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11 marzo 2011

Bettini verso Londra. Ad Atene l'oro, nel 2012 ct azzurro

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Paolo Bettini è il ct azzurro della Nazionale di ciclismo (Getty)

L'INTERVISTA. Il ct azzurro della Nazionale di ciclismo era a Londra per i primi sopralluoghi in vista dei Giochi del 2012: "Si parla di un percorso facile, ma non ne sono così convinto. C’è una salita di 5 km, 2 dei quali al 7%"

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di LORENZO LONGHI
da Londra

Lui, oro olimpico ad Atene nel 2004, l’atmosfera dei Giochi la conosce bene: Paolo Bettini, ieri, si trovava a Londra, con una delegazione del Coni, per i primi sopralluoghi in vista dei Giochi del 2012. Non in qualità di atleta, ma di ct azzurro, perché questo da un anno quasi esatto a questa parte - dopo la tragica morte dell’amico Franco Ballerini - è il suo lavoro. A Londra tornerà ad agosto, per fare le prove generali del circuito olimpico: “Al momento - spiega il Grillo - è abbastanza improbabile, con il traffico, riuscire a valutare il percorso. Ma ad agosto le nazionali saranno chiamate qui per un test event e sì, da un certo punto di vista possiamo chiamarle prove generali. Di sicuro, a me serviranno per capire che tipologia di corridori mi serviranno per il 2012. Si parla di un percorso facile, ma non ne sono così convinto: c’è una salita di 5 km, 2 dei quali al 7%. Avendo a disposizione cinque atleti, è probabile che il gruppo si smonti. Sono curioso di capire come sarà, ma per quanto riguarda la logistica gli organizzatori hanno capito al meglio le nostre esigenze”.

In attesa del Mondiale di settembre a Copenaghen, Bettini, la stagione sta entrando nel vivo.
“Appena rientrato in Italia sarò alla Tirreno-Adriatico. Domenica c’è la tappa di Chieti, un percorso che sarebbe piaciuto molto anche a me”.

Magari non è esattamente la sua corsa, ma c’è un Nibali carico a molla.
“Se penso a Nibali mi viene in mente il Giro. Ultimamente è cresciuto molto sotto l’aspetto tecnico e della personalità. Avere vinto la Vuelta, poi, lo ha proiettato in una dimensione nuova. Da lui ci si attende molto”.

Settimana prossima si correrà la Sanremo, altra corsa che le ha regalato grandi soddisfazioni…
“Bisognerà vedere se quest’anno toccherà ai velocisti, ai Petacchi, ai Bennati e ai Cavendish, o a quelli con le mie caratteristiche, come Gilbert e Segan. Sono curioso di valutare Pozzato, se avrà gamba e voglia di vincere”.

Non ci sarà Cunego, le spiace?
“Sì, perché l’ho visto molto bene alle Strade Bianche, a Siena, mi è molto piaciuto, è in forma”.

Tornando al Giro, Nibali fra i favoriti. Poi?
“Beh, correrà Contador, quindi…”.

Già, Contador correrà, mentre da Pellizzotti in giù fioccano le squalifiche…
“Purtroppo è il solito discorso. È difficile entrare nei casi singoli, ma l’impressione è che a livello di federazioni nazionali si lavori molto diversamente. Quando invece servirebbe la massima chiarezza, per il bene del ciclismo”.

Le dà fastidio?
“Sì, da sempre. Così come mi infastidisce, se apriamo il ventaglio degli sport, la differenza con cui viene trattato il doping altrove rispetto al ciclismo. Poco da dire: c’è doping e doping, così come ci sono squalifiche e squalifiche”.

Certo che quando accadono episodi come quello di Riccò…
“Si tratta di qualcosa di veramente triste. Ha giocato con la sua vita e in questo senso potrei dire: fatti suoi. Ma quello che mi ha fatto male è che è accaduto proprio quando doveva dare un segnale, dimostrare di avere capito. E si è messo nelle mani di Sassi, che pure sapeva di avere le ore contate. Lo ha tradito, sottobanco”.

Bettini, dopo un anno da ct, cosa crede che abbondi nel ciclismo azzurro?
“Siamo messi piuttosto bene per quanto riguarda gli atleti. È vero, non vinciamo, ma se si guardano agli ordini di arrivo di tutto l’anno la situazione è incoraggiante. Poi molti giovani sono interessanti e hanno potenziale, come appunto Nibali”.

Cosa manca?
“Mancano le squadre di peso, quelle capaci di garantire una intera stagione ad alto livello. Ma questo è un grave problema si sistema: se entra una azienda importante come la Geox, che investe parecchio, non è possibile che non sia invitata ad una manifestazione come il Tour. Il ciclismo piace perché è popolare, ma serve cambiare alcune cose perché lo resti sempre”.

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