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16 agosto 2011

Da Ibra a Eto'o: così il Nuovo Capitalismo cambia il mercato

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Immagini preistoriche dei destini incrociati di Ibra ed Eto'o: entrambi con le ex maglie, un anno fa

Con Zlatan al Milan solo un anno fa si è chiusa un’epoca, con Samuel in Daghestan (venerdì la firma) se n’è aperta un’altra. E non è detto che sia migliore. Ma è Eto'o l'emblema del mondo in cui ormai viviamo. E tifiamo. I VIDEO SU IBRA

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di PAOLO PAGANI

Secondo Tremonti, superministro economico tricolore, sono bastati cinque giorni. Lasciando stare il livello di lungimiranza del governo italico, un filino sorpreso dall’escalation drammatica della crisi, certo è che, da un anno appena in qua, il mondo è cambiato sul serio. Era il 28 agosto 2010 quando Il Milan annunciava l’ufficialità del passaggio di Ibra al Milan dopo un anno di Barcellona. Dove lo svedese era arrivato, si sa, dall’Inter. In cambio di un certo Samuel Eto’o. Destini incrociati, storie parallele, sliding doors. Fate voi. Tocca proprio a loro due, al raffronto tra le due vicende, rappresentare il cambio di stagione. Del calciomercato e, dunque, della vita di ogni giorno. Dell’economia reale. Di cui il mercato delle pedate è, sempre più, una metafora.

Perché, come di recente ha riflettuto Gad Lerner su Repubblica, Eto’o è certamente il centravanti del Nuovo Capitalismo. Parentesi di aggiornamento cronistico di giornata: l'annuncio del passaggio di Samuel Eto'o dall'Inter all'Anzhi è previsto per venerdì, almeno secondo i principali media russi. La notizia sembra confermata dal calendario del giocatore, che dovrebbe sottoporsi alle visite mediche nella clinica romana di Villa Stuart (centro di eccellenza Fifa) giovedì 18. Una volta completate le visite, il via libera dovrebbe scattare immediatamente. L'arrivo di Eto'o a Roma era in un primo tempo previsto per questa mattina ma, evidentemente, i due club, l'Inter e l'Anzhi, stanno ancora definendo le cifre e i dettagli della transazione. Nel frattempo, oggi, l'attaccante camerunese sta prendendo parte al primo allenamento della squadra di Gasperini, come conferma l'ufficio stampa del club.

Torniamo al confronto Zlatan-Samuel. Nell’agosto di (soli) 12 mesi fa l’ad rossonero Galliani poteva annunciare un Ibrahimovic al Milan  “in prestito gratuito con diritto di riscatto da esercitarsi alla fine della stagione sportiva 2010-2011 alla cifra di 24 milioni di euro". Una trattativa usuale, canoni rispettati. Una procedura eseguita secondo le tradizionali (ancorché poco trasparenti e niente affatto lineari) modalità di compravendita dei calciatori. I crismi di sempre. Due grandi squadre, in uscita e in entrata, Barça e Milan. Le solite reazioni dei tifosi. I soliti pettegolezzi sulla portata economica di uno scambio milionario (in euro): vantaggioso per chi? Ma sarà vero che? Per farla breve, corredo tipico di ogni affarone che fa discutere. Le curve, i presidenti, le tifoserie rivali, eccetera eccetera.

Qua no, con Eto’o no. Non più. Ingaggio a parte, 20 milioni netti a stagione per tre anni, siamo ora di fronte a un trasferimento dalla squadra campione del mondo in carica a una squadra fasulla, inesistente, virtuale. Ridicola se non fosse che una società capace di stanziare tanto budget non può, alla fine della fiera, essere considerata davvero ridicola. Ma agonisticamente, sportivamente, sì, eccome. Dall’Inter all’Anzhi, dunque. Proprietà di un satrapo caucasico misterioso: l'oligarca russo Suleiman Kerimov. Per giocare, come sintetizza Lerner nel “remoto impianto sportivo di Makhachkala (16 mila posti), affacciato sul Mar Caspio e reso infido da un terrorismo secessionista antirusso che non smette di affliggere il Daghestan”. Robe da matti. Tanto più se si pensa che Eto’o abiterà a Mosca e si trasferirà in volo (1593km suppergiù) allo stadio della partita di campionato da giocare “in casa”…

Ma la differenza più grande e decisiva, probabilmente, è che (sempre parole di Lerner) “pionieri coraggiosi come Eto'o, pronto a cimentarsi con le tensioni nazionalistiche di una regione esplosiva almeno quanto la sua terra d'origine, risultano ai nostri occhi icone globali ben più seducenti degli hedge funds, delle agenzie di rating, delle banche d' affari, dei fondi sovrani e delle imprese multinazionali che, riparati nell' anonimato, depredano i nostri risparmi”.

Eto’o icona del Nuovo capitalismo indisciplinato e imprevedibile, angosciante e ansiogeno per noi comuni mortali, del predominio delle rendite finanziarie sull’economia reale, quella della produzione di merci, quella del Pil. Per non diventare troppo complicati. Nel passaggio, in un anno solare tondo, dal caso Ibra al caso Eto’o, sfumano di colpo le analogie (entrambi ex dell’Inter, entrambi ex del Barcellona, entrambi poco bandiere ma anzi nomadi globali anaffettivi, pronti cioé a cambiare squadra per convenienza, strettamente legati l’uno all’altro nelle analisi della stampa mondiale: chi è più bravo? Chi è più forte? E il paragone lo si è fatto per un anno proprio tra loro due, i migliori del mondo in quel ruolo…) e balzano agli occhi le differenze.

Con Ibra al Milan si è chiusa un’epoca, con Eto’o in Daghestan se n’è aperta un’altra. E non è detto che sia migliore. Solo molto più rappresentativa del mondo (e delle economie) in cui viviamo. Ancora le parole di Lerner: “Se il capitale è in grado di umiliare platealmente i sistemi politici occidentali che l' hanno legittimato e servito con dedizione degna di miglior causa, almeno non illudiamoci che la rivincita consolatoria possa venirci allo stadio la domenica pomeriggio”.

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