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17 gennaio 2009

Kakà, sapore d'addio tra abbracci e cori dei tifosi

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Striscioni ironici a San Siro per Kakà

Berlusconi sul sempre più probabile trasferimento del brasiliano al City: difficile impedire che se ne vada. E in occasione di Milan-Fiorentina sale la protesta dei tifosi rossoneri. Galliani: decideremo insieme. GUARDA IL VIDEO E LE FOTO

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Difficile perdere uno come lui, perché di giocatori così forti se ne sono visti pochi, anche al Meazza, anche nel Milan. Doveva essere una bandiera a vita, sarà invece con tutta probabilità l'uomo più pagato della storia del calcio. Suo malgrado, perché non c'era certo il Manchester City in cima ai pensieri di Ricardo Kakà. E invece il destino dei milioni lo porterà proprio lì, a meno di clamorosi colpi di scena.

Comunque e ovunque vada, quella contro la Fiorentina non è stata una partita come le altre, ma è sembrata qualcosa di molto simile a una processione d'addio, con l'icona Kakà portata in giro per il campo per un ultimo saluto. Cori, striscioni, applausi: i tifosi hanno fatto capire in ogni modo che tutto si aspettavano fuorché assistere a una trattativa per cedere Kakà. E d'altronde erano stati abituati a sentire cordiali, ma secchi, rifiuti da parte di Adriano Galliani a chiunque bussasse alla porta di via Turati per chiedere  informazioni sul brasiliano.

Presidenti come Florentino Perez e Roman Abramovich non  avevano neanche potuto iniziare a parlare di cifre perche'  "Kaka' non ha prezzo". E invece un prezzo ce l'ha, 100 milioni  di sterline per la precisione, circa 120 milioni di euro, e uno  sceicco di Abu Dhabi se lo puo' comprare. Altro che Chelsea,  altro che Real Madrid: andra' a finire nei bassifondi della  Premier League per cercare di salvare dalla retrocessione il  Manchester City.

"Nessuno ha firmato nulla, stiamo ragionando, stiamo  ponderando, stiamo pensando. Nessuno ha deciso nulla", le  parole di un Galliani decisamente meno sorridente del solito  rispetto alle serate in cui poteva annunciare colpi in entrata e  non ragionare su un campione in uscita. "Devo usare la ragione  oltre che il cuore", la conclusione dell'ad rossonero, molto  simile a quella del presidente Silvio Berlusconi che ha  praticamente dato il via libera alla cessione: "Molto difficile  tenerlo di fronte a certe cifre".

"Presidente, se i tuoi impegni devono cambiare la tua  splendida mentalita', vendi la societa"', e' stata la risposta  della Curva Sud del Meazza con i tifosi che non hanno  risparmiato cori come "Vergogna, vergogna" rivolti a una  dirigenza da cui si sentono traditi. In tutto questo, il buon  Kaka' ha cercato anche di giocare a pallone, cioe' di fare la  cosa che gli riesce meglio. Ma il suo umore non e' e non poteva  essere dei migliori perche', in realta', e' lui il primo a  essere sorpreso da tutto quello che sta accadendo.

E' stato messo sul mercato dalla societa' che a 21 anni gli  aveva dato subito fiducia facendo sedere in panchina Rui Costa e  vendendo dopo un mese Rivaldo, dalla societa' con la quale ha  vinto tutto, dal campionato alla Champions, dal Mondiale per  club al Pallone d'Oro, e che gli ha fatto firmare nello scorso  febbraio un contratto fino al 2013 garantendogli una permanenza  a vita.

Invece eccolo li' in un fine gara che sa tanto di addio, con  i compagni che lo abbracciano e lui a battersi il cuore con la  mano davanti alla curva che lo saluta, senza sapere se il 28  gennaio, giorno della partita contro il Genoa, potra' ancora applaudire le sue cavalcate da porta a porta. E allora meglio  gridare ancora una volta: "Non si vende Kaka". Ma e' un coro  inutile, i milioni dello sceicco contano molto di piu'.

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