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28 gennaio 2015

Mercato story: Julio Cesar al Chievo, parcheggio da campione

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Numero 1 della nazionale brasiliana, prima di vincere tutto con l'Inter Julio Cesar trascorse sei mesi al Chievo. Qualche panchina, tantissima tribuna (Foto Getty)

AMARCORD. Nel gennaio 2005 l'Inter si assicura il portiere titolare del Brasile che ha appena vinto la Coppa America. A causa del limite di extracomunitari, però, è costretta a girarlo per sei mesi al club di Campedelli. Dove fa la riserva di Marchegiani

Nuovo appuntamento con "Mercato story", la rubrica con cui ripercorriamo la storia delle sessioni invernali del calciomercato, ricordando trattative particolari, aneddoti o personaggi che hanno segnato il mercato di gennaio.

di Vanni Spinella

Al suo arrivo in Italia era famoso per una cosa sola: era quello che aveva sposato Susana Werner, la “Ronaldinha” numero uno che aveva accompagnato il Fenomeno quando era sbarcato a Milano nel 1997. A distanza di quasi 8 anni, nel gennaio 2005, la bella Susana riabbraccia l’Italia, con una fede al dito e un nuovo amore pescato tra i calciatori della Seleçao. Non c’è dubbio: tra lei e Julio Cesar, quella famosa per gli italiani è Susana.

Eppure in Brasile “JC” è già stimatissimo: numero uno della Nazionale, ha appena conquistato la Coppa America 2004 in finale contro l’Argentina, parando uno dei rigori della serie finale a D’Alessandro. L’eco delle sue gesta, evidentemente, ha faticato a giungere in Italia, se è vero che gli stessi interisti accolgono la notizia del suo ingaggio dal Flamengo con freddezza. L’Inter ha già Toldo, e chiunque arrivi dicendo di essere un portiere per i tifosi si deve accontentare della maglia numero 12.

C’è di più: perché il club nerazzurro ha già raggiunto il limite di extracomunitari e allora bisogna inventarsi qualcosa, se proprio si vuole portare in Italia questo ragazzone brasiliano. Moratti si rivolge al Chievo e chiede il permesso di poter “parcheggiare” il suo nuovo acquisto invernale per sei mesi in Veneto. Campedelli dà l’ok, ma di giocare non se ne parla, sia chiaro. In porta, nel Chievo, c’è Marchegiani, che per Beretta non si discute. E il secondo è addirittura Marcon, ritenuto un vice molto affidabile. Morale: il portiere titolare del Brasile va più in tribuna che in panchina e, armato di penna e bloc-notes, prende appunti sul nostro campionato.

La parentesi di Chievo gli serve ad ambientarsi, anche perché quando c’è in ballo la lotta salvezza c’è poco da fare esperimenti. L’occasione si presenterebbe pure, ma lui probabilmente non l’ha mai saputo. Marchegiani sta attraversando un periodo di appannamento e allora si rivolge al suo allenatore con grande onestà: “Mister, se vuoi provare un po’ il ragazzo io capisco e mi faccio da parte”. Beretta apprezza il gesto, ma dice di no.
Julio Cesar chiuderà con zero presenze in campionato ma un blocchetto pieno zeppo di appunti. A Marchegiani rubacchia qualche segreto in allenamento (anche perché, detto in tutta onestà, è bravo ma non è ancora quel fenomeno che si rivelerà negli anni in nerazzurro) e lavora in silenzio, con una serietà e un impegno fuori dal comune. È chiaro che nella sua testa rimbalza un solo pensiero: riprendersi l’Inter da titolare.

Chiamatela telepatia, ma quel pensiero arriva a stuzzicare anche la fantasia di Roberto Mancini quando, nella stagione 2005-2006, il parcheggio di JC scade e lui può fare il suo ingresso alla Pinetina. La prima partita ufficiale la vede dalla panchina: Supercoppa contro la Juventus, per il Mancio è giusto che la giochi chi se l’è guadagnata nella stagione precedente. Già durante il ritiro estivo, però, le gerarchie si erano ribaltate. Tanti i tifosi che non capiscono, sorpresi dalla fiducia cieca che Mancini ripone nel brasiliano, in modo quasi irrispettoso nei confronti del monumento di San Francesco Toldo da Padova. Julio Cesar fa il suo esordio in serie A il 28 agosto 2005, nella prima di campionato contro il Treviso. L’Inter vince facilmente grazie ad Adriano (l’altro eroe della finale di Coppa America), costringendo lo sventurato portiere avversario a raccogliere il pallone in rete per ben 3 volte. Samir Handanovic, pare si chiamasse quel povero ragazzo. Chissà che fine ha fatto…

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