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23 aprile 2013

Ibrahimovic e Juventus: i pro e i contro di un matrimonio

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Ibra ha già vestito la maglia bianconera dal 2004 al 2006, inaugurando la sua esperienza italiana. Ora la Juventus è tornata alla carica (Foto Getty)

La dirigenza bianconera ha inquadrato nello svedese, leader del Paris Saint Germain, uno degli obiettivi del reparto avanzato per la prossima stagione. Le correnti di pensiero si dividono: è davvero il rinforzo adatto per la squadra di Antonio Conte?

PERCHÉ SÌ
Il tormentone top player nasconde un tormento reale. Quello di Conte che, misurata la dimensione europea della sua Juve, chiede innesti di alta qualità. Soprattutto in attacco. E sfogliando la margherita delle opzioni praticabili sul mercato, Ibra diventa una prima scelta. Considerando ormai in cassaforte il titolo del PSG, lo svedese negli ultimi 10 anni ha vinto 9 campionati e segnato montagne di gol. In Francia vanta una media di una rete a partita, ma anche in Italia, Olanda e Spagna i suoi tifosi non dovevano aspettare molto per vederlo esultare: al massimo un paio di match. Esattamente quello che serve alla Juve attuale, macchina perfetta in Italia ma senza protagonisti nei primi 10 posti della classifica cannonieri. In più Zlatan conosce bene l'ambiente bianconero, ama l'Italia e ha un agente geniale quando si tratta di trovare sentieri di mercato invisibili a tutti gli altri. I problemi legati ai costi di cartellino e ingaggio, insomma, sono seri ma non insuperabili. E il suo ritorno chiuderebbe il cerchio delle sofferenze juventine, cominciate nel 2006 e pronte ormai a finire in soffitta

PERCHÉ NO

Ibra è un maestro in tema di campionati nazionali. Spesso li vince da solo risolvendo quelle partite che sembrano stregate. Ma la Juve i campionati già li vince di suo, senza bisogno di costosi maestri. Quello che serve a Conte è l'uomo che aggiunga spessore internazionale in prospettiva europea. E lì Zlatan qualche limite l'ha mostrato: zero tituli e tante critiche. E' vero che le statistiche spesso sono fredde e non tengono conto di altre variabili, ma che la Champions per lui sia una specie di maledizione è nei fatti: Barcellona e Inter l'hanno vinta, ma solo dopo il suo addio. E proprio su un suo addio si è consumato uno strappo difficilmente ricucibile con l'ambiente bianconero. Se ne andò nel 2006 per abbracciare la maglia degli eterni rivali interisti mentre la nave Juve affondava in B. Una ferita non del tutto rimarginata. Senza contare che, sul campo, Conte ai suoi attaccanti chiede sacrifici tattici sconosciuti allo svedese. Che dunque sposterebbe qualche coordinata nella filosofia di gioco della Juve. Insomma, Zlatan è un top player, non si discute. Ma forse non il top per la Juve di Conte.

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