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06 luglio 2014

Tutto come previsto, ma se l'Italia non avesse sbagliato?

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Si va avanti con un tabellone scontato: Brasile-Germania e Argentina-Olanda , anteprima di una finale che non potrà più essere la sfida tra Neymar e Messi. La Serie A è stato tra i campionati più rappresentati e questo acuisce il nostro rimpianto

di Massimo Corcione

Abbiamo giocato il calcio più brutto del Mondiale, siamo stati eliminati giustamente, eppure il pensiero fisso è sempre quello: che cosa sarebbe accaduto all’Italia senza quella concatenazione di errori e di valutazioni compiuti da tutti, compreso noi che abbiamo criticato come molti, come la maggioranza che aveva cominciato esaltandosi per la vittoria sull’Inghilterra. Vedere la Costa Rica combattere fino alla fine (e anche oltre) contro l’Olanda non può non instillare dubbi di questo genere. Con tutto il rispetto per il senor Pinto e la sua spensierata compagnia di comprimari: se basta un gioco ordinato come un compito di calligrafia, avremmo potuto esserci anche noi italiani nei quarti di finale di questo mondiale dei mondiali. Magari solo per subire – come la Costa Rica - la beffa di un’eliminazione favorita da un inedito assoluto: il cambio del portiere negli ultimi secondi del secondo supplementare. E’ capitato anche questo: che Van Gaal tirasse fuori dalla manica il pararigori. Tim Krul, ricordatevi questo nome, nella laica Olanda è già stato beatificato.

Invece siamo solo spettatori, qui a parlar male del nostro campionato, delle nostre squadre di club, ma una rapida lettura dei tabellini denuncia una verità che sospettavamo potesse essere lì, più pesante di una sentenza. La serie A è stato tra i campionati più rappresentati, anche senza nessun fuoriclasse. Quello, l’unico, pensavamo di poterlo schierare solo noi: Mario Balotelli, esempio di talento e integrazione, la doppia lezione che avremmo voluto impartire al mondo. Il nostro insuccesso, unito (soprattutto) a quello della Spagna campione in carica, ha fatto saltare un tabellone che resta il più scontato che si potesse immaginare. Con quelle due eccezioni sciagurate.

Allora, avanti con Brasile-Germania e Argentina-Olanda, anteprima di una finale che non potrà più essere la sfida che tutti attendevamo: non sarà Neymar contro Messi, colpa di quella ginocchiata fortuita di Zuniga, finito sotto il più ingiusto dei processi. 48 ore di parole per evocare quella volta che Pelé lasciò spazio ad Amarildo nei mondiali vinti dal Brasile nel ’62, il precedente prescelto per esorcizzare l’incubo che la festa possa saltare. Stavolta come sessantaquattro anni fa.

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