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18 marzo 2012

Da Milano a Sanremo, diario di una giornata col Team Sky

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Un'ammiraglia del Team Sky alla partenza di Milano

La Classica di Primavera vissuta al seguito del Team Sky: il ritrovo alla partenza, i tifosi sulla strada, l'attesa al rifornimento, la corsa che si infiamma. La sorpresa di giornata è Puccio: "Mai corsi tanti chilometri in una volta sola...". LE FOTO

FOTO: Una giornata in gruppo con il Team Sky - Da Coppi a Goss, il mito della Sanremo

di Matteo Veronese

Con il favore del pronostico il meglio che puoi fare è qualcosa di "normale", qualcosa che tutti si aspettano, tipo bissare la vittoria alla Milano-Sanremo magari indossando la maglia da campione del mondo. Non c'è riuscito Mark Cavendish, incappato semplicemente in "una giornata no, di quelle che capitano esattamente come le giornate in cui riesce tutto". Saggezza acquisita pedalando migliaia di chilometri come Dario Cioni, l'anno scorso al Team Sky e oggi nello staff della squadra. Una giornata "no" ma senza drammi e anzi con una bella sorpresa (ingiusto definirlo scoperta): Salvatore Puccio. Ma partiamo dall'inizio.

Al seguito della squadra nella Classicissima di primavera c'era anche Sky.it, guidati alla scoperta della corsa proprio da Cioni e accompagnati da migliaia di persone sul percorso. Già al ritrovo di partenza in Foro Bonaparte a Milano le strade sono affollate da appassionati ben prima dell'arrivo dei protagonisti fino a quando, dal bus del Team Sky, scendono accompagnati da note di musica rock Cavendish e compagni. Lontani, però, dagli atteggiamenti delle rockstar: chi ha a che fare quotidianamente con la fatica sa che non si sbuffa solamente in sella, ma anche con il figlioletto sulle spalle a caccia di una firma sul berretto o sulla maglia. Foto, autografi e qualche parola di incoraggiamento fino alla partenza e poi via verso il mare.

Quella degli addetti ai lavori è una vera e propria corsa nella corsa, tra curve e cavalcavia per anticipare i corridori al primo rifornimento. In viaggio verso il primo checkpoint a Campo Ligure si trova anche il tempo per una sosta tra la gente che si dà appuntamento a bordo strada in cerca di un buon posto da dove vedere passare per pochi secondi una macchia di colori che viaggia oltre i 40 km/h. Potere dell'amore per questo sport. Tra i corridori in fuga ed il grosso del gruppo, a Voghera, passa quasi un quarto d'ora riempito da chiacchiere, pronostici e tanta scaramanzia: "Vince Cavendish" è il refrain più in voga, ma ci sono ancora 250 km da correre e altri 199 colleghi/rivali pronti a giocarsela.

Il rifornimento è tale per tutti, anche chi segue in ammiraglia si concede una pausa prima di rilanciarsi in corsa con un orecchio alla radio pronto a captare qualsiasi anomalia in gruppo. Sulle Mànie poi la corsa prende una piega diversa da quella che ci si sarebbe aspettati, Eisel scorta fedelmente Cavendish fino allo scollinamento ma le speranze si concentrano tutte su Edvald Boasson Hagen, anche se sul traguardo alza le braccia Simon Gerrans. La "vittoria" del Team Sky è la voce dello speaker sul traguardo, che sottolinea i ringraziamenti di Cavendish al giovane Puccio. Pochi mesi fa festeggiava alla Pro Loco di Petrignano, dove abita da dieci anni, il passaggio al professionismo. Da oggi ha una storia incredibile da raccontare e da continuare a scrivere.

Neo pro, siciliano di 22 anni catapultato nella corsa più lunga del calendario a sorpresa e subito protagonista. Su twitter, cinque giorni fa, scriveva: "Corro a Warengem – Criterium International – Paesi Baschi. Dopo se sopravvivo, le classiche!". Una defezione inattesa ed eccolo lì, al foglio di firma: "Me l'hanno comunicato e non ci credevo, di poter correre una classica monumento come la Sanremo. E' una tappa importantissima nella carriera di un ciclista". In testa a tirare fino al primo rifornimento, poi nel gruppo di testa sulla salita a conti fatti più impegnativa di giornata, infine i ringraziamenti del campione del mondo: "Ero un po' teso. Correre per un grosso team e con compagni di squadra così importanti ti carica di responsabilità. Per fortuna mi hanno accolto tutti benissimo già dall'arrivo in albergo, poi la corsa si è sviluppata da sé: davanti sulle Mànie, poi in aiuto al capitano finché si è potuto. A quel punto, dopo 260 km, ero già ben oltre la tappa più lunga corsa in carriera...". Con un Fiandre Under23 in bacheca e le corse del nord in arrivo gli obiettivi del 2012 possono anche cambiare: per ora, sul suo profilo ufficiale, sono "conoscere meglio i miei compagni e migliorare l'inglese, per comunicare meglio con loro".

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