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16 giugno 2014

Tattica che vince si cambia. Al Mondiale funziona così

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Scolari e i suoi... "scolari". Felipao guidò il Brasile alla vittoria del Mondiale nel 2002. In quell'occasione si affidò al 3-4-1-2; adesso ci riprova con il 4-2-3-1 (Foto Getty)

Negli ultimi 20 anni hanno trionfato 5 sistemi di gioco differenti. Un Brasile "sacchiano" e uno con l'inedita difesa a 3, la Francia del doppio trequartista, l'equilibrata Italia di Lippi e la Spagna del tiqui-taca. E adesso a chi tocca?

di Vanni Spinella

Dovesse rivincere la Spagna, sarebbe comunque qualcosa di diverso. Questa Spagna, quella del “vero nueve” Diego Costa, almeno tatticamente è una novità e rappresenta il tentativo di rompere con il 4-3-3 tiqui-tacato che trionfò 4 anni fa. Dovesse vincere il Brasile, o l’Argentina, o anche Germania o Francia, avremmo la conferma del fatto che il modulo tanto in voga adesso (4-2-3-1) è veramente il più efficace se disponi di tanti elementi di classe con cui affollare la trequarti. Dovesse vincere l’Italia… beh, ci dovremmo levare il cappello dinanzi all’intuizione di Prandelli, ideatore dell'innovativo 4-1-3-1-1 con il doppio regista. In tutti i casi, comunque, vincerebbe un sistema di gioco con cui nessuno ha mai alzato la Coppa prima d’ora.

La nostra rassegna inizia dal Mondiale di 20 anni fa. Prima del 1994, e di Sacchi più in generale, era normale presentarsi ai Mondiali con una robusta difesa a 5 in cui spiccava il libero. Vinse così l’Italia dell’82, fece altrettanto l’Argentina di Diego nell’86, idem la Germania a Italia ‘90. Prendiamo dunque il 1994 come spartiacque.

1994, BRASILE: 4-4-2
Vince il Brasile, ai rigori, dopo 120’ in cui il suo 4-4-2 si è scornato con quello sacchiano senza che se ne cavasse un gol. In realtà, Zinho e Mazinho giocano sì larghi, ma qualche metro avanti ai due interditori Dunga e Mauro Silva. Semplicemente sostituendoli con due dai piedi più raffinati (due trequartisti come Kakà e Ronaldinho) si arriverà al 4-2-2-2 del Brasile del 2006.




1998, FRANCIA: 4-3-2-1

Chissà se lo chiamano “arbre de Noel”: comunque sia, quello che trionfa con la Francia del 1998 è il più classico degli “alberi di Natale”. Quattro difensori in linea, 3 centrocampisti, 2 registi, una punta. Che poi l’attaccante in questione (il titolare era Guivarc'h) in quel Mondiale non segni lo straccio di una rete è un particolare secondario, se alle sue spalle duettano Zidane e Djorkaeff.




2002, BRASILE: 3-4-1-2

Siamo sicuri che sia il Brasile? Nel 2002 Scolari opta per un’inedita difesa a 3, e i risultati gli danno ragione: 4 gol subiti in tutto il torneo, appena 1 dagli ottavi in poi (l’inglese Owen ai quarti). Centrocampo a 4 con Cafu e Roberto Carlos sulle fasce, praticamente il meglio che si possa desiderare. Davanti, Ronaldinho ispira Ronaldo e Rivaldo. Aveva ragione Scolari: non c’era altro modo di schierarli, tanti campioni tutti insieme.




2006, ITALIA: 4-4-1-1

La solita solida Italia: il 2006 è l’anno di “Kannavaro” e di Buffon battuto solo da un’autorete di Zaccardo e da un rigore di Zidane. L’equilibrio è la vera forza degli Azzurri. Zambrotta e Grosso sono terzini, ma non hanno dimenticato i tempi in cui giocavano da metà campo in su: difendono senza rinunciare ad attaccare (e a segnare). Camoranesi e Perrotta sulle fasce sono i classici esterni che sanno anche ripiegare e dare una mano in fase difensiva. Pirlo e Gattuso in mezzo si integrano a meraviglia: fosforo e ossigeno, cervello e cuore, compasso e clava. Totti dietro Toni completa il 4-4-1-1.




2010, SPAGNA: 4-3-3

Ed eccoci al trionfo del palleggio prolungato, dell’attaccante che c’è e non c’è, del tiqui-taca, per farla breve. Il super-Barcellona viene trasferito in Nazionale: Piqué-Puyol centrali di difesa che si intendono con uno sguardo (gol subiti dalla Spagna in tutto il Mondiale: 2. Zero dagli ottavi in poi), Busquets e Xavi a centrocampo, Pedro e Iniesta ad allargare la manovra in attacco.

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