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07 ottobre 2010

Simoni: ''I ciclisti? Vittime. La colpa è dei preparatori''

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Gilberto Simoni ha vinto due Giri d'Italia

Continuano le polemiche sull'intervento del capo della procura antidoping Torri. Il vincitore di due Giri è contrario alla legalizzazione di questa pratica: "Prima il doping di Stato e poi si è iniziato a combatterlo per uno sport pulito''. IL VIDEO

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"Prima in Italia esisteva il doping di Stato e poi si è iniziato a combatterlo per uno sport pulito, ma il vero problema sono i preparatori e non i ciclisti". Gilberto Simoni, vincitore di due Giri d'Italia e da poco ritiratosi dall'attività agonistica, difende così i suoi ex colleghi ciclisti dalle accuse del capo della Procura antidoping del Coni Ettore Torri. "L'Italia ha fatto un passo avanti contro il doping e gli sbagli fatti in passato sono serviti - spiega Simoni in un'intervista a CNRmedia -, quello che ha fatto più male al ciclismo è stato il doping organizzato. Credo che questo tipo di doping debba essere combattuto da Ettore Torri. Non deve andare contro i ciclisti, che sono vittime del sistema: quelli che fanno paura sono i preparatori sportivi che spingono per il doping". 

Anche Ivan Basso si è espresso sulla questione. E ai microfoni di Sky Sport 24 ha dichiarato: "Ho letto le dichiarazioni del nostro presidente Dal Lago e il suo è il pensiero comune di tutti gli atleti della Liquigas Sport". In una nota anche il pensiero della Lampre: "Di fronte a un fatto così grave, è importante che non venga persa l'occasione per riflettere sul duro attacco portato al ciclismo - si legge -. In quest'ottica, ci auguriamo che le prese di posizione da parte dei soggetti direttamente chiamati in causa dalle dichiarazioni in oggetto, ovvero i ciclisti (per tramite delle relative associazioni di categoria) e la Federazione Ciclistica Italiana, possano essere ancor più decise di quanto inizialmente mostrato - si legge ancora -. Si ritiene che tali contributi debbano essere lo spunto per aprire un'ampia e fondamentale discussione tra gli attori principali del movimento ciclistico, con l'intento di difendere l'immagine e la credibilità del nostro sport".

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