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20 maggio 2011

Mercato sliding doors. Come sarebbe cambiato il calcio se...

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Boateng. Le vicende del mercato hanno portato Kevin Prince a Milano, ma chissà come sarebbe andata se fosse rimasto al Genoa

Un contratto depositato all'ultimo secondo, un osservatore arrivato un minuto più tardi, un talent-scout distratto: a volte basta un piccolo dettaglio a far prendere a un giocatore una strada piuttosto che un'altra. E allora...

Da Pancev a Dugarry: colpi che hanno fatto la storia

di Vanni Spinella

A Gwyneth Paltrow, nel celebre film, si chiusero in faccia le porte della metropolitana, e tanto bastò a cambiarle la vita. Un insignificante dettaglio fece prendere alla sua esistenza una strada diversa, e da lì via verso nuove prospettive e possibilità che mai avrebbe creduto. Nel calcio è lo stesso, anche senza le porte scorrevoli della metropolitana.

Ci avete mai pensato? Una firma su un contratto anziché su un altro, un osservatore arrivato prima dei colleghi (magari perché non ha perso la metropolitana), un’intuizione azzeccata. Dettagli, inezie. Capaci però di stravolgere la storia di un campionato, di una squadra intera, addirittura del calcio. Non ci credete? Guardate, allora, come sarebbe andata a finire se…

Il contratto volante
Primo settembre 2008, ultimo giorno di trattative. La finestra (di mercato) è stata appena chiusa, la porta (quella del box della Lega), pure. I contratti che sono dentro verranno depositati, quelli che non sono arrivati in tempo no. Federico Pastorello, agente di Milito, è rimasto fuori, ma ha un’intuizione geniale. Con un lancio perfetto fa cadere il contratto firmato all’interno del box, dove c’è un “complice” pronto a riceverlo e a rendere ufficiale il passaggio di Milito dal Saragozza al Genoa. Da lì, la storia la conosciamo tutti: 24 gol in campionato con i rossoblù, il blitz dell’Inter per portarlo a Milano, il triplete conquistato grazie alle sue reti (sempre decisivo nelle gare decisive: suo l’1-0 nella finale di Coppa Italia, sue le due reti al Bayern in quella di Champions, suo il gol che vale lo scudetto all’ultima giornata contro il Siena).
Tutto grazie a quel lancio del contratto nell’extra-time. Se solo quel box non fosse stato un box, ma una normalissima stanza con un soffitto; se solo Pastorello fosse qualche centimetro più basso; se solo un refolo di vento si fosse portato via quel contratto… Due anni dopo, con lui, sarebbe volato via anche il triplete dell’Inter.

L’invisibile Zidane
Stagione 1995-96, quarti di finale di Coppa Uefa. Il Milan, dopo aver vinto all’andata per 2-0, riesce a perdere per 3-0 contro il Bordeaux e viene eliminato. Giustiziere dei rossoneri è Christophe Dugarry, con una doppietta. I dirigenti del Milan si segnano questo nome sul taccuino e, puntuali, l’anno dopo lo portano a Milano, dove non incanterà mai come in quella magica sera. Ma la vera notizia è un’altra. Sì, perché in quel Bordeaux, proprio qualche metro dietro a Dugarry, giocava anche un certo Zinedine Zidane, con ancora tutti i capelli su quella che dal 2006 diventerà la zucca più famosa del calcio. Se ne accorse la Juve e non il Milan che ci aveva giocato contro. E, in bianconero, Zidane diventerà Zidane.

Genio o ramarro?
L’ultima finale di Coppa dei Campioni, prima di diventare l’attuale Champions, fu giocata a Bari. La vinse ai rigori la Stella Rossa di Belgrado, squadra piena zeppa di talenti, davanti a una tribuna affollata di osservatori e talent-scout. Tra cui molti provenienti da Milano.
Quelli dell’Inter puntano forte sul goleador di quella squadra, convinti di portare in Italia un insaziabile predatore d’area (il suo soprannome, non a caso, era “il Cobra”). Si ritrovano col “Ramarro” Pancev, il bidone più bidone della storia dell’Inter. Quelli del Milan, invece, puntano sul genio di quell’altro, il tizio che gli fa gli assist. E portano a Milano Savicevic. Che, nel 1994, segna un gol da antologia, in finale di Champions contro il Barcellona.
E se le loro strade si fossero invertite? Pancev oggi sarebbe una barzelletta rossonera, Savicevic non avrebbe mai segnato quel gol. Ma chissà quanti assist avrebbe servito a Ruben Sosa e a Schillaci.

Un cigno per Firenze
Van Basten alla Fiorentina, c’era già l’accordo. La leggenda è ormai nota: l’olandese fu ad passo dal vestire la casacca viola quando ancora giocava nell’Ajax. Poi, qualche dirigente troppo scrupoloso mise in giro la voce che forse il cigno di Utrecht era un cigno di vetro: troppo fragile per la nostra serie A. Lo portò in Italia il Milan, e così non sapremo mai cosa avrebbe potuto fare a Firenze in coppia con Roberto Baggio. Un sogno. E probabilmente una Fiorentina da scudetto.

Rivolta di piazza
È il 1995 quando Cragnotti vende il due volte capocannoniere della A, Beppe Signori, al Parma dell’ambiziosissimo Tanzi per 25 miliardi di lire. I tifosi laziali scendono in piazza e protestano, tanto da indurre la società al clamoroso dietro-front. Cragnotti dichiara che “la sua cessione sarebbe servita al futuro rafforzamento della squadra”, ma Signori resta biancoceleste per altre due stagioni e mezza, vincendo un terzo titolo di capocannoniere e una Coppa Italia. Paradossalmente, la Lazio diventerà grande proprio dopo il suo addio…

Riso amaro
A Moggi faceva ridere il nome e disse che non poteva permettersi di portare Kakà alla Juventus. Fosse stato un po’ più tollerante, il Milan oggi avrebbe sicuramente una Champions in meno (quella del 2007, che il brasiliano vinse quasi da solo nelle gare decisive contro Celtic e Manchester), mentre la Juve avrebbe rafforzato ulteriormente il suo dominio in Italia in quegli anni. L’avremmo visto giocare con Trezeguet, Del Piero, Ibra e Nedved. Poi, dopo la sentenza Calciopoli, magari l’avrebbe preso l’Inter. E se, con qualche anno di ritardo, quella porta si riaprisse?

Lo scudetto di Boateng
Il Genoa più veloce del Milan, Preziosi più lungimirante di Galliani. Così, nell’estate 2010, Kevin Prince Boateng è un giocatore rossoblu solo per qualche ora. Ma se non fosse stato girato al Milan, che scenario si sarebbe aperto? Semplice: scudetto all’Inter, Genoa in Champions. Ma ci saremmo persi… questo.

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