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12 agosto 2015

Cura Bologna: il club salva-attaccanti ci riprova con Destro

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Mattia Destro, reduce da una stagione difficile tra Roma e Milan: Bologna la piazza giusta per ripartire? (Foto Getty)

Dopo una stagione difficile, il centravanti ex-Roma e Milan riparte dalla piazza che in passato ha già rigenerato campioni come Baggio e Signori, e rilanciato bomber in crisi come Di Vaio e Gilardino. Niente stress, zero paragoni: questo il segreto

di Vanni Spinella
Gli hanno fatto credere che sarebbe stato il Milito del futuro, punto di riferimento dell’Inter per tanti anni; poi, alla Roma, l’hanno investito della responsabilità di riempire quel vuoto in attacco che, dopo Batistuta, solo Totti era riuscito a colmare pur non essendo un centravanti puro; infine si è mosso Galliani in persona (ricordate la storia del citofono?), in missione per conto di un Milan alla disperata ricerca di un vero nove, dopo il flop di Torres. Corteggiato, coccolato e infine abbandonato da tre grandi del nostro calcio, a Mattia Destro non resta che ripartire da una piazza dove il pallone ancora non fa rima con stress. Parola d’ordine: ritrovarsi, e pare che a Bologna abbiano la cura già da diversi anni.

I casi, verrebbe da dire clinici, di Baggio e Signori sono quelli che si citano sempre per primi, perché si stamparono in modo indelebile nella memoria di tutti i tifosi. Il Divin Codino, l’uomo che da solo aveva portato la Nazionale a un rigore dal titolo mondiale, Juve e Milan nel curriculum, scelse il Bologna nell’estate ’97 dopo aver capito che con Capello in panchina avrebbe dovuto lottare per una maglia rossonera da titolare. Stanco di dover sempre dimostrare qualcosa, ecco la svolta che spiazza tutti, come una finta delle sue. Con il Bologna è subito simbiosi: a lui il posto fisso nella stagione che porta al Mondiale serve a conquistarsi il viaggio in Francia con gli Azzurri, al club rossoblu i suoi 22 gol in 30 partite (suo record di marcature) permettono di raggiungere un insperato ottavo posto finale in classifica. Naturalmente al Mondiale ci va e le big (stavolta l’Inter) tornano a trovare interessante la sua classe.



L’anno dopo il Bologna lo sostituisce dando il 10 al suo compagno di sventure sacchiane Beppe Signori: altro campione indiscusso che, dopo il trauma di essere stato scaricato dalla Lazio, aveva fatto pensare a qualcuno che una mezza stagione deludente (6 mesi in prestito alla Sampdoria) potesse far dimenticare come si segna a uno che aveva vinto tre titoli di capocannoniere solo qualche anno prima. Non se l’era dimenticato, infatti. Sarà l’aria, sarà la cucina (vuoi mettere tortellini e lasagne con un Buondì ingollato in 30 passi?), Signori torna a far gol: 16 il primo anno, 15 il secondo, 16 il terzo. Alla fine saranno 84 in 178 partite, collezionate in 6 indimenticabili anni di Bologna.



A Destro, però, servono esempi diversi: più recenti, più centravanti. Eccolo accontentato. Estate 2008: il neo-promosso Bologna si regala Marco Di Vaio, attaccante che nonostante le enormi qualità sembra vagare alla ricerca del suo posto nel mondo. Parma, Juventus, Valencia, Monaco, Genoa: semina gol qua e là, ma non si sente mai a casa. Al primo anno con il Bologna ne segna 24, superando i 22 di Baggio, e per poco non è capocannoniere del campionato (lo beffa Ibra, 25). La città lo ama, gli regalano fascia di capitano e Nettuno d’Oro, un’onorificenza che, tra gli sportivi, era spettata prima di lui solo a due bolognesi doc come Giacomo Bulgarelli e Alberto Tomba. Lui ricambia perché, dopo la scelta di chiudere la carriera nella MLS, torna nel club come dirigente. Ecco dov'era, la casa.



Nell’estate in cui lui vola a Montreal, il Bologna piazza l’ultimo miracolo. Il paziente in cura si chiama Alberto Gilardino e, dopo una sfilza di stagioni in A praticamente sempre in doppia cifra (tra Milan e Fiorentina) è incappato in un’annata no con appena 6 reti (2 in viola e 4 al Genoa, dove è approdato a gennaio). Il calcio non ha pietà per nessuno e applica la sua etichetta: a 30 anni è già un ex-attaccante. Con il Bologna, ma non c’era nemmeno bisogno di dirlo, torna in doppia cifra (13 gol, fondamentali per la salvezza). Tra una passeggiata per il centro senza l’obbligo di mille selfie e un giro in bici al lunedì, pare che il segreto di Bologna sia proprio quello di non stressare i suoi attaccanti. Li lascia vivere, li lascia lavorare. Non chiede loro di essere Milito o Batistuta: basta che siano loro stessi. E pare che, almeno lì, nessuno ti venga a citofonare sotto casa chiedendoti di salvare la baracca.

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