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04 luglio 2014

Francia-Germania, due rivali in cerca di un colpo di Reno

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Il portiere tedesco Harald Schumacher ai piedi di Michel Platini il 25 giugno 1986 a Guadalaraja, Mondiali messicani (Getty)

Un fiume è il confine naturale tra due nazioni conficcate nel cuore dell’Europa geografica, economica, politica e non solo calcistica. Il Quarto che si gioca a Rio riassume in 90' la lunga storia di un confronto a tutto campo. Anche se molto è cambiato...

di Paolo Pagani

Se i popoli vivono come giocano al calcio, o giocano a calcio come vivono, Francia-Germania simboleggia con la forza di un’icona la verità del teorema. Un classico europeo, nell’esistenza reale e in quella sua metafora senza parti noiose che è il rincorrere un pallone. Per diporto e per gonfiare una rete. Segnando quel punto che nel nostro  immaginario vale molto più per l’orgoglio che dell’equivalente misurato in Pil. Dunque, un quarto (di finale) di nobiltà diverso da tutti gli altri. Che stasera, venerdì 4 luglio, dà il via alla smilza serie dei match che contano nella rincorsa che dal salotto buono del G8 mondiale condurrà al primato planetario.



Quanta acqua è passata sotto ai ponti del Reno, confine naturale tra due nazioni conficcate nel cuore dell’Europa geografica, economica, politica e calcistica. Quant’è cambiata la composizione etnica delle rose, per esempio. Simbolo culturale possente di una trasformazione che la vita ogni giorno ci rovescia nelle case e in ufficio. Turchi in  una ex bionda Nazionale tedesca (Ozil) fanno ormai, per fortuna, meno notizia di un nero del Mali come Tigana che,  erano gli incipriati e vacui anni ’80, rappresentava folklore coloniale nelle file francesi. Agli ordini indiscutibili dell'infallibile Re Bianco Platini. Un oriundo polacco come Klose, i cui genitori Josef e Barbara nascevano quando la  Polonia aveva appena smesso d’essere preda delle armate hitleriane, può offrire ai colori e all’onore tedeschi il record di gol mondiali. Proverà a oscurarne il talento, sul fronte avverso della battaglia sportiva, un giovanotto con cresta platinata, ma originario della Guinea, come Paul Pogba. Fieramente francese, di nascita e di diritto.

Molti e ovviamente conosciuti i precedenti  bellici sanguinosi nelle relazioni storiche tra due nazioni da sempre rivali in tutto. Tutto è cambiato, dalle guerre franco-prussiane agli stermini più recenti di un abominevole Novecento, fino  all’alleanza virtuosa:  cioè all’Europa dell’asse “del rigore”, argomento di contrasto politico (ma pacifico) dell’ultimo decennio. Tutto è cambiato tranne il fascino di un confronto ovvio, naturale e magnifico tra qualità eccelse. Fra tradizioni sontuose nelle arti e nelle lettere, in filosofia e nel pensiero politico, persino nelle scuole calcistiche di riferimento. Fantasia latina (ma con le bollicine doc) contro lo sferragliare di attaccanti e difensori–cyborg alla Briegel, fisicamente invincibili e insensibili alla fatica. Francia-Germania conterrà, in 90 minuti, un mondo costruito nei secoli. Lumi e Idealismo, ma anche un presente che li combina di qua e di là dal Reno.

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