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14 gennaio 2015

E' tornato Corvino: vuole un grande Bologna

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Pantaleo Crovino, ds del Bologna (Foto Getty)

LE IDI DI MARZIO . Obiettivi chiari ma senza forzare la mano: questa la strategia del direttore sportivo rossoblù. Giovinco e Saponara i nomi segnati tra i suoi appunti. E sull'ipotesi Ilicic dice: "È nel pensatoio, facciamolo pensare"

di Gianluca Di Marzio
Ieri ne ha coniata un'altra delle sue. Sullo stile di quell'ormai famoso "a volte vi sento", diventato ritornello anche delle nostre trasmissioni. "Ilicic? È nella sala pensatoio", giù risate e un sorriso bello come ai vecchi tempi. Pantaleo Corvino è tornato, ne sentivamo la mancanza. Dopo Firenze (dove ha raggiunto traguardi impensabili e valorizzato talenti), si era chiuso nella sua Vernole, provincia di Lecce. Sole, mare, la famiglia e la ricerca di un progetto arrivato solo pochi mesi fa. Bologna, rieccolo al potere. Con Saputo -conosciuto ai tempi della Fiore- ad affidargli pieni poteri e una squadra da riportare in A il prima possibile. Ovvero subito. Ecco perché Pantaleo si è piazzato in un Hotel vicino la stazione di Milano, arrivi e partenze, una rosa da sfoltire e qualche tassello di qualità da inserire. "Ilicic? È nella sala pensatoio, facciamolo pensare", non servono altri giri di parole per descrivere l'attesa di un sì.

Perché Corvino non vuole forzare la mano ai suoi obiettivi, sa che scendere in B oggi non è facile per giocatori come lui, Giovinco o Saponara. Ma l'intenzione primaria è quella di prendere profili che vadano bene poi anche in caso di promozione, non solo usati sicuri. Ecco perché aspetterà ancora qualche giorno la scelta dei "pensatori" prima di dirigersi su altre strade. È in forma comunque, il ds del Bologna. Mille fogli scarabocchiati, un computer in testa, il cellulare sempre in mano, vecchi amici da coccolare al telefono: "Don Sebastiano, mi raccomando, faccia una benedizione per questa mia nuova avventura", chissà quante gliene avrà chieste in passato.

E quella voglia matta di raccontare mille episodi, dal primo Eder preso a Lecce quando aveva 15 anni e pochi lo sanno, fino a quel Cassano portato a Casarano per 10 milioni da esordiente (affare poi sfumato per le resistenze del padre di Antonio e il pressing del Bari). In forma anche fisicamente, il Pantaleo. Più attento alla linea, potete giurarci. Una volta, a pranzo, si sarebbe mangiato un piatto extralarge di pasta al pomodoro ("fresco, mi raccomando"), adesso sceglie il salmone leggermente scottato che va giù in un baleno. Tanto che gli verrebbe voglia di fare "hip hip hurrà", come ai tempi di Lecce negli spogliatoi per caricare la squadra. Ma senza chiederne il copyright a Berlusconi.

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