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21 luglio 2011

Disastro Juve: storia di chi ha perso il fiuto degli affari

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Tiago Mendes: uno dei simboli delle fallimentari campagne acquisti della Juventus (Foto Getty)

Negli anni Novanta il club bianconero si era reso protagonista di plusvalenze sensazionali, su tutte quella di Zinedine Zidane. Dopo Calciopoli però la storia è cambiata, come dimostrano le ultime fallimentari campagne acquisti. GUARDA LA GALLERY

FOTO: I flop del mercato della Juventus - Chi parte, chi arriva, chi va: le trattative del mercato estivo

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di Claudio Barbieri

Uno dei segreti della Juventus che in dieci anni ha vinto tutto, era la capacità di prendere giocatori sconosciuti o quasi, renderli campioni e rivenderli a prezzi esorbitanti. Tre i casi più clamorosi: quello di Zinedine Zidane, acquistato nel 1996 dal Bordeaux per 5 milioni di euro e ceduto nel 2001 al Real Madrid per la cifra record di 75; quello di Filippo Inzaghi, prelevato dall’Atalanta nel 1997 per 10 milioni e venduto al Milan quattro anni dopo per 35 e infine quello di Christian Vieri, arrivato sempre da Bergamo per 4,5 milioni e rifilato all’Atletico Madrid la stagione successiva per 17.

Erano i tempi delle plusvalenze, degli investimenti mirati, delle vittorie. Poi è arrivata Calciopoli, la Serie B, i cambi al vertice dirigenziale e, dal punto di vista dei tifosi, i bocconi amari da digerire. Scelte sbagliate in estate che hanno portato come conseguenza a un ruolino di marcia da provinciale o poco più.

Nemmeno l’arrivo di Beppe Marotta sembra aver messo fine alle campagne acquisti scellerate, soprattutto dal punto di vista finanziario. Molti infatti hanno criticato l’ultimo mercato bianconero, quando sono arrivati sotto la Mole giocatori con scarsa (o nulla) esperienza internazionale, strapagati in quanto probabilmente sopravvalutati.
Qualche cifra: Leonardo Bonucci, autore di una stagione alquanto ballerina, è stato pagato al Bari 15 milioni di euro. Jorge Martinez, arrivato per 12 milioni dopo uno strepitoso campionato a Catania, non si è ripetuto a Torino: questi due pezzi sono ampiamente svalutati e, di conseguenza, con poco mercato.

In precedenza i guai li aveva combinati la nuova triade formata da Cobolli Gigli, Blanc e Secco, con la collaborazione dei vari allenatori che si sono succeduti da cinque anni a questa parte.

Pacchi lusitani - Nell’anno del ritorno in Serie A vengono messi sul piatto una cinquantina di milioni per tornare subito competitivi. Si finisce terzi e in Champions, ma solo grazie alle prodezze dei senatori Nedved, Del Piero, Trezeguet e Buffon. I nuovi in realtà creano solo passivo in bilancio: Almiron, pagato 9 milioni, ha girovagato in prestito giocando solo nove partite in bianconero: in pratica un milione a presenza. Ancora di proprietà della Juve, è tra i giocatori da smaltire in questo mercato.
Capitolo Tiago: il portoghese arriva dal Lione per 13 milioni, indicato da tutti come il nuovo Paulo Sousa. Non sarà nemmeno il nuovo Alejnikov: trova la sua dimensione all’Atletico Madrid, che però non vuole spendere un euro per acquistarlo. La rescissione del contratto, arrivata mercoledì, ha portato come conseguenza la perdita di tutto il capitale.
Nella stessa estate viene acquistato per 10,5 milioni Jorge Andrade: il lusitano si infortuna per due volte al ginocchio e decide di ritirarsi, lasciando la dirigenza bianconera con un pugno di mosche in mano.

Caccia al nuovo Trezegol – Nell’estate 2008 la missione è una sola: trovare l’erede del francese. La Juve punta forte su Amauri, reduce da un campionato da 15 reti a Palermo. L’italo brasiliano costa una fortuna: 22,8 milioni di euro, con un contratto da oltre 4 milioni l’anno. Soldi non ripagati dalle prestazioni: 17 gol in totale, di cui cinque nelle ultime due stagioni. Alla porta di Marotta hanno già bussato Genoa e Parma, ma nessuno sembra disposto né a pagare i 7 milioni richiesti dalla Juve, né ad accollarsi l’oneroso stipendio di Amauri.
Nonostante l’avversione dei tifosi, arriva per circa 10 milioni anche Christian Poulsen, preferito, si dice, a Xabi Alonso da Ranieri. il danese lascia la truppa due anni dopo destinazione Liverpool per 5,5 milioni di euro, poco più della metà di quanto pagato al Siviglia.

Amaro verdeoro – Il mercato 2009 ha come protagonisti due brasiliani: Diego e Felipe Melo. Dopo anni di rigoroso 4-4-2, la Juve vira su un trequartista tutto fantasia e sceglie il primo per rilanciarsi. Al Werder Brema vanno 24,5 milioni di euro, a Ferrara prima e Zaccheroni poi, un giocatore che fatica ad integrarsi negli schemi della squadra e alla fisicità del calcio italico. Ritorna in Bundesliga una stagione dopo per 15,5 milioni, svalutato di nove dopo appena dodici mesi.
Resiste un po’ di più Felipe Melo, per cui il club di via Galileo Ferraris stacca un assegno da 25 milioni di euro. La Fiorentina gongola, la Juve meno: il mediano gioca due stagioni deludenti e viene messo sul mercato da Marotta. Lo vogliono il Psg di Leonardo, il Borussia Dortmund e il Galatasaray: partirà quasi certamente, lasciando l’ennesimo buco nel bilancio di una società che da anni ha smarrito il fiuto degli affari.

La Juve sta spendendo bene i suoi soldi?

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