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17 agosto 2011

Fuga da Appiano, quelli che se ne vanno senza salutare

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Appiano Gentile, il quartier generale dell'Inter (Foto Getty)

Dalla fuga di Ronaldo al "tradimento" Vieri, da Mourinho ad Eto'o passando per Ibrahimovic e Balotelli, in tanti hanno lasciato l'Inter dalla porta di servizio dopo essere stati amati ed osannati dai tifosi. Quelli che ora sostengono solo la maglia

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di Matteo Veronese

Ormai i tifosi nerazzurri ci avranno fatto l'abitudine. Nell'ultimo decennio tutto è cambiato e niente sembra essere cambiato: sono arrivati gli scudetti, vinti sul campo e non, varie coppe nazionali e la tanto sospirata Champions League, ma c'è ancora qualcosa che manca al popolo nerazzurro. L'attaccamento alla maglia non si può imporre, men che meno in questi anni di tanto chiacchierato Financial Fair Play, ma il rispetto è giusto pretenderlo. Chi tifa e paga per farlo, contribuendo ai contratti milionari dei calciatori, si aspetta almeno che i propri (ex) idoli salutino quando escono dalla porta (sempre più spesso di servizio) alla fine della festa.

L'addio di Eto'o è solo l'ultima cartolina di un amore tra i tifosi e i campioni nerazzurri che fatica ad essere ricambiato. Il camerunese che si batte il cuore e dedica ai tifosi la vittoria a Stamford Bridge negli ottavi di Champions del 2010 è un'immagine ormai sbiadita: il Re Leone lascia l'Inter e lo fa senza salutare i 2000 tifosi accorsi alla Pinetina nel giorno di Ferragosto (quasi) esclusivamente per lui. Se ne va in Ferrari, altrove, lontano dalla tribunetta assolata e affollata di tifosi rassegnati all'addio ma desiderosi di ringraziarlo per due anni ricchi di trionfi. Perché nessuno ne biasima, in fondo, la decisione di partire. Il richiamo di certe cifre che il calcio italiano non può più offrire è forte e nemmeno il collega Ibrahimovic, parole sue, è sicuro di rimanere indifferente ad un'eventuale offerta simile. Ma tutti, giustamente, si aspettavano un cenno della mano, un saluto. Un grazie.

Invece Samuel Eto'o si unisce al club di quelli che se ne vanno senza salutare e, smacco ancor più grande, a volte ritornano. Un club di cui fanno parte grandi nomi, numeri uno, vincenti per definizione. In principio fu Ronaldo, il più amato da Presidente e tifosi almeno fino alla fuga in una notte d'estate verso la corte di Florentino Perez e del suo Real Madrid dei Galacticos. Il Fenomeno, con un ultimo dribbling degno della sua fama, sfuggì ai tifosi per poi ripresentarsi a San Siro con indosso la maglia dei cugini milanisti e qualche chilo di troppo. Ancor più clamoroso fu l'addio del compagno di reparto del Fenomeno in quel funesto 5 maggio all'Olimpico: Christian Vieri, l'attaccante con la valigia sempre in mano, colleziona sei stagioni consecutive all'Inter segnando 123 reti (alla centesima marcatura la Curva Nord espone uno striscione emblematico: "100 volte fieri di Bobo Christian Vieri") prima di rescindere il contratto con la società, che gli paga anche una notevole buonuscita. E cosa fa l'attaccante che aveva reso fiero il cuore pulsante del tifo nerazzurro? Passa ai rossoneri pochi giorni dopo.

Da Vieri ad un altro attaccante giramondo il passo è breve. E' la volta di Ibrahimovic e del suo mal di pancia, curato da Raiola e dal mare di Barcellona: Ibracadabra nell'estate del 2009 sparisce con una magia delle sue dal ritiro statunitense dell'Inter senza ripassare da Appiano, senza salutare, e ricompare in mezzo al Camp Nou per baciare goffamente una maglia indossata da pochi minuti e che per pochi mesi avrebbe indossato per poi passare, ça va sans dire, al Milan “per vincere tutto”. Uno che al Milan ci andrà quasi sicuramente è Mario Balotelli, figlio prediletto della "canterina" nerazzurra. Coccolato da tutti, Moratti in primis, SuperMario nel giro di un paio d'anni ha fatto pian piano saltare i nervi a tutti: Mancini e Mourinho per lo scarso impegno, la Curva gettando a terra la maglia nella serata dei sogni in cui i suoi compagni avevano appena battuto a San Siro l'invincibile Barcellona, il resto dei tifosi facendosi beccare dalle telecamere di Striscia con indosso la maglietta -eccoli che ritornano- dei cugini rossoneri.

Addii col senno di poi indolori, se paragonati a quelli di Josè Mourinho da Setubal e Samuel Eto'o, due che insieme hanno prima aggiornato la storia dell'Inter e poi lasciato un vuoto difficilmente colmabile nei tifosi. Lo Special One aveva di fatto salutato tutti a Siena nel giorno dello Scudetto, con quelle lacrime che lasciavano intuire un addio imminente. Prima, però, c'era una Champions da vincere, a Madrid. Missione compiuta, grazie anche al Principe Diego Alberto Milito che, poco dopo il fischio finale, in piena festa, rifila una stilettata mica da poco a quelli che se potessero, in quel preciso istante, gli intitolerebbero lo stadio: "Ho offerte importanti, vorrei restare ma non si sa mai". Una società e un popolo raggelati in un istante. A dare un'ulteriore picconata alla festa nerazzurra c'è l'ultima scena dell'ultimo atto dell'opera di Mou, quell'abbraccio tra le lacrime con Materazzi e la fuga nell'auto di Florentino. La squadra torna a casa in aereo per ricevere l'abbraccio dei tifosi che affollano San Siro all'alba ma lui non c'è. E' a Madrid, e nonostante i ripetuti messaggi d'amore al popolo nerazzurro è lì che resterà ancora.

Oggi è la volta di Eto'o. Lui se ne va, poi forse toccherà a Sneijder e si vocifera di offerte anche per Milito. Si fanno nomi e cifre, e ai tifosi non resta che continuare ad osannare la maglia, quella che in troppi e troppo in fretta infilano e sfilano. L'unica che, in fondo, resta.

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