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10 maggio 2011

Il Giro onora Weylandt, la Leopard davanti a tutti a Livorno

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I ciclisti della squadra del 26enne belga, scomparso tragicamente dopo una caduta sul Passo del Bocco, hanno tagliato il traguardo della 4a tappa abbracciati e visibilmente commossi. Il team potrebbe decidere ora di abbandonare la corsa. FOTO E VIDEO

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Arrivo come previsto in parata della Leopard, e con tutti i corridori abbracciati. La squadra di Wouter Weylandt ha tagliato per prima il traguardo della quarta tappa del Giro d'Italia, da Genova-Quarto dei Mille a Livorno di 216 km. Mescolato alla formazione della Leopard anche l'americano della Germin, Tyler Farrar, che era grande amico di Weylandt. Il resto del gruppo ha tagliato il traguardo qualche metro dietro.

"Dopo la tappa i corridori si riuniranno per decidere se correre mercoledì" ha detto Tim Vanderjeugd, portavoce del team Leopard Trek, al quotidiano lussemburghese Tageblatt. La squadra belga è ancora sotto choc.

Non verrà intanto allestita la camera ardente per Weylandt, il cui corpo si trova alla morgue dell'ospedale di Lavagna. Secondo le disposizioni dei familiari, la salma sarà infatti preparata per essere imbarcata mercoledì sul primo volo diretto a Gant, in Belgio, dove il ciclista abitava. La famiglia e la compagna hanno potuto vedere il corpo solo per qualche minuto, prima di lasciare la camera mortuaria e di raggiungere la Leopard, il team di Weylandt, al traguardo della quarta tappa a Livorno.

Tutti i 206 corridori rimasti in corsa erano frastornati. Ed è tornato di attualità il problema della sicurezza sulle strade. Molta preoccupazione già per la quinta tappa di Orvieto, dove c'è anche un tratto di sterrato. Ma i timori maggiori sono per la discesa del monte Crostis,  nella tappa dello Zoncolan del 21 maggio. "So che la commissione medica ha sollevato perplessità per quel tratto - ha detto il ct azzurro, Paolo Bettini -. Mi auguro che questi momenti possano servire per limitare i rischi e cercare di migliorare e mettere in sicurezza il percorso. Nel ciclismo non si corre in un autodromo come la Formula 1: i pericoli ci sono ma noi siamo pronti dal primo all'ultimo giorno. Si è trattato di una distrazione, una fatalità, che nessuno può prevedere". Il ct azzurro ha un ricordo molto vivo di Weylandt, essendo stato suo compagno di squadra alla Quickstep: "Era un ragazzo pieno di energia, il ciclismo era la sua esistenza".


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