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03 giugno 2014

I bocciati della Nazionale: quando i ct dividono l'Italia

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Roberto Baggio, Gianluca Vialli e Francesco Totti: alcuni dei campioni che hanno subito l'esclusione dalla Nazionale (GETTY)

Giuseppe Rossi è solo l'ultimo degli esclusi eccellenti che hanno provocato più di una protesta. Corso, Totti, Baggio: spesso le estromissioni dei campioni sono coincise con disfatte. Non nel '82, quando Bearzot rinunciò a Pruzzo... LO SPECIALE MONDIALI

di Luigi Caputo

I più critici verso la scelta di Cesare Prandelli di escludere Giuseppe Rossi dal Mondiale potrebbero rifarsi al caso di Luis Suarez. Nonostante sia stato operato solo 10 giorni fa al menisco, il commissario tecnico dell'Uruguay Oscar Tabarez non ha voluto rinunciare al capocannoniere di tutti i tempi della sua Nazionale. In realtà Prandelli ha meditato a lungo prima di prendere questa decisione, che ha diviso i tifosi italiani e provocato la reazione stizzita dell'attaccante della Fiorentina. Quasi tutti i tecnici della Nazionale si sono ritrovati di fronte a scelte che hanno spaccato l'opinione pubblica. E molto spesso le esclusioni hanno condizionato l'esito delle spedizioni azzurre.

Sacchi e Trapattoni contro Baggio - Dopo quel maledetto rigore di Usa '94 (a quel Mondiale non partecipò Gianluca Vialli perché ritenuto non idoneo agli schemi tattici) il rapporto tra Arrigo Sacchi e Roberto Baggio si incrinò.  Il Divin Codino fu accusato di aver mentito sulle sue condizioni fisiche pur di giocare la finale contro il Brasile. Durante le qualificazioni per l'Europeo del 1996 lo scontro raggiunse l'apice: Baggio chiese le dimissioni di Sacchi dopo una partita persa contro la Croazia. Il tecnico decise di escluderlo dalla lista dei convocati ritenendolo fuori forma e preferendogli Enrico Chiesa. Risultato: in Inghilterra l'Italia non superò il girone.




Otto anni dopo, proprio l'allenatore che aveva invocato al posto di Sacchi compì la stessa scelta. Giovanni Trapattoni non cedette alle pressioni dell'opinione pubblica e decise di non portare Baggio ai Mondiali del 2002. A 35 anni, il Divin Codino si era ripreso a tempi di record dalla rottura del legamento e aveva portato il Brescia alla salvezza. La sollevazione popolare in favore di Baggio non convinse il Trap, che fu irremovibile,  sulle sue condizioni fisiche. L'Italia si arrese alla Corea del Sud agli ottavi, vittima del golden gol di Ahn e dell'arbitraggio di Byron Moreno.



Corso e "l'ombrello" al ct Ferrati - Mario Corso, detto "Sinistro di Dio" era una delle stelle dell'Inter negli anni '60. Aveva anche un carattere irriverente, fattore che lo portò subito ai ferri corti con il ct dell'epoca Giovanni Ferrari. Era talmente aspro il confronto tra i due, che il centrocampista inventore della punizione a "foglia morta" gli fece il gesto dell'ombrello dopo un gol alla Cecoslovacchia nel premondiale del 1962. Ferrari lo lasciò a casa e l'Italia non superò la fase a gironi.




Totti fuori da Euro '98 - Nel 1998 Francesco Totti era uno dei giovani più promettenti del calcio italiano. Cesare Maldini però decise di non includerlo nella lista per i Mondiali del '98 perché poco si fidava del suo carattere. Al suo posto preferì un Del Piero in non perfette condizioni e Enrico Chiesa. L'Italia si fermò ai quarti, battuta ai rigori dalla Francia.




Cassano e Balotelli fuori nel 2010 - Con un Mondiale vinto quattro anni prima, Marcello Lippi preferì puntare sui senatori e non dare il via a un nuovo ciclo. Antonio Cassano e Mario Balotelli (quest'ultimo appena esploso all'Inter) furono lasciati a casa. Il risultato fu il disastro dell'Italia in Sud Africa, che non superò la fase a gironi.



Ma la storia delle scelte difficili è stata anche a lieto fine. Nel 1933 Vittorio Pozzo escluse Fulvio Bernardini, che all'epoca era il migliore centrocampista italiano, perché ritenuto un giocatore troppo tecnico. Alla fine l'allenatore potè dire di aver avuto ragione, dato che l'Italia conquistò il titolo mondiale. Nel 1982 Enzo Bearzot provocò una sollevazione popolare alla vigilia del Mondiale di Spagna quando decise di non convocare Roberto Pruzzo (capocannoniere del campionato) e Evaristo Beccalossi (stella dell'Inter). Andò bene alla Nazionale che trovò un Paolo Rossi in stato di grazia, dato che Franco Selvaggi, il sostituto di Pruzzo, rimase un'anonima comparsa della spedizione azzurra.

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