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19 giugno 2014

Lascia il Re e la Regina perde, due svolte già annunciate

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L'eliminazione della Roja ha preceduto la fine di un'altra epoca: Juan Carlos lascia il regno al figlio Felipe. Addio al tiki taka? Non è detto. Il Re sceglie il suo successore, la Regina del calcio dovrà aspettare per vedere chi indosserà la corona

Non c’è stato bisogno di una legge per abdicare: la Spagna non è più regina mondiale del calcio per manifesta inferiorità. Il verdetto più duro, quello più irrispettoso verso una squadra, una nazione che ha vinto tutto il possibile. E anche di più. Quasi un segno del destino: la sconfitta che elimina la Spagna dal mondiale e chiude un ciclo irripetibile avviene nel giorno in cui Juan Carlos rinuncia al proprio trono. Due decisioni annunciate. Il Re lo aveva comunicato attraverso un messaggio alla nazione, la Nazionale lo ha fatto anch’essa in tv nella partita che ha inaugurato il suo primo mondiale giocato da campione. Contro l’Olanda non fu una sconfitta, fu una disfatta, la papera di Casillas l’immagine che fermò l’inizio della fine.

Contro il Cile la certificazione della chiusura. Piqué e Xavi fuori sono i segni della resa, ma oggi fa più notizia la sconfitta dei campioni che il posto negli ottavi già conquistato da cileni e olandesi, nel girone che pareva riservasse alla Spagna un primo posto neppure quotato. Non c’è contraddizione tra la fine triste della favola e la finale tutta madrilena tra Real e Atletico. A Lisbona vinsero soprattutto Cristiano Ronaldo e Bale, Ancelotti e Modric, Di Maria e Benzema. E pure dall’altra parte, da Simeone a Courtois, da Godin a Tiago di spagnolo non c’era molto. Neppure in Diego Costa, il brasiliano che ha scelto il passaporto spagnolo nel momento meno opportuno. Ha colto l’attimo. Del declino.

Che cosa resta di un’epoca? Finirà il tiki taka? Forse non è questione di numeri e di tattiche, l’Italia punta su un centrocampo chiaramente ispirato a quel modello che ci conquistò tutti, tra i trionfi del mondiale sudafricano, gioiello stretto tra due campionati europei e lo spettacolo del Barcellona di Guardiola. Noi italiani, forse, ora abbiamo gli uomini giusti, trovati (e ritrovati) nel momento giusto. Loro, i campioni, lasciano, abdicano. E, a differenza del loro re, non possono neppure nominare il proprio successore.

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