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27 aprile 2012

Risse e colpi proibiti, quando il basket diventa Far West

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Un fotogramma della rissa fra Serbia e Grecia, dove volarono le sedie (Getty)

La gomitata assassina di Metta World Peace su James Harden ha aggiunto un nuovo capitolo alla violenza che spesso esplode sul campo. Da Premier a Mancinelli, passando per Jordan e Krstic, nessuno può definirsi un santo del parquet. I VIDEO DELLE RISSE

di Claudio Barbieri

Il basket non è uno sport per femminucce e questo si sa. Il palleggio in mezzo alle gambe, l’assist spettacolare e la schiacciata ad altezza siderale sono le piacevoli parentesi tra centinaia di contatti fisici. Il gioco sporco, le trattenute e persino il “trash talking” vengono costantemente utilizzati dai giocatori.
In passato anche l’educatissimo Larry Bird, per umiliare ed innervosire l’avversario, ricorreva a mezzucci di dubbia legalità morale. Quando però i nervi saltano, diventa difficile ristabilire l’ordine, visto che i contendenti sono dei veri e propri colossi, incontenibili anche per inservienti, steward e poliziotti.

American violence - Nonostante il nome angelico, Metta World Peace, autore della gomitata che ha mandato in ospedale il povero James Harden, non è nuovo a situazioni violente. Nel 2004, quando ancora si chiamava Ron Artest e giocava ad Indiana, venne squalificato per 73 incontri dalla Nba dopo aver scatenato una rissa con i giocatori e i tifosi di Detroit.
La Nba ricorda poco orgogliosamente anche la mega scazzottata tra Knicks e Bulls del 1994, in gara-3 di semifinale di Conference. Fu l’apice di una rivalità mai sopita tra le due squadre, in cui furono coinvolti miti del calibro di Michael Jordan, Scottie Pippen e Patrick Ewing. Gente che solo due anni prima, fianco a fianco, aveva incantato il mondo a Barcellona con il Dream Team.
Pochi mesi fa invece la visita in Cina dell’Università di Georgetown, in tour assieme al vicepresidente Usa Joe Biden, si trasformò in un caso diplomatico dopo la rissa con alcuni giocatori di una rappresentativa locale. Tra pugni, calci e colpi proibiti, una gara tutt’altro che amichevole.

La risposta europea - Nel Vecchio Continente le botte sul parquet non sono certamente una rarità. Uno dei casi più eclatanti avvenne proprio in Italia, al termine di un match finito negli annali dello sport.
Gara-5 di finale scudetto 1989 tra Livorno e Milano. La squadra di casa segna il canestro decisivo a tempo scaduto, gli arbitri non annullano anche a causa dell’invasione di campo di migliaia di tifosi impazziti. Uno di questi colpisce con un calcio nel sedere un nervosissimo Roberto Premier, il quale si scaglia come una furia contro tutto e tutti. La guardia dell’Olimpia uscirà tra gli sputi, gli insulti e una valanga di non identificati oggetti, con il dito medio indirizzato ai livornesi e lo scudetto assegnato negli spogliatoi sotto la scorta della celere.
Molto più recenti gli altri due episodi. Il 1 agosto 2009 Italia e Canada si resero protagoniste di una vergognosa rissa in una gara amichevole a Conegliano. Tra lo stupore di bambini e famiglie, il centro di Caserta, Aaron Doonerkamp e Stefano Mancinelli si scambiarono cortesie non proprio oxfordiane tra gomitate, pugni e calci. E l’ingresso in campo di tutti i giocatori non servì certamente a stemperare gli animi.
Un anno più tardi volarono addirittura le sedie tra Grecia e Serbia, gara amichevole di preparazione al Mondiale. Nenad Krstic fu arrestato e processato per direttissima per aver colpito l’attuale centro dell’EA7 Milano Ioannis Bourousis, ferendolo alla testa. Gli arbitri sospesero il match e il ministro dello sport serbo Snezana Malovic volò d’urgenza ad Atene per rimediare allo scempio. Ma fu troppo tardi, visto che l’indegno spettacolo andò in mondovisione. Il basket, fortunatamente, è tutta un’altra cosa…

Guarda i video da Youtube

Artest vs Detroit

Bulls vs Knicks

Premier vs Livorno

Mancinelli vs Doonerkamp

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