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16 luglio 2014

Portiere-libero e 4 centrali: novità tattiche dal Mondiale

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Manuel Neuer in scivolata, come un libero vecchia maniera, sull'algerino Slimani. Loew ha sfruttato spesso l'abilità con i piedi del suo portiere (Foto Getty)

Neuer e Cillessen al limite dell'area, Lavezzi in fascia, l'Olanda con la difesa a 5: è stato un Mondiale tatticamente strano. Fallito l'esperimento della Germania "senza terzini": Loew ci ha ripensato e i tedeschi hanno cambiato marcia

di Vanni Spinella

Joachim Loew ha cambiato il volto alla Germania dopo lo spavento contro l’Algeria. Avesse insistito con le sue idee di partenza, oggi forse non saremmo qui a celebrare la lungimiranza del progetto tedesco ma ad interrogarci sul significato di una linea difensiva composta da 4 centrali o sullo stravagante utilizzo del terzino destro più forte del mondo, Lahm, a centrocampo. Magari ci troveremmo a commentare l'intuizione di Sabella che ha scoperto Lavezzi esterno di fascia e ha riscoperto il 4-4-2. O il coraggio di Van Gaal nel cestinare anni di tradizione olandese. Sulla carta funziona sempre tutto. L'ultima parola, però, spetta al campo.

GERMANIA:
La rivoluzione di Loew avviene ai quarti, contro la Francia, in due mosse. La prima: fuori il lento Mertesacker, Lahm torna basso a destra, a centrocampo il trio Kroos-Schweinsteiger-Khedira. La seconda: Klose in attacco, Mueller scivola un passo indietro a lui sulla destra. Il sacrificato è Mario Goetze, che grazie a questo gioco del domino partirà dalla panchina anche in finale. Diventando l'uomo del destino.

I campetti qui sotto evidenziano proprio le novità tattiche con cui Loew aveva iniziato il Mondiale (i 4 “centraloni” in difesa e Lahm in mezzo al campo, già utilizzato in quel ruolo anche da Guardiola nel Bayern Monaco) e il successivo ripensamento. Senza dimenticare che Neuer sulla carta si trova tra i pali, ma nella realtà agiva spesso al limite dell’area, come un libero di una volta, permettendo alla difesa di stare altissima e agli attaccanti di portare il pressing già sui difensori avversari.

La Germania all'inizio del Mondiale:



La Germania ridisegnata da Loew:




ARGENTINA:
Il primo gol subito nella fase a eliminazione diretta è arrivato al 113’ della finale. Prima di essere impallinata da Goetze, l’Argentina era rimasta compatta e ordinata, come l’aveva studiata Sabella. Nel suo caso è l’infortunio di Aguero a costringere il ct a rimescolare le carte. Dentro Lavezzi, in apparenza non cambia nulla, se non fosse che al Pocho viene praticamente chiesto di fare il quarto di centrocampo a destra. 4-3-3 sulla carta, ma in realtà è un 4-4-2 pulito pulito (modulo utilizzato al Mondiale solo dagli Stati Uniti). Molti se ne rendono conto solo in finale, quando Sabella (forse spaventato dai 7 gol della Germania al Brasile) non cerca nemmeno di mascherarlo un po’, a differenza delle partite precedenti. Risultato: squadra difficile da scardinare e pronta a ripartire con lanci che, scavalcando la linea difensiva tedesca schierata altissima, vanno ad attaccare le praterie alle spalle di Hummels e soci, peraltro non dei fulmini nei recuperi. Il piano non era malvagio: poi però, una volta davanti a Neuer, bisogna fare gol.




OLANDA:
La favoletta del 3-5-2, raccontata da Van Gaal prima del Mondiale, è durata finché l’Olanda non è scesa in campo: poche storie, quello oranje era un 5-3-2 a tutti gli effetti, con Kuyt e Blind più preoccupati di tenere la posizione che non di offendere. Il mito del 4-3-3 olandese cancellato in un baleno. Squadra compatta, pronta a soffrire, a chiudere tutti gli spazi e a rilanciare lungo, chiedendo al velocissimo Robben di inventarsi qualcosa. La squadra ideale contro cui adottare un sistema del genere? Non a caso, la Spagna, matata dai fulminei ribaltamenti di fronte olandesi. Anche Van Gaal trasforma il suo portiere in libero. Tanto che quando c’è da parare con le mani (ai rigori) inserisce Krul, mentre a Cillessen, bravissimo con i piedi, chiede di farsi trovare dai compagni, se c’è bisogno.

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