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15 giugno 2010

Aldair: "Il Brasile? Come a Usa '94. E Kakà è l'uomo chiave"

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Nascimento Dos Santos Aldair è nato a Ilhéus il 30 novembre 2005. E' stato campione del mondo a Usa '94, nel Brasile di Parreira capitanato da Dunga (foto Ap)

L'INTERVISTA. Questa sera la Seleçao debutta contro la Corea del Nord e l'ex romanista ci spiega le scelte di Dunga: "C'è scetticismo e l'atmosfera è simile a quella del Mondiale americano. Io ho fiducia. Ma stavolta non ci sono né Romario né Bebeto"

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di Lorenzo Longhi

La nazionale più criticata in patria è pronta all’esordio. Non è l’Italia di Lippi, ma il Brasile di Carlos Dunga che, questa sera a Johannesburg, debutterà contro la Corea del Nord nella prima giornata del girone G. Una Seleçao poco brasileira con un ct che si sente accerchiato (“Qui ci sono 300 giornalisti brasiliani che sperano che non vinciamo per poter dire che avevano ragione”, le sue parole), eppure i verdeoro sono comunque tra i favoriti del Mondiale. Un po’ come nel 1994, ed è proprio per questo che tocca a Nascimento Dos Santos Aldair, che assieme a Dunga - che era capitano - trionfò nel Mondiale statunitense, accompagnare SKY.it in questo viaggio di avvicinamento al debutto sudafricano della nazionale più vincente del pianeta: “Sono stato in Brasile meno di un mese fa e posso confermare che lo scetticismo è grande - conferma l’ex “Pluto” giallorosso - ma attenzione: basterà una vittoria per cancellare tutte le critiche. Alla fine, vincerà comunque il tifo per la Seleçao”.

Aldair, perché questo Brasile non piace ai brasiliani?

“Perché non ha un gioco spettacolare e questo giornalisti e tifosi a Dunga non lo perdonano. Poi alcune esclusioni eccellenti hanno suscitato diverse critiche: non c’è molta fiducia”.

Sembra l’atmosfera che accompagnava il Brasile di Parreira nel 1994.

“In effetti ci sono diverse situazioni comuni: sono due nazionali che si assomigliano”.

In cosa?
“Sicuramente sono simili sotto l’aspetto tattico, molto anche sotto quello tecnico. Però il Brasile di Parreira era più forte davanti: attaccanti come Romario e Bebeto nella Seleçao di oggi non ci sono”.

Dunga ha snobbato Ronaldinho…

“Un peccato, perché viene da una buona stagione nel Milan, ha esperienza internazionale e in forma avrebbe fatto comodo”.

In Brasile volevano anche Adriano.
“Se non è andato al Mondiale, è solo per questioni comportamentali, credo Dunga non lo abbia portato per questo, ma i giornalisti di Rio lo avrebbero voluto vedere in Sudafrica. Potenzialmente è ancora un giocatore di livello mondiale”.

E Neymar?
“Qui ha ragione a Dunga: è un grandissimo talento, ma non ha esperienza nella Seleçao. Verrà il suo momento, ma per questo Mondiale c’era una strada da seguire e Dunga l’ha percorsa coerentemente”.

C’è un Aldair nel Brasile attuale?
“Juan non è molto diverso da com’ero io, come caratteristiche, poi è pure della Roma. Piuttosto, non c’è un centrocampista che assomigli a Dunga: Gilberto Silva e Felipe Melo hanno un modo di giocare piuttosto diverso dal suo”.

Stasera l’esordio contro la Corea del Nord. Pronostico scontato?
“Sulla carta sì, ma nella prima partita , soprattutto dopo una vigilia come questa, ci potrebbe essere un po’ di tensione. Il Brasile è più forte e deve vincere, ma potrebbe non essere una passeggiata: Dunga dovrà essere bravo a tenere i ragazzi concentrati, ma senza caricarli di pressione”.

Più in generale, è un Brasile che può vincere il Mondiale?
“Per dirlo aspetto di vedere giocare tutte le nazionali, ma io sono convinto che possa arrivare molto lontano. Dipenderà anche dalla forma di un giocatore chiave”.

Kakà?
“Sì, Kakà. Viene da una stagione non proprio da ricordare, bisogna capire in che condizioni è arrivato al Mondiale. Se sta bene, farà la differenza”.

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