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03 ottobre 2010

Pozzato esagera: "Avevo crampi anche alle orecchie..."

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Il gruppo in partenza da Melbourne (foto Getty)

Il capitano azzurro a Geelong accetta il risultato al termine dei Mondiali: "Ho provato a curare Hushovd, ma all'ultimo giro non ce la facevo più". Il ct Bettini. "Poco da recriminare, abbiamo dato tutto". Critico invece Moser. GUARDA LE FOTO E IL VIDEO

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"Ci ho provato, la squadra ha corso veramente bene, come voleva Bettini. All'ultimo giro ho avuto crampi, poi ho cercato di curare Hushovd. L'arrivo era perfetto per me, ma avevo crampi anche sulle orecchie". Filippo Pozzato, subito dopo aver chiuso al quarto posto la prova dei professionisti dei Mondiali di ciclismo, commenta così la sua prova, dai microfoni di RaiSport. "Mi dispiace perchè la squadra ha corso bene, come ci aveva insegnato Franco Ballerini - dice ancora Pozzato - Ho mancato il risultato ma ci riproverò sicuramente. Avrei voluto tanto vincere questo mondiale per Ballerini, e mi dispiace anche per Paolo Bettini, che ci aveva creduto fino in fondo.

Realista il Commissario Tecnico azzurro Paolo Bettini. Questo il suo commento a caldo: "Ora comincerà la danza dei se e dei ma, però c'è poco da recriminare. La squadra ha fatto tutto ciò che doveva e la gara è stata come ce la immaginavamo. Va bene così, anche se avevamo creduto in una medaglia, e con un pizzico di fortuna si poteva andare sul podio con Pippo Pozzato".

"Ci siamo presi le nostre responsabilità - dice ancora il ct azzurro - ma ci sono anche gli avversari. Complimenti a Hushovd, perchè era un nome pericoloso e, pur senza la squadra, la Norvegia si è presentata con tre soli atleti, ha avuto gambe per gestirsi. Ripeto, c'è poco da recriminare. Il podio non è una novità, c'è anche Allan Davis, un altro dei nomi che avevamo fatto".

Meno soddisfatto Francesco Moser, che dà un'altra chiave di lettura alla gara azzurra, non proprio positiva, lanciando un atto di accusa all'Italia. "Quando ci si scopre troppo presto succede di perdere. Ho visto troppa foga, invece era meglio aspettare un pò perchè in questo circuito si decide tutto all' ultimo giro e bisognava arrivare con le forze integre. Invece avevamo speso troppo prima". "E' stato un pò come il Mondiale che feci io a Praga - dice ancora l'ex iridato e primatista dell'ora -. L'Italia lavorò tantissimo, eravamo sempre davanti, poi tornò sotto il gruppo e Martens battè Saronni in volata per pochissimo: sembrava la fotocopia di quel mondiale".

Secondo Moser, "quando si arriva in volata, bisogna avere il velocista capace di mettere la sua ruota davanti agli altri. Già alla Vuelta si era capito che Hushovd era in condizione. Un paio degli italiani che erano davanti si dovevano sacrificare di più per portare a casa la fuga e dietro sono riusciti a riorganizzarsi".

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