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25 giugno 2011

Mutu ricomincia da Cesena. Per diventare come Roberto Baggio

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Roberto Baggio, Adrian Mutu e Pep Guardiola: tutti e tre hanno scelto delle piccole per rilanciare la propria carriera (foto Ansa)

La firma del romeno con la società romagnola (due anni di contratto, opzione per il terzo) segue l'esempio portato dal Divin Codino, quando lasciò il Milan e firmò con il Bologna, che lo rilanciò. Ma come lui anche Signori, Guardiola e Albertini. LE FOTO

FOTO: Chi parte, chi arriva, chi va: le trattative del mercato estivo - Mutu, Baggio, Signori e gli altri: chi è ripartito dalla provincia

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di Luciano Cremona

Ricomincio da qui, dalla provincia. Sperando che la ruota torni a girare per il verso giusto. Ci stava pensando da sei mesi, Adrian Mutu. E alla fine ha avuto quello che voleva. Lasciare la Fiorentina e ripartire da Cesena. Doveva essere la sua stagione del rilancio in viola. A ottobre si esauriva la squalifica per doping, per la sibutramina assunta durante il campionato precedente, "per dimagrire". Ma Mutu non ha vissuto il suo ritorno in campo nel modo migliore. Pochi giorni prima della sua nuova vita calcistica è finito su tutti i giornali per aver picchiato un cameriere kosovaro, spaccandogli il naso. Poi, lo scorso gennaio, ha lasciato il ritiro della Fiorentina. Voleva andarsene, ha puntato i piedi per andare in Romagna.

Forse è solo questione di nome, gli ricorda la Romania. Adrian il fenomeno, come lo hanno sempre chiamato a Firenze, è ritornato, figliol prodigo per l'ennesima volta. Al termine della stagione si contano 20 presenze e 4 gol. Ma lo spettro del ritorno di Jovetic dall'infortunio, il feeling con la società sempre più sottile, la voglia di provare a rilanciarsi in un ambiente più piccolo, più tranquillo, con più serenità, ha spinto Mutu a partire. E pur di andare a Cesena si è ridotto l'ingaggio.

Il romeno si lascia alle spalle 143 partite e 69 gol con i viola. Ma la sua voglia di normalità deriva soprattutto da tutti i problemi che ha dovuto affrontare nella sua carriera. Quando era al top, dopo essere passato anche dall'Inter, finì al Chelsea nel 2003. Un anno tra alti e bassi, poi la positività alla cocaina, il licenziamento e una multa da 17 milioni di euro che ancora lo perseguita. Il progetto della squadra di Campedelli lo ha attirato da subito.

Ma Mutu non è certo il primo big che per voglia di rilanciarsi, per rivincita o per necessità prova a ripartire da una realtà più piccola. Roberto Baggio, nel 1997, aveva appena chiuso la sua avventura in rossonero, tra alti e bassi. Aveva 30 anni: scelse Bologna, dove realizzò il suo record di gol stagionali, 22 in 30 partite. Si guadagnò la convocazione al Mondiale '98 e strappò un contratto con l'Inter. Due stagioni in nerazzurro, troppe panchine: Brescia fu il suo riparo, dove incantò per quattro stagioni, realizzando 45 gol in 95 presenze. Come Baggio, anche Beppe Signori. Ora è al centro dello scandalo scommesse, ma quando nel '98 arrivò a Bologna, proprio dopo la partenza del Divin Codino, ricominciò da dove aveva lasciato Sampdoria, Lazio e Foggia: segnando, segnando e segnando. Sei stagioni di assoluto livello, dai 30 ai 36 anni.

Ma la provincia è stata cara anche ad altri: a Demetrio Albertini, ad esempio. A 33 anni finì all'Atalanta per chiudere la carriera, ma un'ottima stagione gli consentì di essere chiamato addirittura dal Barcellona. Un blaugrana venuto in Italia a chiudere in bellezza è stato Pep Guardiola. Brescia è diventata casa sua, sebbene nel suo soggiorno di due stagioni ci siano state due parentesi: quella del doping e quella della Roma. Enrico Chiesa aveva talmente tanta voglia di vendicarsi con il destino dei tanti infortuni alle ginocchia che dopo nel 2003 sposò la causa del Siena. Iniziò a segnare e trascinare i bianconeri, conquistando diverse salvezze. Fino al 2008, quando non pago, scese in Seconda Divisione, nel Figline.

Christian Vieri all'Atalanta è stato più che altro un tentativo del centravanti di salutare in modo degno il nostro campionato. Senza troppo successo, per via dei tanti infortuni. Ma Bobone si è tolto almeno la soddisfazione di segnare un gol da quaranta metri che è entrato nella storia del club. Chi invece ha provato l'esperienza provincia italiana senza lasciare traccia, anzi, fallendo clamorosamente, è stato Mario Jardel. L'attaccante brasiliano arrivò nel 2004 all'Ancona del presidente Pieroni, appena promosso in A. Si portava un bagaglio di 275 gol in 293 partite, due Scarpa d'oro e una serie di trofei. Si presentò in evidente sovrappeso, giocò tre partite prima di sparire e iniziare a girovagare per le squadre di tutto il mondo. Con Jardel la provincia non ha funzionato. Mutu, invece, punta a diventare il Roberto Baggio di Cesena.

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