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09 settembre 2012

Usa-Urss 1972: quei 3 secondi che durarono 3 minuti

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9 settembre 1972, Monaco: ecco la palla a due di Usa-Urss, una sfida leggendaria (Getty)

Esattamente 40 anni fa, il 9 settembre 1972, la nazionale statunitense del basket perse l'imbattibilità olimpica dopo 7 ori e 63 vittorie consecutive. A batterla furono i nemici sovietici: amarcord tra Guerra fredda, leggende e dietrologia

di Lorenzo Longhi

Tre secondi. Un attimo, un'eternità. Il 9 settembre 1972, a Monaco di Baviera, tre secondi durarono all'incirca tre minuti. Quei last three seconds, come li ricordano li americani, segnarono la fine di un'imbattibilità storica e rappresentarono uno dei casi più eclatanti di cosa significasse, nello sport, la Guerra fredda. La finale del torneo olimpico di basket si giocava fra Stati Uniti e Unione Sovietica, appena quattro giorni dopo l'atroce attentato terroristico ai danni degli atleti israeliani. Gli americani della pallacanestro, ai Giochi, erano imbattuti da sempre, e così arrivarono a quella finale: 7 medaglie d'oro consecutive a partire da Berlino 1936, 63 partite e 63 vittorie. Ma i sovietici, in Europa, dettavano legge.

Quel giorno, dopo essere stata in svantaggio per tutto l'incontro (e senza Jones, espulso, e Brewer, infortunatosi dopo una caduta), la squadra statunitense usufruisce di due liberi a una manciata di secondi dal termine. Doug Collins, gelido, fa l'1+1 e compie la rimonta a stelle e strisce: è 50-49. La sirena è tre secondi più in là. Quei tre secondi dureranno tre minuti, perché arbitri di campo e giudici di gara persero la testa. In mezzo: un time out chiamato irregolarmente dai sovietici, una rimessa ripetuta tre volte, l'esultanza degli americani - convinti della vittoria - dopo la prima ripetizione, l'intervento plateale in mezzo al campo di William Jones, presidente della Fiba, che chiese di ridare i tre secondi a Sergei Belov e compagni, quindi il canestro finale del sovietico Aleksandr Belov, nonostante una chiarissima infrazione di passi.

50-51, imbattibili battuti, polemiche a non finire, ricorsi. Gli americani che si rifiutano di ricevere la medaglia d'argento, boicottando il podio. Un podio monco, ma assai socialista: oro all'Unione Sovietica, bronzo a Cuba. Podgornyi e Fidel, e tanta propaganda sul caso. Come sulla vicenda umana Aleksandr Belov, l'eroe di quel canestro, che nel 1978 morì ad appena 26 anni per un tumore. In carcere, si dice, dove sarebbe finito per contrabbando di jeans americani. In realtà non andò esattamente così. Poco importa, in fondo: anche questo contribuisce alla leggenda.

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