. Inoltre la sentenza Bosman ha rivoluzionato il mondo dello sport. Ogni giocatore adesso è imprenditore di sè stesso: per questo i giocatori vedono il mondo con un'ottica differente rispetto a qualche anno fa".

Ha modificato il suo modo di allenare e di rapportarsi con la squadra?
"Non ho fatto rivoluzioni. Cercherò di fare i primi cambiamenti significativi durante la pausa dell'All Star Game di marzo, inserendo qualcosa di mio sia in difesa che in attacco. Non volevo creare uno choc ai ragazzi, buttando via tutto il lavoro fatto da Piero Bucchi. Mi sono adeguato ai metodi di lavoro che c'erano già. Poi chiaramente ogni allenatore ha le sue idee e preferisce puntare sulle cose che conosce meglio".

Qual è il rapporto che ha con i giocatori?
"Io saluto tutti, parlo con tutti. Ad ogni allenamento cerco di scambiare un'opinione con tutti i ragazzi. Cerco di incoraggiarli, di correggerli, di parlargli. Credo che la distanza ideale tra un giocatore e un tecnico sia un braccio. Perchè in questo modo lui non può abbracciarti e prendere troppa confidenza, ma di contro tu non sei troppo lontano per capire se c'è qualcosa che non va. Questa è secondo me la distanza ideale tra coach e giocatore".

Coach, lei è stato chiamato per rompere l'egemonia di Siena, che dura da quattro anni. Riuscirà nella difficile impresa?
"Per pensare di battere Siena dobbiamo migliorare sia in difesa che in attacco. Siena ha talento, ma non ne ha così tanto più delle altre squadre. La forza di Siena è il gruppo: è il quinto anno che giocano con lo stesso staff tecnico, alcuni giocatori come Stonerook sono lì da tanto tempo. Il gruppo è compatto, hanno un telaio perfetto. Noi dobbiamo far funzionare le piccole cose che portano alla vittoria: difesa, attacco, aggressività. Se miglioriamo in questi campi, se ne potrà riparlare ai playoff".

Venerdì Milano affronta Avellino nel quarto di finale di Coppa Italia. Se le dicessi che a fine anno l'Armani vince la Coppa nazionale e arriva in finale scudetto, lei firmerebbe?
"Io voglio vincere tutto. Chiaro che posso anche perdere tutto. Penso sempre partita per partita, non posso permettermi di guardare troppo in là. Certo è che sia io che Milano abbiamo tanta voglia di alzare un trofeo".

Già, perchè l'ultimo trionfo dell'Olimpia è datato 1996. Se non dovessero arrivare trofei, ci riproverà il prossimo anno?
"Ho chiesto un solo anno di contratto, con l'obiettivo di vincere. Poi a fine anno ci troveremo e tireremo le somme: se il club decide di ingaggiare Obradovic o Messina, io vado a prendere il nuovo allenatore all'aeroporto. Non penso al prossimo anno ma solo al presente. Ho sempre lavorato con contratti annuali per essere libero di scegliere e per non mettere in difficoltà la società. Preferisco così, specie adesso che ho 75 anni. 

Il suo ritorno in panchina è stato fortemente voluto dal patron Giorgio Armani. Che rapporto ha con lui?
"L'ho visto quattro volte in tutto, l'ultima alla sfilata di qualche settimana fa. Lì abbiamo parlato un pò. Lui è una persona alla mano, uno come noi, però è un genio. Per me è il Leonardo da Vinci dell'Italia di oggi".

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