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30 agosto 2011

Myers ci spiega: cari Gallo e Mago, l'Europeo si vince così

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Carlton Myers è stato anche il portabandiera dell'Italia alle Olimpiadi di Sidney nel 2000

L'INTERVISTA. Il campione riminese era il capitano dell'Italbasket che conquistò la rassegna continentale nel 1999 a Parigi. "Quella era una squadra di leader, purtroppo ora non ne vedo molti". Oggi l'esordio in Lituania degli azzurri con la Serbia

SOTTO CANESTRO - Pianigiani: "Sono un vincente? Il difficile è rimanerlo" - Pokerissimo Siena, Montepaschi Campione d'Italia


di Alfredo Corallo

L'ultimo fuoriclasse della pallacanestro azzurra, ma anche il primo "negro" - come ha sempre osato orgogliosamente aggettivarsi - a rappresentare l'Italia nella cerimonia d’apertura di un'Olimpiade (nel 2000 a Sidney). Carlton Ettore Francesco Myers si è ritirato da qualche mese, ora si dedica alla crescita dei giovani talenti. Il suo modo di essere attaccante a 360 gradi, dal tiro alla penetrazione, lo ha elevato all'Olimpo di questo sport, "l'artista dei canestri" secondo coach Valerio Bianchini. Leader e realizzatore nato, già dai tempi di Rimini, quando vinceva le partite da solo (memorabile il record di 87 punti in un singolo match ai danni di Udine), artefice dello storico scudetto in casa Fortitudo e magnifico interprete di sfide infinite con l'eterno rivale della Virtus Bologna Sasha Danilovic. Capitano dell'Italbasket e oro europeo a Parigi nel  1999, contribuì splendidamente al capolavoro di Boscia Tanjevic, quello dei Fucka, Basile, Andrea Meneghin, "Picchio" Abbio. E pensare che a causa di un infortunio il numero 10 anglo-romagnolo rischiò di saltare la semifinale della rassegna continentale francese proprio contro Danilovic e la sua Jugoslavia, la nostra bestia nera. Oggi, forse, saremmo stati qui a parlare di un terzo o quarto posto, altro che medaglia d'oro.

Vero Myers?
"Mi ero lussato un dito della mano sinistra nel quarto con i russi, dissi al mister che non mi sarei mai e poi mai rimesso per la serata successiva: per poco non gli prese un colpo. Ma la verità è che avrei giocato anche legato... ".

Figuriamoci, la sua presenza era e si dimostrò indispensabile.
"Direi che con gli jugoslavi, a differenza delle precedenti gare, dove qualcuno fu più decisivo di un altro, è stata la vittoria del collettivo. Idem in finale con la Spagna (finì migliore marcatore con 18 punti ndr). Il successo è stato determinato dalla costante pericolosità di 4-5 giocatori a livello offensivo, ognuno sapeva esattamente cosa fare, una miscela di talento e disciplina".   

La star, comunque, era lei. Parliamoci chiaro...
"Allora: sicuramente l'"abbronzatura" non passava inosservata, la mia immagine era senza dubbio più in vista di altre, con la pubblicità entravo nelle case anche fuori dall'ambito sportivo. Ma il vero segreto di quel trionfo maturò nella serenità che si respirava all'interno dello spogliatoio: in tanti avevano appena conquistato lo scudetto e diversi giovani si affacciavano alla grande ribalta con la giusta incoscenza. Tutti, però, nel rispetto del proprio ruolo. Accettando di lasciare la leadership ad un compagno, se ce ne fosse stata la necessità".

Fondamentale fu la figura di Tanjevic. Che rapporti c'erano fra di voi?
"Ottimi, avevamo un legame fortissimo, scaturito, peraltro, da una violenta lite nel '98. Sapevo che sotto la sua guida avremmo disputato un super torneo. Prima di partire lo dissi pure: andiamo per vincere. Mi presero per pazzo. E dopo la sconfitta all'esordio con la Croazia a causa di un mio tiro sbagliato, apriti cielo... ".

Gli Europei in Lituania incombono. Considera Simone Pianigiani in grado di ripetere l'impresa del collega Boscia 12 anni più tardi?
"Ne riparliamo tra un paio di giorni, le amichevoli non contano. Tuttavia l'impressione generale è discreta, gli do un 7".

Il girone degli azzurri non ammette distrazioni. Serbia e Francia sono un gradino sugli altri, ci contenderemo la terza piazza utile per passare con la Germania di Nowitzki?
"Non sottovaluterei Israele, mentre l'unica "facile" dovrebbe essere con la Lettonia, ma meglio non scherzarci troppo. Non esistono più le squadre materasso".

Non sembra avere moltissima fiducia in quest'Italia.
"No, sulla carta è una selezione valida. Il problema è un altro: quelli abituati a giocare da protagonisti sono pochi e chi deve prendersi carico della squadra potrebbe non essere pronto, perché il nostro campionato responsabilizza molto di più gli americani".

Bargnani, Belinelli e finalmente Gallinari. Sono i "Big Three" le colonne azzurre.
"La differenza devono senz'altro farla loro, quelli che possono inventarsi qualcosa, sebbene stiano crescendo anche Hackett e Mancinelli. Certo, se Danilo sta bene fisicamente e di testa dovrà essere il leader, insieme al Mago. Dai ragazzi, come me e Fucka a Parigi in quell'estate del '99... ". 

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