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20 giugno 2010

Mandela ai Bafana: fate una magia contro la Francia!

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Nelson Mandela con i Bafana Bafana prima dell'inizio dei Mondiali

Ma la squadra sarebbe divisa tra clan, come quello dei calciatori originari del KwaZulu-Natal (Sibaya, Nomvethe, Sangweni e Khuboni), che rimproverano al tecnico di non aver mai concesso loro un'autentica chance. GUARDA L'ALBUM MONDIALE

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"Madiba: fate una magia!". L'appello di Nelson Mandela, fatto tramite la fondazione che porta il suo nome, alla nazionale sudafricana affinché dia tutto contro la Francia e conquisti una clamorosa qualificazione, è il titolo che campeggia a nove colonne sulla prima pagina del quotidiano Sunday Times.

Mandela, "per unire ancora una volta la nostra nazione", ha affidato al portavoce della fondazione Achmat Dangor un messaggio per dire che "il paese deve colorarsi di giallo e verde", ovvero i colori dei Bafana Bafana, e che in ogni caso "vuole augurare buona fortuna per la partita contro la Francia. Vi assicureremo tutto il nostro supporto e la nostra passione". Il portavoce ha poi sottolineato che "il fatto che Mandela, nonostante l'età e gli impegni abbia voluto incontrare personalmente la squadra (prima dell'inizio del Mondiale, ndr) dimostra tutto il suo attaccamento alla nazionale".

Anche l'attuale Presidente del Sudafrica Jacob Zuma, grande appassionato di calcio, ha invitato il suo popolo "a continuare ad incitare i nostri ragazzi e ad assicurare al torneo che stiamo ospitando l'entusiasmo che c'è stato finora. Il successo di questa Coppa del Mondo è il nostro successo, come nazione e come continente abbiamo già vinto. Continuiamo a goderci il Mondiale con lo stesso spirito di prima, e lasciamo che le vuvuzelas suonino ancora perché ci stiamo godendo il grande calcio internazionale".

Ma nonostante gli appelli dei Leaders, la situazione in seno alla nazionale sudafricana sembra essere precipitata, con critiche dei giocatori al ct Carlos Alberto Parreira, e spaccature fra i calciatori stessi, divisi in clan. Così il Sunday Times scrive che "le possibilità che il Sudafrica passi alla seconda fase sono al minimo, come quella che Zuma non si prenda un'altra moglie". Un giocatore di spicco del Sudafrica, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha confidato allo stesso giornale che "non avevamo un piano tattico per la sfida contro l'Uruguay, era lo stesso usato con il Messico, ovvero il modulo con Mphela unica punta. L'Uruguay invece di attaccanti ne aveva tre, perché, a differenza di noi, voleva segnare dei gol. Eppure tutti sanno che Mphela si trova a mal partito senza un partner d'attacco". Come dire che soltanto Parreira non lo aveva capito.

La squadra sarebbe divisa tra clan, come quello dei calciatori originari del KwaZulu-Natal (Sibaya, Nomvethe, Sangweni e Khuboni), che rimproverano al tecnico di non aver mai concesso loro un'autentica chance, e le cosiddette stelle di Johannesburg, ovvero Modise, Letsholonyane, Tshabalala e Moriri. I due gruppi fra loro ora nemmeno si parlano. Sibaya è comunque sicuro che "battere la Francia e qualificarsi sarà come scalare l'Everest. Faremo il possibile, ma avremmo avuto bisogno di giocatori di maggiore carattere".

Per Matthew Booth, centrale difensivo di riserva ed unico bianco della squadra, il problema è che "a questa squadra manca qualità: se ne avessimo avuta avremmo dovuto tirarla fuori contro l'Uruguay, ma la realtà è che proprio ci manca. La nostra prova contro il Messico era stata pura adrenalina. Ora dovremmo battere la Francia con uno scarto di molti gol, e sperare che Uruguay e Messico non pareggino: è brutto dipendere dagli altri, ed io la vedo dura". Però Mandela chiede una magia, e la nazione arcobaleno, più che nei Bafana Bafana, spera che il carisma del suo anziano leader produca un altro miracolo.

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