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09 luglio 2014

Germania nella storia, adesso è una squadra pronta a vincere

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Per 64 anni il Brasile aveva sognato di cancellare il Maracanaço e ora vorrà rimuovere dalla memoria un 2014 altrettanto disgraziato. Dall'altra parte i tedeschi, che dopo quattro semifinali consecutive sono preparati per aggiudicarsi finalmente il titolo

di Massimo Corcione

La storia sono loro, i tedeschi arrivati in Brasile con la squadra più umile di sempre e approdati a una finale che possono vincere; la brutta storia sono loro, i brasiliani, sprofondati sotto i colpi di avversari che avrebbero dovuto essere sparring e che invece si sono trasformati in incubi. Incubi che popoleranno le notti di pessimi protagonisti e attoniti testimoni: perdere così nel mondiale giocato in casa non si può, non si deve. Restano le immagini: le lacrime di Julio Cesar e di Oscar (i più incolpevoli), i pensieri vitrei di Scolari, la delusione che scioglie il giallo e il verde dipinti sui volti di donne, bambini e maturi signori cresciuti ascoltando il racconto di un dramma sportivo che non avrebbero mai voluto rivivere.

Per sessantaquattro anni il Brasile non aveva più ospitato il mondiale, da quando l’Uruguay aveva violato il tempio del Maracanà; dovessero organizzare oggi una consultazione popolare, la maggioranza voterebbe per proseguire all'infinito la separazione da quel maledetto 1950 e la cancellazione di questo altrettanto disgraziato 2014. E non solo per l’investimento miliardario che l’organizzazione della coppa del mondo ha imposto. Soprattutto per la disfatta: una cosa mai vista, e mai immaginata neppure. Sette gol subiti nell’edizione che ha definitivamente cancellato la parte della squadra-materasso nella sceneggiatura della world cup. E invece sul materasso ci sono loro, i campioni annunciati, i dominatori attesi e ora chi sa per quanto tempo sbertucciati. Barbosa, il portiere del Maracanaço, fu esiliato per la vita, anche gli amici più cari gli voltarono le spalle. Fred, il centravanti che più di tutti ha incarnato la parte dello sconfitto, è stato subissato di fischi appena il suo faccione è comparso sul maxischermo dello stadio. Un anticipo di quel che accadrà anche agli altri.

A tutti gli altri meno due. Nel giorno più triste il Brasile scopre ciò che non avrebbe mai sospettato: un difensore può essere più decisivo di un attaccante, soprattutto quando entrambi sono assenti. Senza Neymar è un’altra squadra, ma se ci fosse stato Thiago Silva anche per la Germania sarebbe stato diverso. Una doppia attenuante che non basta a nessun brasiliano e che non può cancellare i meriti (straordinari) della Germania finalista. Argentina e Olanda, ancor prima di giocarsi l’altro posto in finale, già tremano.

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