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10 gennaio 2015

Mercato story: quando Cassano sbarcò a Madrid in pelliccia

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4 gennaio 2006: Antonio Cassano viene presentato a Madrid dal Real (Getty Images)

Nel gennaio 2006 FantAntonio lasciò la Roma per passare al Real: accoglienza da Galactico, conferenza stampa indossando un collo di pelo memorabile. I chili di troppo, le imitazioni a Capello e non solo: storia di un'avventura finita male

Nuovo appuntamento con "Mercato story", la rubrica con cui ripercorriamo la storia delle sessioni invernali del calciomercato, ricordando trattative particolari, aneddoti o personaggi che hanno segnato il mercato di gennaio.

di Luciano Cremona

"Muchas gracias, hala Madrid!"
. Quattro parole in uno spagnolo appena accennato diedero il via all'esperienza "galactica" di Antonio Cassano, che il 4 gennaio 2006 sbarcò a Madrid e firmò con il Real. Sembrava poter essere il picco della carriera per FantAntonio, da lungo tempo in rotta con la Roma e finalmente arrivato dove aveva sempre sognato di poter stare, ovvero in una squadra di campioni del calibro di Zidane, Raul, Ronaldo, Robinho, Beckham, Roberto Carlos e via così. E invece fu quasi un calvario.

Una storia d'amore che si stava esaurendo, tra una cassanata e un litigio, tra un mancato accordo sul rinnovo del contratto e i troppo musi lunghi: nel dicembre 2005 era chiaro a tutti che Antonio Cassano avrebbe lasciato la Roma. Entrò in gioco il leggendario intermediario, quell'Ernesto Bronzetti sempre in prima fila quando c'era da trattare col Real Madrid. Fu una trattativa anomala per il mese di gennaio: non si trascinò fino agli ultimi giorni di mercato. In una settimana di febbrili trattative e di notti insonni, Roma e Real Madrid trovarono l'accordo su tutto: Cassano, in scadenza con la Roma nel 2006, passò al Real per 5 milioni di euro. Il 4 gennaio Antonio fece le valigie e volò a Madrid. Arrivò all'aeroporto assieme a Rosaria Cannavò, sua compagna dell'epoca. Ad accoglierli centinaia di tifosi impazziti di gioia, un clima elettrizzante.

Antonio indossava una giacca con un collo di pelo memorabile, accanto a lui l'appariscente compagna, ex di Panucci. Visite mediche, poi via al Bernabeu, dove non c'erano né Florentino Perez, all'estero, né Di Stefano, malato, ad accoglierlo. Emilio Butragueno lo presentò alla stampa. Durante la conferenza Cassano scandì quelle quattro parole in spagnolo prima di spiegare il suo addio alla Roma e i suoi progetti per il futuro: "Arrivo nel club più importante del mondo, venendo qui sono sicuro che Lippi mi convocherà per i Mondiali. Fuori forma? Mi allenerò e poi il mister deciderà quando farmi giocare". Poi giù, a palleggiare sul prato del Bernabeu con la maglia numero 19 e a regalare i palloni ai tifosi, scagliandoli in tribuna: due ragazzi finirono nel fossato dello stadio nel tentativo di recuperarli, ferendosi lievemente. Altri se le diedero di santa ragione cercando di strapparsi di mano i preziosi cimeli.

L'allenatore era Juan Ramon Lopez Caro, da poco subentrato a Vanderlei Luxemburgo. Non era una stagione epica per il Real. Cassano, però, iniziò col piede giusto: debutto il 18 gennaio contro il Celta, gol quattro minuti dopo essere entrato dalla panchina. Il bis qualche settimana dopo, nel derby con l'Atletico. Ma i chili erano troppi, e i minuti pochi. Per la stampa spagnola era "il gordo". Florentino Perez nel frattempo se ne andò, in estate arrivò come tecnico Fabio Capello. "È come un padre, lui mi ha gestito bene, sono contento", disse Antonio, che intanto aveva visto da spettatore il trionfo azzurro al Mondiale.

A ottobre la prima "Cassanata". Litigio plateale con Capello, che lo mise fuori rosa per 40 giorni. Qualche mese dopo, prima di un match, FantAntonio si improvvisò imitatore, emulando gesti e movimenti del suo allenatore, che ovviamente non la prese bene. Qualche spezzone di partita, con il picco dell'assist decisivo nel derby, poi tante tribune. A marzo fu di fatto messo fuori squadra: non giocò più un solo minuto. E mentre il Real vinceva la Liga, Antonio era a Bari, a riflettere sul proprio futuro e ad aspettare una chiamata dall'Italia. Arrivò, dalla Sampdoria. Ma questa è un'altra storia.

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