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15 giugno 2011

Petroldollari e colpi ad effetto: il calcio degli sceicchi

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Fuochi artificiali e 15mila tifosi sugli spalti per la presentazione di Van Nistelrooy a Malaga (Getty)

Un fondo del Qatar controlla il Psg che vuole Leonardo, il Malaga del qatariota Al Thani ha acquistato Van Nistelrooy e Buonanotte, il Getafe è nelle mani di Mansour, il plutocrate del City. Analisi del fenomeno mediorientale, con obiettivo 2022. FOTO

FOTO: La Top 11 degli sceicchi, una squadra da 180 milioni

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di LORENZO LONGHI

L'ultimo è quello di Leonardo: un grande nome per fare parlare di sé, indipendentemente dal buon esito della trattativa o di un eventuale rifiuto. E' la tecnica degli sceicchi e dei nuovi ricchi del calcio mediorientale, che hanno invaso l'Europa e ora controllano anche il Paris Saint Germain. Quello che conta è mettere in chiaro le cose: ci sono i soldi, i petroldollari, le prospettive di successo. E, quando è così, i grandi nomi arrivano.

Il nuovo proprietario del Paris Saint Germain, club che ora guarda al futuro con opulenta fiducia e proprio per questo ha puntato Leonardo (acquistando, nel frattempo, la punta Kevin Gameiro dal Lorient per 11 milioni), è la Qatar Sports Investments, fondo d'investimento qatariota che il 31 maggio ha acquisito il 70% della società francese dall'americana Colony Capital (ora azionista di minoranza con il 30%). Tempo nemmeno due settimane ed ecco l'offerta al brasiliano per entrare in società. Boom. E' la prima mossa, non sarà l'ultima: aspettiamocene altre, molte altre. Qatar Sports Investments, infatti, è il medesimo fondo che ha siglato la partnership con il Barcellona e, per la prima volta, farà comparire il logo di un munifico sponsor sulle maglie blaugrana.

Così, mentre lo sceicco qatariota Tamim Bin Hamad Al Thani (fondatore della Qsi) si è comprato il club più amato di Francia, un suo... collega di Abu Dhabi ha acquistato il Getafe. Il personaggio, Mansour bin Zayd Al Nahyan, è già noto, trattandosi del proprietario del Manchester City e dell'Al Jazeera di Abu Dhabi. Il suo uomo, nell'operazione, è Butti Bin Suhail Al Maktoum, membro della famiglia reale di Dubai: ha acquistato a fine aprile il club per 46 milioni di euro, azzerandone i debiti, modificandone la denominazione - dal 1 luglio sarà "Getafe Team Dubai" - e iniettando denaro fresco per colpi di mercato capaci di assestare il club fra le top six. Per ora, il Getafe ha venduto i pezzi pregiati (Parejo, Del Moral e Albin), ma adesso ha circa 65 milioni da investire e lo farà attraverso un'opera di consolidamento che è appena agli inizi. L'ottimo Diego Castro, 29enne ala mancina esplosa nello Sporting Gijon, è solo il primo acquisto importante.

Più avanti con il lavoro è il Malaga del qatariota Abdullah Bin Nassar Al Thani: club rilevato nel 2010 e salvato dalla retrocessione con gli acquisti prima di Maresca, Julio Baptista e Demichelis, quindi negli ultimi giorni di Van Nistelrooy e Buonanotte. In panchina l'ex Real Pellegrini, nel mirino altri nomi illustri. Lucio ha rifiutato, Toulalan è ancora un obiettivo. Altri arriveranno.

Gli sceicchi, del resto, sanno pazientare e non temono rifiuti. Nel gennaio 2009, il City di Mansour offrì 110 milioni per Kakà, ma l'ira dei tifosi rossoneri indusse Berlusconi a dire di no. Poi, da Robinho a Balotelli, passando per Yaya Tourè, Tevez e Dzeko, Mansour ha avuto di che consolarsi. E, dopo 35 anni, ha fatto rivincere al City un trofeo, la FA Cup. Perché i petroldollari portano sogni e successi, considerando che gli sceicchi non possono fallire. Soprattutto ora: ottenuti i Mondiali del 2022, i signori degli emirati vogliono arrivare alla data fatidica da padroni del calcio. City, Psg, Getafe e Malaga hanno appena cominciato la loro corsa.

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