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03 marzo 2013

Catania-Inter mercato dell'asado? Mou preferiva gli arancini

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Nelle due trasferte catanesi con l'Inter José Mourinho, squalificato, vide la partita dal box

Milanesi ospiti dei lanciatissimi etnei nell'eurosfida più argentina che ci sia, ricca di curiosità: tra ex allenatori in orbita nerazzurra (Zenga, Simeone) e vecchie conoscenze (Schelotto, Silvestre). E quel Mourinho sempre a mangiare nel box...

di Alfredo Corallo

In quelle due "ospitate" a Catania si perse il conto di quanti "sinni calau". I maligni sostengono che addirittura si facesse squalificare di proposito per stare bello sereno nel box, in tribuna, a pregustare la facile vittoria "sbafandosi" allegramente i suoi arancini al ragù caldi caldi. Fatto sta che nel biennio nerazzurro José Mourinho non ebbe mai il piacere di accomodarsi sulla panchina del Massimino, beatamente ingabbiato dietro le vetrate di quella cabina dorata che, ormai, era diventata la sua dependance sulla costa ionica.

Certo, se avesse potuto, il delicatissimo direttore Lo Monaco "l'avrebbe preso a bastonate sui denti, anzi, meglio con il cemento a presa rapida"; ma il buon Pietro scherzava, e per farsi perdonare gli faceva recapitare una "guantiera" di dolciumi e altre prelibate specialità dell'isola (a prova di lassativo, sempre per le male lingue). Poi, a continuare il teatrino in campo ci pensava Sulley Muntari, per quel poco che ci rimaneva (Ibra rimediò una volta all'espulsione del ghanese con la solita genialata, e okay; ma la seconda, nel 2010, tornarono a Milano col cucchiaino... di Peppe Mascara e un profetico "triplete" di cassatine fresche fresche).

Double face - In entrambe le occasioni i rossazzurri erano allenati da due vecchie glorie interiste: nel 2009 da un idolo assoluto della curva, Walter Zenga, che nella fattispecie si trovò di fronte un compagno di mille battaglie, il sostituto d'ordinanza del Mou Beppe Baresi. Nello storico 3-1 del 12 marzo (quello delle cassate) c'era invece Sinisa Mihajlovic, due anni da giocatore e altrettanti da secondo dello "scudettaro" Roberto Mancini. La stagione successiva un altro ex molto amato, Diego Simeone, non ancora subentrato a Marco Giampaolo nel match di andata (perso, doppio Cambiasso), tornò al Meazza da nemico all'ultima giornata, applaudito e sconfitto, ma con la squadra già portata in salvo da un pezzetto.

Sulla graticola - E proprio il "Cholo", come da rumors in passato per l'Uomo Ragno e l'attuale cittì della Serbia, forte di un anno e mezzo monstre all'Atletico Madrid (comprensivo di Europa League, Supercoppa europea e probabile qualificazione in
Champions), viene indicato a probabile successore di Andrea Stramaccioni se il giovane tecnico romano non dovesse più riscuotere la fiducia del presidente Moratti.

E molto dipenderà anche dal risultato del Cibali - e dalla gestione di Antonio Cassano, ma questa è un'altra storia - dove l'Inter andrà ad affrontare una formazione, quella guidata da Rolando Maran, che fino al successo del Milan con la Lazio aveva conquistato più punti di tutti nelle sette giornate del girone di ritorno (16) e che sogna un memorabile sorpasso con vista Champions (Maran, lei la panca di Strama, vero?).

Cotto e... mangiato - Ribattezzato il derby dell'asado è, effettivamente, la sfida con il maggior numero di argentini in rosa a livello europeo, ben 19: 10 nei siciliani, uno in meno per gli ospiti. Tra questi gli ex Matias Silvestre, Ezequiel Schelotto e Juan Pablo Carrizo, non particolarmente rimpianti ai piedi dell'Etna.

Al contrario, di grande interesse agli occhi dei dirigenti nerazzurri - oltre al gettonatissimo Ciccio Lodi - alcuni folletti della "pampa" catanese: Alejandro Gomez, Lucas Castro e Gonzalo Bergessio, pupillo, il "Toro" di Cordoba, del maestro Simeone, che lo volle fortemente al suo arrivo nella città dell'elefante (e uomo insostituibile per Vincenzo Montella l'annata seguente). In attesa di Milito meglio provvedere in anticipo - stavolta - almeno al vice del vice...

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