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08 gennaio 2015

Inter, chi è Shaqiri: il "cubo magico" dalle cosce possenti

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Xherdan Shaqiri è nato a Gnjilane, in Kosovo, il 10 ottobre 1991. È naturalizzato svizzero (Getty Images)

Roberto Mancini aggiunge un importante rinforzo per il suo 4-2-3-1. Nato in Kosovo e naturalizzato svizzero, ha segnato una tripletta agli ultimi Mondiali. Ha vinto tutto con il Bayern, e ha una sfilza di soprannomi a causa del suo fisico compatto

di Luciano Cremona
Xherdan Shaqiri sarà il 21esimo svizzero della storia dell'Inter. L'ultimo elvetico a vestire di nerazzurro è stato Ciriaco Sforza, che gli appassionati ricorderanno soprattutto per quella maglia indossata da Giacomino di Aldo, Giovanni e Giacomo in "Tre uomini e una gamba". Ma a Milano, dalla Baviera, di gambe ne arrivano due, e mica normali. Narrano le cronache, infatti, che la circonferenza di una singola coscia di Shaqiri misuri addirittura 60 cm, più di quelle di Roberto Carlos ai tempi d'oro, meno soltanto di quelle di Gerd Müller.

Non a caso Xherdan Shaqiri (a proposito, la pronuncia esatta è "Gèrdan Sciachiri") è soprannominato il "cubo magico". Alto 169 cm ha una corporatura talmente robusta e compatta che lo fa sembrare a tutti gli effetti un piccolo cubo di muscoli. Qualche anno fa, inevitabile, arrivò anche il nomignolo "il Messi delle Alpi". Ma è la condanna di tutti i giocatori mancini e ipertecnici alti meno i un metro e 70. A corredo, per il nuovo acquisto dell'Inter ci sono anche i soprannomi il "nano magico", e "Shaq", guarda caso lo stesso del gigante dell'Nba Shaquille O'Neill.

La storia di Shaqiri inizia nel 1991, il 10 ottobre, quando nasce a Gnjilane, in Kosovo. Nel 1992 i suoi genitori decidono di trasferirsi in Svizzera e con lui portano i suoi tre fratelli: da lì a qualche anno arriverà la naturalizzazione. La sua prima squadra è l'SV Augst, poi nel 2001 lo nota il Basilea. Non è alto, ma è sempre imprendibile. Al punto che l'allenatore della prima squadra, Thorsten Fink, lo fa debuttare. Lo torchia in allenamento e soprattutto lo fa salire spesso sulla bilancia, tenendolo sull'attenti. La carriera di Xherdan con il Basilea sarà un susseguirsi di successi, con tre scudetti e il premio di miglior giocatore svizzero del 2011.

Una foto del giovane Shaqiri nelle giovanili dell'SV Augst

Nel 2012 il passaggio al Bayern per 12 milioni, voluto fortissimamente da Jupp Heynckes che ne fa una delle pedine fondamentali dell'anno del Triplete bavarese, una sorta di dodicesimo uomo sempre pronto a subentrare o a sostituire mostri sacri come Robben e Ribery. Il Bayern vince tutto, Shaqiri gioca 39 partite segnando 8 gol e sfornando 13 assist. Con Guardiola, invece, il suo impiego è ridotto: gli arrivi di Goetze e Lewandowski gli tolgono minuti e pian piano lo svizzero capisce che è meglio cambiare aria.



Basta fare un giro sul suo account Instagram per capire che tipo di ragazzo è Xherdan. A 23 anni si definisce "un tipo tranquillo, a cui piace stare in casa". Fortissimo il legame con la famiglia: non appena ha firmato un contratto abbastanza vantaggioso, Shaqiri ha acquistato una nuova casa ai genitori. Proprio la casa in cui Xherdan è cresciuto in Svizzera, ad Augst, è entrata un po' nella leggenda, per non essere dotata di impianto di riscaldamento. Le sue passioni, anzi ossessioni, sono le scarpe e gli orologi. Il suo sogno? Quello di prendere un caffè con Leonardo Di Caprio: "Rivedrei 'The Wolf of Wall Street' anche un centinaio di volte". Non è ufficialmente fidanzato ma ha un folto numero di groupies che a volte gli creano qualche grattacapo: "Una ragazza è arrivata a dire che si sarebbe uccisa se non l'avessi incontrata. Così sono andato da lei, l'ho tranquillizzata e le ho regalato una maglia e tutto si è risolto". 

Ora non potrà indossare i suoi numeri preferiti, l'11 e il 23, già occupati da Podolski e Ranocchia. Sforza, suo predecessore, vestì il 21. Gli altri 19 svizzeri che l'hanno preceduto in nerazzurro sono quasi tutti i pionieri della fondazione del club nerazzurro, ad esclusione di Roger Vonlanthen, attaccante degli anni '50. All'ultimo Mondiale ha incantato il mondo con la tripletta rifilata all'Honduras, una summa del suo calcio. Esterno mancino bravo anche con il destro, perfetto per giocare da esterno destro in un 4-2-3-1. Al di là del numero di maglia che vestirà e delle scarpe che indosserà, i tifosi nerazzurri non vedono l'ora di vedere il "cubo magico" in campo.

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