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12 agosto 2016

City-taca o Mou United? Le big inglesi ai raggi X

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Il derby di Manchester promette scintille: si rinnova la sfida tra Pep e Mou

Sabato parte la Premier League: Guardiola chiamato a portare il suo bel gioco al City, Mourinho e Conte devono vincere subito. L'analisi delle "spine dorsali" delle pretendenti al titolo

di Vanni Spinella

Serviranno testa e cuore, ma soprattutto una gran bella spina dorsale. È quella che ha permesso a “King” Ranieri di arrivare al traguardo col petto in fuori nella scorsa stagione, è quella che ha curato nel dettaglio chi cercherà di strappargli il trono d’Inghilterra nella Premier League al via questo weekend.

 

Special United - Mourinho l’aveva detto chiaramente al momento della firma con lo United: “Voglio 4 acquisti”. Uno alla volta, è riuscito a centrare tutti i suoi obiettivi (impresa non impossibile quando si dispone della carta di credito del Manchester United): un rinforzo per la difesa (Bailly), uno per il centrocampo (Pogba), un creativo per la trequarti (Mkhitaryan) e un terminale d’attacco (Ibrahimovic). Ecco tracciata la colonna vertebrale dello United targato Mourinho: fisico, come sono sempre state le sue squadre, con un tasso di qualità altissimo, costruito per vincere nell’immediato. Un Mou United a sua immagine e somiglianza.

 

Prove di City-taca - Il più bel regalo che la Premier ci ha fatto è stato piazzare dall’altra parte dello steccato il peggior vicino di casa che lo “Special” potesse immaginare. A voler essere pignoli è stato José a cercarsela, raccogliendo la sfida dopo che il nemico di sempre Pep Guardiola si era accasato al City con la sua filosofia all’estremo opposto. Costruire, la parola d’ordine: nel tempo (ecco il perché di acquisti come Stones, Sanè o Gabriel Jesus, tutti sotto i 22 anni) e in campo, cucendo gioco come fanno tutte le squadre dirette da Guardiola. Sarà “City-taca”? Le premesse ci sono tutte, visto che sulla carta la spina dorsale è Stones-Gundogan-Aguero, ma che attorno a loro danzeranno i piedi buoni di Silva, De Bruyne, Sterling… E non è tutto: perché nelle prime uscite si è già visto l’esperimento di Fernandinho arretrato sulla linea dei difensori (alla Mascherano, per intenderci), tipica soluzione guardioliana per avere l’uomo in grado di far ripartire immediatamente l’azione appena riconquistata palla in difesa.

 

Quanto conta Kanté - E le altre? L’Arsenal, come al solito, non ha regalato fuochi d’artificio e ci riproverà sull’asse Koscielny-Ramsey-Ozil-Giroud; idem il Tottenham (Vertonghen-Alli-Kane) che non aveva certo bisogno di rivoluzioni; ancora da completare, infine, l’asse portante del Chelsea. Con Conte non si può escludere l’idea di una difesa a 3 con il vecchio e inossidabile Terry come pilastro, l’ex polmone del Leicester Kanté a far da guardaspalle all’indolente Hazard (quante birre gli dovrà offrire a fine stagione?) e un grosso punto interrogativo in avanti.

 

Ranieri, telefono casa - I campioni in carica, infine. Il Leicester si muoverà lungo la direttrice Morgan-Drinkwater-Vardy, con Mendy chiamato a non far rimpiangere Kanté. Oppure, per farla più semplice, lungo l’asse Schmeichel-Vardy: palla lunga e contropiede. L’anno scorso ha funzionato: aspettando ET ci si può puntare qualche sterla.

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