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31 gennaio 2015

Mercato story: occhio al nome esotico, non sempre è garanzia

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Formica e Sperduti, colpi argentini a Palermo

AMARCORD. Quando le trattative si fanno convulse, presi dalla fretta di presentare alla piazza un colpo a sorpresa, spesso si finisce col farsi ammaliare da giocatori che, dopo i fuochi d'artificio iniziali, si rivelano fuochi di paglia

Nuovo appuntamento con "Mercato story", la rubrica con cui ripercorriamo la storia delle sessioni invernali del calciomercato, ricordando trattative particolari, aneddoti o personaggi che hanno segnato il mercato di gennaio.

Pochi giorni alla chiusura del mercato. Manca un tassello in un reparto chiave, o magari è appena partito un titolare da rimpiazzare in tempi brevissimi. O ancora: la piazza è scontenta per una situazione di classifica non proprio rosea e serve inventarsi quel colpo che riaccenda cuori e speranze. Magari uno di quelli che riempie youtube con giocate dai nomignoli sudamericani, oppure un calciatore che si porta dietro un palmarès di tutto rispetto e che ha ancora qualcosa da dimostrare a se stesso. Meglio ancora: un giovane di talento di cui si parla tanto nei campionati esteri, il "nuovo" qualcuno, da portare in Italia prima che lo facciano gli altri o prima che qualche top club lo blindi con ricchi contratti quinquennali. Il problema è che quasi mai la fretta è buona consigliera, e così dopo i fuochi d'artificio iniziali, spesso il “colpo” si rivela un fuoco di paglia e dopo sei mesi si spegne, finendo nel dimenticatoio.

Il Palermo sudamericano non evita la retrocessione

Stagione 2012-2013, una delle più buie della storia recente dei rosanero, tra rivoluzioni societarie, esoneri, ritorni ed una triste retrocessione. A gennaio il Palermo è penultimo e la dirigenza cerca di risollevare una stagione nata storta. Lo Monaco come di consueto si affida a calciatori argentini: sull'isola ne arrivano ben quattro.

Mauro Formica viene prelevato in prestito dal Balckburn. L'allenatore dei Rovers lo definisce “un giovane Batistuta” e le premesse a Palermo sono anche buone: assist alla seconda presenza e gol all'esordio da titolare. Ma i cambi in panchina non lo favoriscono e così il trequartista di Rosario chiude la stagione con 8 presenze ed 1 solo gol, per poi tornare in Inghilterra. Sempre dalla Premier arriva Alejandro Faurlin, in prestito oneroso (1 milione) con diritto di riscatto fissato a 5. Redknapp, tecnico del QPR, fa di tutto per trattenerlo, alzando non poco le aspettative del pubblico del Barbera: esordisce come quasi tutti i nuovi volti del mercato di gennaio nell'ultima partita da allenatore di Gasperini, poi conosce solo la panchina fino all'avvento di Sannino, ma colleziona solamente 6 presenze e nessun “highlights” degno di nota, prima di tornare a Londra. In attacco i rosanero si affidano al “Retrocessore” Boselli, ex Genoa poi tornato al Wigan e da qui girato in prestito al Palermo. Ironicamente stavolta è l'argentino a retrocedere, senza lasciare traccia nel tabellino dei marcatori a fronte di 8 presenze. Va ancora peggio al connazionale Mauricio Sperduti, che dal Newell's si porta dietro il non proprio lusinghiero soprannome di “Gordo”. A Palermo è un fantasma, in campo non si vede – letteralmente – mai e dopo 6 mesi risolve il contratto per tornare in Argentina.

Fiorentina, un “colpo” a salve
I viola hanno sempre disputato buone stagioni e hanno arricchito di anno in anno una rosa decisamente competitiva. I grandi acquisti nel corso degli anni sono riusciti a far pesare meno alcuni colpi decisamente sballati. Almeno uno all'anno, dalla sessione invernale del 2011-2012.

Il primo è Keneth Zohore, attaccante danese di origini ivoriane arrivato dal Copenhagen per 800.000 euro che si porta dietro una parentela decisamente intrigante: è cugino di Didier Drogba, in quegli anni sogno non troppo segreto di mercato di vari club tra cui gli eterni rivali della Juventus. A Firenze però, anche per via della giovane età, non vede mai il campo e finisce in prestito prima Brondby e poi al Goteborg, senza mai venire riscattato nonostante le opzioni a favore. Un anno dopo il colpo viola di gennaio è Giuseppe Rossi che però, venendo da un lungo infortunio, non può essere schierato. Dal PSG arriva allora in prestito con diritto di riscatto nientemeno che “Momo” Sissoko, ex Liverpool e Juventus, nelle intenzioni uno dei pilastri del centrocampo di Vincenzo Montella. Fin da subito il maliano fatica a trovare il campo e dopo appena 5 presenze torna a Parigi. Sorte più o meno simile è quella, un anno dopo, del brasiliano del Manchester United Anderson: stessa formula di Sissoko e stessa storia, poco campo (appena 6 presenze) diritto di riscatto non esercitato e ritorno alla base dopo 6 mesi.

Milanesi alla ricerca del "nuovo"
Quando un campione parte o decide di smettere, trovare un sostituto è sempre una bella grana. I paragoni si sprecano ed il peso delle aspettative spesso finisce con lo schiacciare i successori. E' il caso di Didac Vilà, terzino spagnolo arrivato al Milan nella sessione invernale della stagione 2010-2011. I rossoneri sono in pieno ricambio generazionale dopo gli addii negli anni precedenti di Cafù, Serginho, Gattuso, Pirlo, Dida, Maldini, Favalli. L'emergenza sulle fasce porta all'acquisto di questo 21enne esterno dell'Espanyol, prematuramente indicato come il "nuovo Cafù". Il ragazzo si presenta con buoni numeri ma di fatto vede il campo una volta sola, a giochi fatti, prima di tornare all'Espanyol. Da Campione d'Italia, per lo meno.

Salto alla stagione 2013-2014 e salto dall'altro lato del Naviglio. Dell'Inter del Triplete è rimasto ormai quasi nulla e si cerca di rinnovare il reparto offensivo in vista dell'addio del Principe Milito. Dall'Universidad San Martìn, in Perù, arriva Andy Polo. Il ragazzo è un classe '94 che ha fatto innamorare gli osservatori di mezza Europa vincendo la Coppa Libertadores Under20 da protagonista già nel 2011 ed esordendo in prima squadra all'età di 16 anni. L'Inter lo strappa, per restare all'Italia, a Juventus e Genoa, lo fa crescere in Primavera dove il peruviano si regala la gioia del gol in un derby. Ad inizio stagione il salto in prima squadra, ma non nell'Inter: si trasferisce in colombia, ai Millonarios.

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