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18 giugno 2017

Accadde oggi: il golden gol di Ahn, e Gaucci lo cacciò da Perugia

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Era il 19 giugno 2002. Il giorno dopo che la Corea del Sud eliminò l’Italia dai Mondiali, uscì un’intervista del patron umbro in cui comunicava di non voler più vedere nella sua squadra l’autore della rete che aveva fatto tornare a casa gli Azzurri, che lui stesso aveva preso in prestito due stagioni prima. “Non intendo più pagare lo stipendio a uno che è stato la rovina del calcio italiano”

di Gianluca Maggiacomo

Il golden gol della discordia. Tra le tante storie, curiosità e bizzarrie del calciomercato, un posto di rilievo spetta a quel che è successo nell’estate del 2002 proprio nella giornata di oggi, 19 giugno. Protagonista involontario, Ahn Jung-Hwan, l’attaccante sudcoreano del Perugia dei primi Anni Duemila arrivato in Serie A con tante speranze e presto ripartito senza rimpianti e con non poche polemiche. Sono tanti i motivi che portano un calciatore a lasciare una squadra: la ricerca di nuovi stimoli, la voglia di provare un’esperienza in un Paese diverso, la convenienza economica. Non solo. Ci si saluta anche perché, legittimamente, gli allenatori decidono di puntare su alcuni calciatori e non su altri. Oppure perché il contratto è scaduto e non è stato rinnovato. E allora via. Si parte. Altra squadra. Altra città. Nuova avventura. Ma così non è stato per Ahn, che si è trovato sul mercato da un momento all'altro a causa di quella che, probabilmente, è stata la gioia sportiva più grande della sua carriera. Il giocatore, infatti, nell’estate di 15 anni fa, ha dovuto fare in fretta e in furia le valigie e lasciare Perugia. Il motivo? Aver segnato il golden gol che ha eliminato l’Italia dai Mondiali del 2002 durante gli ottavi contro la Corea del Sud. E questo, per il vulcanico ed imprevedibile patron perugino, Luciano Gaucci, era abbastanza per licenziarlo in tronco e con parole di fuoco: «Basta! Quello non rimetterà mai più piede a Perugia! Quel signore non deve più accostarsi alla nostra squadra. Ho già dato disposizione che venga azzerata ogni possibilità di riscatto». Uno scherzo? Certo che no. A riportare l’intervista è la Gazzetta dello Sport nell’edizione del 19 giugno di quell’anno, ma la notizia era anche su tutti gli altri quotidiani, sportivi e non. Dalla gloria con la propria nazionale al licenziamento.Tu elimini la mia squadra dai Mondiali, io ti mando via. La vendetta è servita. Boom: l’istrionico Lucianone colpisce ancora. 

 

"Io meglio di Nakata"

Facciamo un passo indietro. Ahn sbarca a Perugia nell’estate del 2000 in prestito dal Busan l’Cons, squadra del campionato sudcoreano. Per molti il suo ingaggio è l’ennesima stravaganza di Gaucci, uno non nuovo ad operazioni di mercato poco convenzionali. Nel 1998 il presidente aveva già portato in Umbria Hidetoshi Nakata e la scommessa si era presto rivelata vincente. Un motivo in più per continuare ad esplorare le nuove e sconosciute frontiere del calcio orientale, nel tentativo di scovare il nuovo Nakata. Ovvero, un giocatore che fa immagine, porta sponsor e che poi rivendi facendo plusvalenze da urlo (il giapponese fu comprato per 3 milioni e mezzo di dollari e poi ceduto alla Roma per 30 miliardi di Lire). A questo pensa Lucianone quando decide di prendere Ahn e, contemporaneamente, anche Ma, primo cinese nella storia della  Serie A (0 presenze in un’intera stagione). L’arrivo del sudcoreano a Perugia è carico di aspettative. E lui ci mette subito del suo per farle crescere a dismisura: «Vi dimostrerò che sono migliore di Nakata», dice al suo arrivo nell'hotel del capoluogo umbro che ospita la sua presentazione alla stampa. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo Serse Cosmi. L'allenatore del Perugia non si fida tanto dell'orientale e delle sue presunte doti. Infatti il primo anno Ahn, maglia numero 8 sulle spalle, vede il campo solo 15 volte e mette a segno 4 gol. L’anno dopo la società gli dà la prestigiosa maglia numero 10, ma la musica cambia poco: 15 presenze, 1 gol. È evidente che non sarà il nuovo Nakata. Anche perché, di lì a qualche settimana, la sua avventura a Perugia sarebbe finita.

