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04 giugno 2013

Quei ragazzi in Gamba: 30 anni fa l'impresa dell'Italbasket

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Diaz Miguel e Sandro Gamba, coach di Spagna e Italia, si sfidano "a tavolino" prima della finale di Nantes del 1983

Nantes, 4 giugno 1983: superando in finale la Spagna, la Nazionale allenata da Sandro Gamba tocca la vetta più alta della propria storia vincendo un Europeo indimenticabile. Trent'anni dopo, Caglieris si tiene ancora stretto il pallone della finale

di Vanni Spinella

Quel pallone baciato e alzato al cielo da Caglieris, per tanti, è ancora oggi l’equivalente baskettaro dell’urlo di Tardelli. Era il 4 giugno 1983: sono passati esattamente trenta anni da quel bacio con cui il piccolo Charlie, sul parquet di Nantes, timbrava quella che è forse la più grande impresa mai realizzata dalla nostra Nazionale di pallacanestro, sicuramente quella che è rimasta più impressa in menti e cuori degli appassionati.
Era il basket dei pantaloncini cortissimi e delle esultanze braccia al cielo, della fortissima Unione Sovietica, unita appunto, e delle due Germanie, divise dal Muro. Era il basket che faceva concorrenza al calcio per popolarità e numero di tifosi e che a un anno di distanza rispondeva ai cuginetti pallonari gasati dalle magie di Pablito Rossi.

Il pallone mancante - Dalla Spagna del Mundial a quella che l’Italbasket affrontò nella finale di Nantes: la miglior difesa del torneo, la nostra, contro il miglior attacco, il loro.
Finì 105-96, con i “i campioni della difesa che fanno anche più di 100 punti, viva Dio”, come commenta un commosso Aldo Giordani nella storica telecronaca, gli spagnoli stesi dai nostri contropiede e Caglieris che si ritrova tra le mani il pallone quando il cronometro dice che è finita.
Che fine abbia fatto quel pallone, 30 anni dopo, lo sa meglio di tutti Sandro Gamba, tecnico di quella squadra infarcita di campioni, “incredibile combinazione di talenti che non si è più ripresentata e che difficilmente si ripresenterà”, dice lui. “Conservo gelosamente i palloni di tutte le finali che ho vinto. Mi manca solo quello dell’Europeo di Nantes. Riuscì a beccarlo Caglieris, con astuzia e fortuna: se lo ritrovò tra le mani a fine partita: dalle immagini televisive si vede anche che corre verso di me tenendoselo ben stretto… che beffa…”.

Una squadra con tre cervelli - Caglieris, ma non solo. Sono ben tre i playmaker convocati per quell’Europeo da Gamba (ci sono anche Brunamonti e Marzorati) in barba alla consuetudine che ne voleva due, facendo discutere l’Italia sportiva che si ritrovava nei bar. “Tre cervelli così non si sono più rivisti: io li ho avuti contemporaneamente, dal 1980 al 1985. Come dico sempre, avere in squadra un ottimo playmaker è il sogno di ogni allenatore; averne addirittura due, entrambi eccellenti, è fortuna sfacciata. Con tre, e di quel livello, io ho vinto alla lotteria”.
Tre geniacci in regia e una sfilza di fenomeni che a 30 anni di distanza sono rimasti nell’orbita del pallone a spicchi: da Meneghin, presidente uscente della Federazione, a Villalta, presidente della Virtus Bologna, da Sacchetti, allenatore di Sassari, a Costa, nuovo genaral manager di Pesaro.

Palpate e karatè - Per l’Italia, la finale è la settima partita in nove giorni e cade il giorno dopo il cinquantunesimo compleanno di Gamba, festeggiato la sera, con sobrietà, in un ristorante. Brindisi benaugurale e tutti a nanna.
“Il giorno dopo, nello spogliatoio, parlo alla squadra per 12 minuti - ricorda Gamba - Diciamo che la Spagna mi aveva già dato una mano, nel caricare i miei ragazzi. Il loro allenatore Diaz Miguel, parlando alla stampa, aveva criticato il nostro sistema difensivo, che riteneva intimidatorio. ‘Difesa karatè’, diceva”.
E quel “los italianos palpan” diventato celebre. “Ma quali palpate! Erano contatti regolari per sentire l’avversario. Oggi non si vedono più difese di squadra come la nostra. Fatto sta che il suo disco ripetuto fino alla noia ci caricò a mille”.
La panchina segna addirittura più punti del quintetto base, a conferma dell’impossibilità di tracciare una linea netta tra titolari e panchinari. Funziona così, nelle grandi squadre.


I minuti finali di Italia-Spagna con la telecronaca di Aldo Giordani:

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