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29 luglio 2014

Caro Hackett ti scrivo. Firmato: la Nazionale di basket

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I compagni di nazionale di Hackett hanno chiarito la loro posizione in un comunicato inoltrato alla Fip (Getty)

"Daniel non ha rispettato le regole e ha infranto quel codice che c'è tra compagni di squadra. Ci auguriamo che impari dai suoi errori". E' la posizione degli azzurri sul caso che ha portato alla squalifica del play di Milano

"Non vogliamo essere giudici di nessuno. Siamo in primo luogo persone e poi atleti professionisti". Queste le parole dei giocatori della Nazionale sul caso Hackett. "Dopo aver sentito diverse versioni dell'accaduto, abbiamo atteso l'epilogo della vicenda per raccontare, noi che lo sappiamo, come sono andati realmente i fatti. Tutto ciò solo ed esclusivamente per difendere e tutelare chi, ogni anno, decide di spendere con passione la propria estate al servizio della Maglia Azzurra. Venire in Nazionale significa rispettare certe regole; tra queste comunicare a tempo debito e attraverso lo staff medico del club, le proprie condizioni fisiche,  presentarsi al raduno della Nazionale e lasciare che lo staff medico Azzurro possa fare le proprie valutazioni. Daniel non lo ha fatto".

"Sarebbe stato sufficiente attendere un paio di giorni- spiegano i giocatori- e a quel punto sarebbe stato trattato come succede sempre ad ogni atleta convocato in Azzurro: se viene accertato che le condizioni fisiche non permettono di rimanere all'interno della Nazionale il giocatore viene autorizzato a tornare a casa". Oltre alle regole dell'Italia, Hackett "ha violato anche quelle regole non scritte tra giocatori. Tra compagni di squadra c'è un codice di rispetto che lui ha infranto".

Per questo gli Azzurri chiedono e "pretendono rispetto da parte di tutti come lo riconosciamo a tutti. Se non si parte da questo presupposto è difficile costruire percorsi virtuosi e durevoli nel tempo, ma solo tragitti impervi e poco chiari. Teniamo a sottolineare che in Nazionale nessuno è mai stato costretto a giocare contro la propria volontà. Mantenere sempre un comportamento corretto è il segnale del profondo rispetto che proviamo nei confronti della Maglia Azzurra, dei compagni e di tutti i professionisti che lavorano intorno alla Nazionale. Ci auguriamo che Daniel possa imparare dai propri errori e che in futuro non capitino più episodi analoghi che nuocerebbero alla coesione del gruppo. La stessa coesione che storicamente è sempre stata la pietra angolare dei successi Azzurri".

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