 

Un golden gol indigesto

E arriviamo al Mondiale di Corea-Giappone. Le cose, risfogliando i giornali di 15 anni fa, sono andate così. È il 18 giugno. A Daejeon l’Italia di Giovanni Trapattoni si gioca l’accesso ai quarti di finale contro la Corea del Sud. La gara è quella passata alla storia per l’arbitro Bayron Moreno, per l’assurda espulsione di Totti e per i fuorigioco fischiati a casaccio. Contemporaneamente a Perugia, Gaucci ha invitato a casa un po’ di amici per assistere insieme alla partita. Il menu: tartine, buoni vini e, manco a dirlo, tifo spassionato per l’Italia. Nella residenza del patron perugino ci sono una ventina di persone. Tra loro i figli del patron, Riccardo ed Alessandro. E poi Luciano ed Alessandro Moggi. E mentre a casa-Gaucci si banchetta, allo stadio, dall’altra parte del mondo, gli Azzurri soffrono. Al 90’ il risultato è ancora sull’1-1 grazie ai gol di Vieri e, quasi allo scadere, di Seol Ki-Hyeon. Si va ai supplementari. Ed è qui viene fuori Ahn. A Perugia il sudcoreano è visto come un simil oggetto misterioso. In nazionale, invece, è un’altra storia. Cosmi lo usa con il contagocce, mentre Guus Hiddink, allora ct degli orientali, punta su di lui, lo porta al mondiale e lo fa sentire importante. E i risultati arrivano. È il 118’ e Ahn, di testa, beffa Gigi Buffon e regala ai suoi quarti di finale: mai i rossi erano arrivati così in alto. E nella storia degli Azzurri c’è un’altra Corea, dopo quella del 1968, da consegnare agli incubi mondiali.

 

Il Luciano furioso

L’eliminazione dell’Italia e il passaggio del turno dei padroni di casa scatena in Corea una vera e propria festa popolare. Un intero Paese si tinge di rosso. Tutti pazzi per la nazionale di Hiddinks e, in particolare, per Ahn, che da quel momento in poi è considerato un eroe nazionale. Una sorta di Paolo Rossi con gli occhi a mandorla, per intendersi. La vittoria sugli Azzurri vale ai giocatori un premio di 400 mila dollari e la dispensa del servizio militare per tutta la rosa, provvedimento firmato dal Capo dello Stato subito dopo il golden gol del perugino. E se in patria lo smilzo coreano gongola e si gode gli allori, a Perugia, dove c’è la sua casa da due anni, chi parla di lui non lo fa certo per esaltarlo. Anzi. L’eliminazione dell’Italia per mano di Ahn fa diventare Gaucci un fiume in piena. Il patron, come suo solito, non usa parole di circostanza e licenzia il giocatore a mezzo stampa: «Sono indignato! Lui si è messo a fare il fenomeno soltanto quando si è trattato di giocare contro l'Italia. Io sono nazionalista e questo comportamento lo considero non soltanto una comprensibile ferita al mio orgoglio di italiano, ma anche un'offesa ad un Paese che due anni fa gli aveva spalancato le porte». Lucianone è deluso. Inviperito. Offeso, addirittura: «Da noi si è sempre comportato da modesto comprimario e poi torna a casa e si mette a fare l'extraterrestre. Mi pento anche come presidente: noi lo abbiamo fatto crescere nel nostro calcio e alla fine ci accorgiamo che ci siamo rovinati con le nostre stesse mani. Io non intendo più pagare lo stipendio a uno che è stato la rovina del calcio italiano». A dar manforte a Gaucci, arriva anche Cosmi, mai convinto delle qualità dell’attaccante e che non vede l’ora di non averlo più alle sue dipendenze: «Chiederò di non riscattarlo». Detto, fatto. Ahn lascia Perugia e va in Giappone, al Shimizu S-Pulse. Un addio senza alcun rimpianto. Ma rumoroso e rocambolesco.

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