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26 febbraio 2016

Storia di Gianni Infantino, il diplomatico che ha battuto lo sceicco

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Nelle elezioni per la presidenza Fifa il fedelissimo di Platini partiva sfavorito, ma è riuscito a sottrarre voti ad Al-Khalifa promettendo fondi per le federazioni minori e un Mondiale da 40 squadre. Ritratto dell'avvocato svizzero di origini italiane che avrà il compito di ridare credibilità all'immagine della Fifa

di Francesco Giambertone

Pronostico ribaltato e rimonta completata. Lo svizzero di origini italiane Gianni Infantino, “l'uomo delle palline dei sorteggi”, è il nuovo numero 1 del calcio mondiale. Esce vincitore dal 66° Congresso della Fifa, convocato in via straordinaria per eleggere il nuovo presidente, dopo le dimissioni di Sepp Blatter presentate l'estate scorsa. Alla seconda votazione Infantino ha battuto per 115 voti a 88 Salman Bin Ebrahim Al-Khalifa, lo sceicco del Bahrein appoggiato dalle confederazioni asiatica e africana dato alla vigilia come favorito. Invece l'uomo di Platini ha superato e battuto l'uomo di Blatter.

 

L'origine della candidatura - Dal palco dell'Hallenstadion di Zurigo davanti ai 207 membri della Fifa che avrebbero votato di lì a poco (Kuwait e Indonesia erano sospese), Infantino aveva detto che sei mesi fa “non si sarebbe immaginato di essere lì”. Lui che da 7 anni è segretario generale della Uefa avrebbe sostenuto con tutte le forze il nome di Michel Platini. Ma la squalifica del boss del calcio europeo da parte del Comitato Etico della Fifa per quei 2 milioni versati sul suo conto proprio da Sepp Blatter hanno costretto Infantino a candidarsi per non disperdere il patrimonio di consenso messo insieme da Le Roi in questi anni.


La stretta di mano tra Infantino e Al-Khalifa dopo la vittoria dello svizzero

 

La strategia per il consenso - Per vincere le elezioni però il sostegno della Uefa non sarebbe bastato, e nemmeno quello del Conmebol (l'associazione del calcio sudamericano), entrambi schierati con lui. Infantino aveva bisogno di strappare voti ad Al-Khalifa andando a pescare nel suo bacino, quello delle piccole nazioni asiatiche e africane. La sua strategia ha pagato: negli ultimi giorni di campagna elettorale ha insistito sull'allagamento del Mondiale a 40 squadre, proposta sostenuta in realtà anche da Al-Khalifa. E nell'ultimo speech davanti alle federazioni, dove è apparso il migliore anche sotto il profilo della comunicazione saltando da una lingua all'altra (5 in totale), ha messo l'accento sulla redistribuzione dei fondi guadagnati dalla Fifa verso i Paesi membri: Infantino ha promesso che un quarto dei ricavi della Fifa (che ha un fatturato di 5 miliardi di dollari a quadriennio), torneranno nelle casse delle federazioni per lo sviluppo del calcio locale. “Quei soldi non sono soldi del presidente della Fifa, sono soldi vostri” è stata la frase che gli è valsa uno scroscio di applausi. E forse anche la vittoria, in parte merito di Ali Bin Al-Hussein, terzo classificato, i cui 27 voti sono stati dirottati quasi tutti sul candidato europeo.

 

Gianni Infantino, il tecnico della Uefa - Ma da dove viene Gianni Infantino? Nato a Briga, in Svizzera, 45 anni fa, ha studiato legge a Friburgo ed è diventato avvocato, specializzandosi in diritto sportivo. È segretario generale del CIES (Centro Internazionale di Studi di sport), lavora per la Uefa da 16 anni, dove ha ricoperto vari ruoli fino a quello più importante del ramo amministrativo: il segretario generale. È però insieme una sorta di diplomatico, politico ed economista: ha gestito i rapporti della Uefa con le istituzioni europee, è stato una figura chiave nella realizzazione del fair play finanziario, nella lotta alla violenza negli stadi e al calcioscommesse, nella riforma di Champions ed Europa League. Da agosto 2015 è entrato nel Comitato per le riforme della Fifa approvate oggi dal Congresso. Tra i suoi punti forti c'è l'immagine di un uomo (al momento) senza macchia, capace di interagire da pari con personalità di tutti i livelli. Non un candidato indipendente, ma un candidato forte.




La commozione di Infantino dopo l'annuncio della sua vittoria

 

Il programma di Infantino - Il nuovo presidente della Fifa avrà il compito di ridare al governo del calcio mondiale un'immagine pulita, cominciando da una serie di misure per la trasparenza: meno potere nelle mani del presidente, divisione dei poteri economico e politico all'interno del Consiglio che sostituirà il vecchio Comitato Esecutivo, grande attenzione ai flussi di denaro. Infantino ha sostenuto l'introduzione di un limite di tre mandati per il presidente della Fifa e per i membri del Consiglio (ma molti pensano che 12 anni siano comunque troppi) e l'estensione fino a 40 squadre partecipanti ai Mondiali, che potrebbero essere disputati in maniera itinerante anche tra paesi molto piccoli. Proposta che ha ovviamente ingolosito le federazioni minori, il cui voto vale come quello delle sorelle più grandi.

 

Le riforme della Fifa - Nel corso della mattinata il Congresso della Fifa aveva approvato con l'89% dei sì (179 voti a favore, 22 contro) alcune importanti riforme, definite da molti “anticorruzione”, che modificano lo statuto dell'associazione verso una maggiore trasparenza. Il Comitato Esecutivo – l'organo di governo guidato dal presidente - diventa Consiglio, passando da 24 a 36 membri. Questo nuovo istituto avrà il compito di definire le politiche della Fifa, ma sarà affiancato da un Comitato Finanziario che si occuperà degli aspetti economici, separando di fatto i due poteri politico e commerciale che uniti (e usati male) hanno devastato l'immagine della Fifa. Il Presidente sarà meno influente, e potrà essere eletto al massimo 3 volte come i membri del Consiglio: non ci saranno più regni ventennali come quello di Blatter. I compensi di tutti i membri di vertice dell'associazione saranno resi pubblici. Crescerà la promozione del calcio femminile e si presterà maggior attenzione ai diritti umani.

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