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14 luglio 2014

Goetze, il flessibile Mario tedesco scelto dal destino

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Mario Goetze, 22 anni: il destino gli ha regalato la gioia di un gol decisivo nella finale Mondiale (Foto Getty)

IL PROFILO. Le giovanili e i primi successi nel Borussia Dortmund, il passaggio al Bayern prima della finale di Champions del 2013. Adesso il gol nella finale Mondiale . Pep, Klopp e Loew i suoi maestri, e ognuno gli ha dato qualcosa

di Vanni Spinella

Ci sono almeno un paio di giovani Mario a cui il mondo del calcio ripete da anni di tenersi pronti, perché sono dei predestinati e prima o poi il loro momento arriverà. Uno dei due, quello tedesco, ha risposto presente nella notte più importante. Se a 22 anni decidi una finale Mondiale nel Paese del futebol, nello stadio più bello del mondo, è chiaro che il calcio abbia in serbo grandi cose per te.

Mario Goetze, però, è uno di quelli che non stanno fermi ad aspettare che il destino si accorga di lui, forte del fatto di essere forte. Lui, il suo destino, l'ha spesso indirizzato. A 9 anni è nelle giovanili del Borussia Dortmund, club che lo cresce e lo fa esordire in prima squadra nel 2009, diciassettenne. Nella stagione successiva, per Klopp, è già titolare inamovibile. Vince la Bundesliga, la bissa l’anno dopo aggiungendoci la Coppa di Germania. Più di così c’è solo la Champions. Nella terza stagione al Borussia la sfiora soltanto, e qui, per la prima volta, il destino sceglie per lui. Il 25 maggio, in finale contro il Bayern Monaco, non può giocare a causa di un infortunio che lo leva dall’imbarazzo di dover scendere in campo contro la squadra che, esattamente un mese prima, ne aveva annunciato l’ingaggio per 37 milioni, primo colpo dell’era Guardiola. Al Bayern arrivano nuovi successi: ancora il campionato e la Coppa di Germania, le finali di Supercoppa Europea e Mondiale per Club da subentrato, vinte ma senza lasciare il segno. Il destino ha in programma per lui un altro palcoscenico.

Prototipo del giocatore moderno (che la Germania ora sforna in serie), anni fa l’avremmo definito un classico 10: piedi buoni, visione di gioco e assist. Klopp, nel suo Borussia tutto qualità in velocità, gli ha insegnato anche a destreggiarsi sull’esterno nel 4-2-3-1 o a fare l’attaccante che parte largo nel 4-3-3. Loew, in qualche occasione, lo provò persino come "falso nueve", assecondando la moda del momento, e lui, "vero 10" dentro, disse che non c’era problema, che il ruolo lo divertiva e che la flessibilità veniva prima di tutto.
In Nazionale, dopo l’Europeo Under-17 vinto nel 2009, il debutto a 18 anni e primo gol in amichevole contro il Brasile. Forse un piccolo segnale che il destino gli voleva dare: "Tieniti pronto, il momento sta per arrivare".

Pep, Klopp e Loew i suoi maestri. Il primo gli ha trasmesso l’arte del ricamo, il secondo quella della ripartenza dritto alla meta, il terzo ha sintetizzato orizzontale e verticale, palleggio e pragmatismo, in un capolavoro Mondiale. E nel suo gol c’è tutto: la tecnica individuale dello stop, la rapidità della girata in porta, la flessibilità di chi, destro naturale, non ha problemi a diventare decisivo col sinistro. Se non sei flessibile a 22 anni…

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