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13 gennaio 2011

Brasiliani senza cuore: se il tradimento è come il dribbling

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Il "dentone" Ronaldinho ha ritrovato il sorriso in Brasile. Ma quelli del Gremio non l'hanno presa bene

L’arte del doppio passo ce l'hanno nel dna: una finta e via, non solo in campo. E' così che Ronaldinho ha illuso il Gremio per poi firmare con il Flamengo. E, prima di lui, Ronaldo, Roberto Carlos, Adriano... L'unico vero "romantico"? Amantino Mancini

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Sorrisi e lacrime: la presentazione di Dinho al Flamengo


di Vanni Spinella

Lacrime, fazzoletti e commozione: non fatevi ingannare. Quella di Ronaldinho è tutta una scena.
I brasiliani, in realtà, hanno il cuore di ghiaccio. Quando si tratta di calciomercato, nessuno come loro riesce a depistare, spiazzare, illudere.
In una parola, a dribblare.

Sbandierano una fede per tutta la vita, arrivano in Italia e non fanno altro che ricordare il loro “vero” club, quello che hanno dovuto lasciare al di là dell’Oceano. Poi però, quando si presenta l’occasione di farvi ritorno, lo tradiscono. Dinho ha fatto di tutto per lasciare il Milan, lanciando continui messaggi e “usando” il suo amore giovanile per il Gremio, la squadra che lo aveva allevato.
Il suo sembrava un ritorno alle origini dettato dal cuore. E quando ormai tutti erano disposti a capirlo, doppio passo e via, la firma con il Flamengo. Dettata dagli interessi e da Galliani.

Quella dei brasiliani "senza cuore" rischia di diventare una moda, e il principale esponente non poteva che essere il giocatore più amato e più odiato degli ultimi 15 anni: Ronaldo. Lui, nella categoria "tradimenti", ha fatto addirittura il triplete.
Adorato dai tifosi del Barcellona, non si è fatto problemi, quando fece ritorno in Spagna, a scegliere la "Casa Blanca" del Real Madrid. Ai tempi dell’Inter arrivò addirittura a confidare di voler vestire il nerazzurro fino al termine della carriera: ad ascoltarlo c’era pure un certo Zanetti, che gli cedette la fascia per aiutarlo a tirarsi su di morale, dopo l’infortunio.
Anche nel suo caso, le lacrime (quelle del 5 maggio) fanno da spartiacque. Fine della storia con l’Inter, ma il vero tradimento si deve ancora consumare. Così, ecco il capolavoro: Ronaldo al Milan. L’età e la pancia, però, si fanno sentire, e allora l’ex-Fenomeno medita il rientro in Brasile.
Da sempre primo tifoso del Flamengo, in cui aveva dichiarato di voler chiudere la carriera (ma quante carriere pensava di avere?), sembra ci sia poco da scegliere. Il club rubronegro è lì pronto con le braccia aperte, ma lui, con l’ultimo vero dribbling della sua vita, lo schiva con un colpo da maestro e firma per i nemici giurati del Corinthians. Forse attratto dalla possibilità di poter vestire anche il bianconero, che dopo il tamponamento in area con Mark Iuliano aveva detto di non poter soffrire.
I tifosi del Flamengo ci misero poco a vendicarsi e lo colpirono laddove faceva più male.
Non sul ginocchio, ma al "cuore". Così, in occasione del match contro il Corinthians, lo aspettarono all’aeroporto accompagnati da una claque di cento travestiti, per ricordargli la notte in cui era stato beccato in un hotel in compagnia di tre trans.

Storie simili le hanno scritte Adriano e Roberto Carlos. Il primo, tifosissimo del Flamengo, scelse il San Paolo quando l’Inter gli regalò il biglietto per il Brasile, affinché potesse ritrovare la serenità.
Roberto Carlos, invece, deve tutta la sua fortuna al verde del Palmeiras, ma si accasò al Corinthians quando fu ora di tornare in Patria. Non un nemico a caso, visto che la rivalità tra i due club è la più forte di tutto lo Stato di San Paolo e risale addirittura al 1914, quando il Palmeiras (allora “Palestra Italia”) venne fondato come squadra per soli italiani e “scippò” al Corinthians il calciatore italiano Bianco.

"Senza cuore" anche il traditore Leonardo, e ce n’è persino per Pelé: una vita intera nel Santos, un addio al calcio tra le lacrime, coronato da una festa unica e indimenticabile. Salvo poi ripensarci, davanti all’offerta dei Cosmos di New York, dove giocò per altri tre anni, prima di ritirarsi veramente.

Amantino Mancini è l’eccezione che conferma la regola. Lanciato dall’Atletico Mineiro, vi è tornato dopo una lunga carriera italiana. Scelta romantica? Mah. Ma nel suo caso è difficile pensare che si siano scatenate aste.

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