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10 maggio 2011

Weylandt, quando la fatalità della morte sconvolge lo sport

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Wouter Weylandt, il ciclista tragicamente morto ieri sulle strade del Giro d'Italia

GIOVANNI BRUNO commenta il dramma che ha scosso il Giro: "Una giornata dura per tutti: soccorritori, compagni e famiglia. Ma il ciclismo è questo. La corsa proseguirà nel suo nome, come ha chiesto suo padre". VIDEO E FOTO

Dramma al Giro, morto Weylandt - LA FOTOSEQUENZA DEI SOCCORSI

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Ciclismo tragico: una lunga sequenza di lutti

di GIOVANNI BRUNO

Chi si lancia in discesa sa perfettamente a cosa va incontro, sa perfettamente cosa rischia. Fa parte dello sport del ciclismo, tanto quanto una salita o un arrivo in volata. E’ il ciclismo. Le cadute ci sono, ci sono state e ci saranno sempre. Destino? Fatalità? Sì, sì per tutto.

Questo per dire che Weylandt ha trovato sulla sua strada quello che ogni ciclista professionista non si deve mai augurare ma lo può avvertire, sentire. Una tragedia dettata dalla fatalità. Discesa del Passo del Bocco, 80 all’ora, una distrazione, ci si gira per cercare un compagno, un qualcosa magari che ti ha disturbato, è un attimo, un momento, un lampo. Quell’immagine che ci è stata trasmessa solo per qualche secondo è bastata per farci capire la tragedia. Quel susseguirsi poi di dire e non dire con il rincorrersi delle immagini dall’alto ci ha definitivamente cancellato, annullato ogni tipo di speranza. Devo ammettere che la gestione da parte dei telecronisti è stata perfetta e drammaticamente raccontavano una tragedia al limite delle lacrime senza ancora dire il vero, in quel rispettoso protocollo del sapere e non dire. Quando si annuncia che verranno accantonate le celebrazioni di vittoria, si annuncia anche la fine di quel piccolo refolo di speranza. Poi è solo un fatto di sensibilità nei confronti della giovane moglie che attende un bimbo. Non è facile avvisare una giovane moglie e giovane madre, non è facile per chiunque ma in questi casi ci sono le immagini. Fortuna vuole nella tragedia che lei stia fuori casa e allora solo quando il padre di Weylandt avverte la nuora si può dare l’ufficialità quasi in contemporanea dell’arrivo di tappa. Un arrivo che avviene quasi in silenzio, il pubblico sa. Non i ciclisti in gara. Le braccia di Vicioso si alzano e si riabbassano subito. Si è corso, si è corso con il presentimento di un qualcosa. Quel qualcosa si è puntualmente materializzato nell’immagine della squadra Leopard, sul pullman. Al suo interno lacrime per la terribile notizia.

Una giornata dura, durissima per tutti. Per chi ha raccontato in diretta, per i soccorritori, per i compagni di squadra, per la famiglia, per chi ha dovuto prendere delle decisioni difficili ma anche di grande rispetto e sensibilità. Non è stato facile. Come non è stato facile tornare indietro 16 anni e ricordare il giorno di Fabio Casartelli al Tour De France. Un’altra tragedia, un’altra discesa quella del Port d’Aspet.  Questo è il ciclismo, come 16 anni fa al Tour oggi al Giro, una morte sul lavoro, un lavoro che forse pochi ricordano come lavoro di fatica. Il ciclismo è questo. Proprio per questo il papà di Weylandt ha voluto far proseguire il Giro d’Italia alla squadra del figlio.

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