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16 giugno 2014

Tra tatuaggi e spending review, l'Iran all'esordio mondiale

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Per i giocatori della Nazionale iraniana sarà vietato scambiarsi le maglie dopo le partite di Brasile 2014 (Getty)

La nazionale guidata da Carlos Queiroz è approdata in Brasile accompagnata dal (solito) mix di diffidenza e curiosità. E la squadra asiatica racconta storie particolari in campo e fuori

di Roberto Brambilla

Non è una squadra normale. Non per la qualità dei suoi giocatori, ma per il paese che rappresenta. La nazionale iraniana che è arrivata a Brasile 2014 è forse la più “particolare” delle quattro che hanno partecipato a un Mondiale (la prima volta nel 1978). Tra giocatori venuti da molto lontano e divieti, la Coppa del Mondo vista dalla Persia.

Dagli Usa alla terra degli Ayatollah – Nella squadra guidata dal portoghese Carlos Queiroz ci sono anche un po' di Stati Uniti, il nemico storico dell'Iran. Oltre all'allenatore dei portieri Dan Gaspar, nativo del Connecticut, il terzino titolare dovrebbe essere Steven “Mahrdad” Beitashour, classe 1987. Che è nato a San Josè in California da genitori iraniani (papà cristiano e mamma musulmana) emigrati negli States negli Anni Sessanta e che per vestire la maglia verde dell'Iran ha rinunciato proprio a quella USA.

Dejagah, il “tedesco” tatuato – Nella rosa dei 23 scelti per il Mondiale spazio è stato lasciato agli iraniani “di ritorno”. Come l'"olandese" Reza "Gucci" Ghoochannejhad o come il 28enne attaccante del Fulham, nato a Teheran ma cresciuto in Germania. Con i “bianchi” è stato anche campione europeo Under 21 2009 insieme a Neuer, Hummels, Özil e Khedira e nella Repubblica Federale si è riempito il corpo di tatuaggi (tra cui i nomi delle sue due città a cui è più legato, Berlino e Teheran) . Che in Iran sono banditi e che lui in patria nasconde utilizzando divise a maniche lunghe.

Andranik Teymourian, un cristiano al comando – Tra i pilastri della squadra c'è il centrocampista 31enne, ex Fulham e Bolton. Il vicecapitano c'era già a Germania 2006 e il 18 maggio 2014 è diventato il primo non musulmano (è cristiano armeno) a indossare la fascia di capitano del Team Melli, un compito che in Brasile dovrebbe toccare all'altro veterano Javad Nekounam.

Spending review in farsi – Le difficoltà economiche che colpiscono l'Iran hanno toccato anche la nazionale di Queiroz. Che ha dovuto annullare un periodo di preparazione in Portogallo per mancanza di fondi e che ha costretto la Federcalcio iraniana a vietare ai giocatori di non scambiare le proprie maglie con gli avversari a fine partita per poterle utilizzare nei match successivi. Oltre ai calzettoni forniti dallo sponsor tecnico che si sarebbero ristretti al primo lavaggio...

In Brasile, ma sotto controllo – I giocatori dell'Iran, secondo quanto hanno riportato alcuni media non sono "soli" in Brasile. Con loro un funzionario del Ministero della Cultura che vigila sul rispetto della legge islamica da parte dei cittadini iraniani che fanno parte della delegazione.

Partite tutti insieme? No grazie– A Teheran e nella Repubblica islamica, come in Nigeria (ma per ragioni di ordine pubblico) non si potranno vedere i match del Mondiale in pubblico. No alle partite trasmesse al cinema in piazza e nei bar, per evitare che donne e uomini guardino le partite di Brasile 2014 insieme, trasgredendo così alle leggi del Paese che tra le altri vietano alle donne di andare allo stadio per assistere alle partite maschili.

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