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18 maggio 2010

Un Grosso dispiacere: a casa il simbolo del Mondiale 2006

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L'esultanza di Fabio Grosso al Mondiale vinto dagli azzurri in Germania

Quattro luglio 2006, quattordicesimo minuto del secondo tempo supplementare. A Dortmund, Italia-Germania è ancora bloccata sullo 0-0: Pirlo serve Grosso, che segna. E in finale si ripete dal dischetto. Parabola azzurra finita. GUARDA L'ALBUM DEI MONDIALI

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Stavolta il tiro mancino l'ha incassato lui: Fabio Grosso, l'uomo simbolo del mondiale 2006, a Sudafrica 2010 non ci sarà. Così ha deciso il ct Marcello Lippi, dando un segnale di discontinuità. "Non faccio un'Italia con i debiti di riconoscenza" ha spiegato. Ma la corsa ebbra di gioia del terzino goleador, dopo le reti alla Germania in semifinale e nel rigore conclusivo contro la Francia, resta l'immagine più vivida della quarta stella all'Italia. Grosso il Mondiale lo vivrà da spettatore. Qualcun'altro dovrà vestire i panni della classe operaia che sale nel paradiso (iridato).

Quattro luglio 2006, quattordicesimo minuto del secondo tempo supplementare. A Dortmund, Italia-Germania è ancora bloccata sullo 0-0. Andrea Pirlo vede l'inserimento in area di Grosso e lo serve. Il suo sinistro a girare, indirizzato sul palo più lontano, è degno di un numero 10. Lehmann è battuto. Le forze sono agli sgoccioli, ma il gol le rigenera e parte la galoppata folle del difensore romano. Sembra di rivedere l'esultanza di Tardelli, dopo un'altra rete ai tedeschi, al Mundial dell'82.

In finale, cinque giorni dopo contro la Francia, Grosso lascerà di nuovo il segno. Suo il rigore decisivo, quello del 6-4. Solo davanti al dischetto, per il tiro che vale l'intera posta, non trema Fabio. La rincorsa, ancora un sinistro, stavolta forte e centrale, mentre Barthez vola inutilmente. Un mondiale in crescendo, quello di Grosso nel 2006. Dopo l'esordio con il Ghana, solo una panchina (nella seconda partita, contro gli Stati Uniti), poi stabilmente tra gli 11 titolati, con prove sempre più convincenti contro Repubblica ceca, Australia ed Ucraina. Fino al gol capolavoro che spegne i sogni dei padroni di casa tedeschi.

L'estate 2006, oltre al titolo mondiale, porta il passaggio dal Palermo all'Inter. Dove però non trova la continuità delle tre stagioni in Sicilia (precedute dalle prime esperienze tra Chieti, Teramo e Perugia), colpa di qualche infortunio di troppo. Fa comunque in tempo a vincere la Supercoppa italiana (ad agosto) e il suo primo scudetto. Anche i due anni al Lione sono ricchi di soddisfazioni, con un titolo di Francia. L'anno scorso il ritorno in Italia, alla Juventus. Stagione amara. Purtroppo per lui proprio prima del Mondiale.

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