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28 giugno 2010

Schnellinger: "Capello, il risultato dice sempre il giusto"

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Il gol-fantasma del'inglese Hurst contro la Germania a Wembley nel '66

L'INTERVISTA. A 44 anni di distanza dal gol fantasma che a Wembley condannò la Germania, un monumento del calcio internazionale giudica l'Inghilterra, il suo ct, gli arbitri Mondiali. E guarda al match dei quarti contro l'Argentina... IL VIDEO E LE FOTO

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di PAOLO PAGANI

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Karl Heinz Schnellinger, un giovanissimo di 71 anni, quattro Coppe del Mondo consecutive giocate (da Svezia ’58 a Mexico ’70), un monumento della difesa tedesca. E del Milan, naturalmente (nove stagioni, a partire dal 1965, vincendo uno scudetto, tre Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale e due Coppe delle Coppe). Parla volentieri da un luogo misterioso dalle parti di Acqui Terme, dove sta in vacanza.

Bisogna ricordarlo? A Mexico ’70, semifinale, la Germania Ovest affronta l'Italia allo stadio Azteca in quella che è stata poi definita, da troppi, la Partita del Secolo. All'ultimo minuto, quando l'Italia conduce grazie a un gol di Roberto Boninsegna, è lui, è Schnellinger a pareggiare i conti con una spaccata memorabile. Rendendo così possibile la mezz'ora più bella della storia del calcio: i tempi supplementari. Lì, in quella bolla d'emozione compressa, si susseguirono 5 gol. Fino al celeberrimo 4-3 della catarsi finale a favore degli azzurri. Eccolo qua, adesso, che dice la sua sulla Germania e sull’Inghilterra e su Fabio Capello. Anche perché (altro storico episodio), quel fatidico giorno del ’66 nella finale di Wembley passata alla storia per la vittoria finale inglese con un gol fantasma, lui c’era. In campo. L'inglese Hurst, da dentro l’area di rigore, fa partire un gran tiro che si stampa sulla traversa e ricade sulla linea di porta. L’arbitro, coadiuvato dall’intervento  del guardalinee, assegna il gol. Partita segnata, Germania battuta. Hurst realizza anche il 4-2 al 120’, siglando una tripletta personale.



C'è dunque qualcuno di più indicato per giudicare, 44 anni dopo, il gol fantasma che ha cacciato Capello dai Mondiali, consentendo ai media di tutto il mondo di parlare di triplo flop italiano in Sudafrica (Lippi, Capello, arbitro Rosetti contro l'Argentina)? No che non c'è. Sembra una nemesi storica, una vendetta postuma e freddissima.

"Quarant'anni dopo danno tutti per scontato, oramai e finalmente, che il gol di Hurst non c'era proprio. Ieri è successo a noi tedeschi. Mi faccia dire allora, senza problemi, che stavolta è più grave: lo vedeva anche un cieco che il gol di Lampard era dentro di un metro...".

Brutto vedersi cancellato un gol così, no?
"Altro che se è brutto. E' stato brutto anche prendere un gol come quello del '66, gliel'assicuro... Forse, allora, l'arbitro era ubriaco, chissà. Ma Capello ha tutte le ragioni di arrabbiarsi. Può darsi che, sul 2-2 tra Germania e Inghilterra la partita cambiava. Capello ha ragione da vendere perché viene da commentare: ma quanti cavolo di arbitri ci vorranno mai per vedere e decidere il giusto? Cinque, dieci?".

Beh, poi lei di Capello sarà anche amico personale... Anni nel Milan lei, anni nel Milan lui
"Ci conosciamo. Proprio amici non direi".

La vendetta (tedesca) un piatto che si gusta freddo. Anzi: gelato, 44 anni dopo...

"Ma no, ma che vendetta. Cose che succedono nel calcio. Oggi a me, domani a te. Certo: io da tedesco ho provato una grande gioia per la vittoria della mia Germania. Posso aggiungere una morale spicciola?".

Schnellinger può tutto
"Il risultato dice sempre cose giuste. L'ho imparato in 40 anni di calcio".

Ma secondo lei Capello ora deve dimettersi?

"Per abitudine non ficco mai il naso negli affari altrui. Ma un contratto è un contratto. Va rispettato da entrambe le parti. Perché andare via? In fondo, il calcio è un gioco, non è mica la fine del mondo perdere una partita".

Due parole sulla sua Germania. Sta stupendo tutti.

"Anche me. Mi sembrava, prima del Mondiale, una squadra non all'altezza. Ma ricordatevi: sempre la Germania ha mostrato di avere grandi collettivi. E' così anche stavolta".

I famosi panzer tritatutto: non si sa perché, ma la Germania va avanti solo perché è la Germania

"Ma va là. Tutte palle. Luoghi comuni. Vale anche oggi la stessa regola di sempre. Tutti per uno, uno per tutti. Questo è il modello tedesco di fare le cose. Semplice. E poi, guardi, io me intendo: nei Mondiali l'importante è prendere il ritmo. Più si va avanti, più ci si rende conto di essere all'altezza".

Adesso l'Argentina. Fa paura.

"Dalle mie parti si dice: chi fa paura non sempre è il più cattivo".

Sì, vabbè. Ma è favorita o no l'Argentina secondo lei?
"E' favorita, certo.  Spero solo che la partita non diventi cattiva, fallosa. Sulla carta i favoriti sono loro. Sulla carta...".

La Nuova Germania deve ringraziare gli Oriundi, sangue fresco e giovane?
"Dire oriundo non vuol dire straniero.  Chi gioca nella Germania non è uno straniero. E' giusto facciano parte del popolo tedesco. A tutti gli effetti".

E a Capello, tanto per concludere, cosa mandiamo a dire?

"E' un gran lavoratore.  Ora deve guardare il suo conto in banca, sorridere, stare sereno. E non pensare più alla Germania. Arrivederci".

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