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30 giugno 2014

L'Italia volta pagina: la rivoluzione non può aspettare

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Tutto pronto per il dopo Prandelli: a Roma appuntamento con il consiglio federale, per ratificare le dimissioni di Abete e dell'ormai ex Ct. Dopo l'eliminazione al primo turno in Brasile , il calcio italiano cerca una nuova strada per ripartire

di Massimo Corcione

L'Europeo del 2016, il Mondiale del 2018. Il futuro prossimo e remoto dell'Italia ripartono da Roma o si fermeranno quasi per sempre. In Brasile gli altri continuano a giocarsi la Coppa del Mondo, noi da giorni siamo spettatori mesti e pieni di rimorsi. Sorprende chi, in maniera ineffabile, sostiene che tutto proseguirà secondo il copione che le norme organizzative impongono. Come se nulla fosse accaduto. Come se l'eliminazione al primo turno, la seconda in quattro anni, fosse un epilogo prevedibile. Come se essere finiti fuori insieme a Spagna, Inghilterra e Russia fosse un'attenuante, una giustificazione legata all'imprevidibilità del gioco.

Dobbiamo ripartire proprio da zero, non solo da un nuovo Ct, che sarà pure una scelta importante da fare in tempi brevissimi, ma che a poco servirà se non incastonata in una rifondazione del sistema, in una rivoluzione dei settori giovanili che non producono più campioni, ma ospitano stranieri in cerca della terra promessa. Se ne renderanno conto, i reggenti del calcio italiano? Oggi sapremo. Ma i segnali non sono incoraggianti. Di tempo ce n’è poco. Quant’è lontano il 2006 del trionfo a Berlino...Allora, eravamo nel mezzo di una tempesta. La vittoria coprì tutto. Una disfatta, oggi, può salvarci.

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