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07 luglio 2014

Splendido rebus. La storia del calcio in quattro passaporti

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Brasile, Germania, Argentina e Olanda. Tutte insieme, le Quattro Grandi residue, fanno 10 coppe del mondo. Tutte hanno il dente avvelenato con tutte. E se tra sudamericane c'è "odio" di pancia, le europee affondano nella Storia rapporti complicati

di Paolo Pagani

Brasile, Germania, Argentina e Olanda, la storia del calcio sintetizzata in quattro passaporti. Razionalità, esperienza, cinismo, tradizione alla fine spazzano come sempre stupori di anime belle e belle speranze, cioè sogni impossibili e sorprese auspicate. Tutte insieme, le Quattro Grandi residue, fanno 10 Coppe del Mondo. Cinque, si sa, i trionfi dei pentacampeao verdeoro, tre quelli tedeschi e due gli argentini, e sono 11 i secondi posti complessivi. Aristocrazia d'elezione, i prescelti in un secolo di pedate. Tutte hanno il dente avvelenato con tutte. Ma l'Olanda sola, nel quartetto d'Opera, non ha mai alzato la Coppa. Arrivando tre volte in finale è la perdente più bella della storia dei mondiali, non suonasse sado-masochista un curriculum così contraddistinto.

Tempeste d'acciaio tedesco-olandesi - Sprigiona il fascino di ogni tempesta d’acciaio, secondo un possente titolo di romanzo bellico di Ernst Jünger (In Stahlgewittern, 1920), soprattutto l’idiosincrasia tra potenziali finaliste metallurgiche come Germania e Olanda. Che condividono una delle rivalità più aspre tra nazionali (e quindi nazioni). Tutta europea, costretta e compressa in uno spazio geografico angusto. Per un leggendario ct dell’Olanda anni Ottanta, Rinus Michels, giocare a calcio contro la Germania è sempre stata "una guerra". Il grande difensore tedesco Franz Beckenbauer ammise una volta: "Giocare con l’Olanda mi ha fatto perdere anni di vita. Ma era qualcosa che non avrei voluto perdere per nulla al mondo". Il centrocampista Willem van Hanegem, in campo nella finale mondiale del 1974 persa 2-1 dagli Orange in Germania, sibilò molto amareggiato a fine partita: “I nazisti hanno ucciso mio padre, mia sorella e i miei due fratelli. Sono troppo arrabbiato. Li odio”.



La Storia insegue sempre la palla - La rivalità Olanda-Germania sprofonda nella storia contemporanea, dalla Seconda Guerra Mondiale almeno. Quando l’Olanda si dichiarò neutrale, eppure il 10 maggio del ’40 venne invasa dai tedeschi. Con conseguenze catastrofiche per il Paese, distrutto alla fine del conflitto, e per la popolazione: morirono 250mila olandesi. L'occupazione tedesca durò cinque anni. La regina Guglielmina d'Olanda andò in esilio a Londra diventando il simbolo della resistenza ai nazisti. Da quel momento in poi ogni occasione è buona per gli olandesi: (provare a) prendersi una rivincita sulla Germania. Anche nello sport, che della vita è ovvia metafora.

America Latina, quanto "odio" di pancia - Prima, naturalmente, Germania e Olanda dovranno sbrigare pratiche poco agevoli come sbarazzarsi rispettivamente del Brasile padrone di casa ma orbo di Neymar e Thiago Silva e di un'Argentina messianica, dal valore aggiunto del suo Leo Messi imprevedibile Genio della Lampada. Tra le sudamericane c'è "odio" di campanile, cioè odio "di pancia". L'ipotesi di un'Argentina a Rio coi verdeoro esiliati a casa trasforma in incubo qualunque sogno brasiliano. Così come gli albicelesti, in semifinale mundial dopo 24 anni di frustrazioni etniche e inferiority complex, venderebbero l'anima al Diablo pur di provocare intasamento di appuntamenti maniaco-depressivi sui divani degli analisti di Rio. Lo scontro Olanda-Germania può naturalmente essere scongiurato, una finale Brasile-Argentina garantirebbe show di elettrocardiogrammi impazziti. Uno splendido rebus di incroci pericolosi. La fine, per fortuna, non è nota.

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