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11 settembre 2012

Pozzato, tre mesi di squalifica: "E' una pagliacciata"

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Filippo Pozzato, fermato dall'antidoping fino al 18 settembre

Il capitano azzurro al Mondiale del 2010, deferito dalla Procura Antidoping del Coni lo scorso giugno, è stato squalificato 3 mesi e condannato al pagamento di 10mila euro per le frequentazioni con il dott. Ferrari. Potrà gareggiare dal 18 settembre

Il ciclista Filippo Pozzato è stato squalificato tre mesi e condannato al pagamento di 10mila euro di ammenda (più 2mila euro di spese processuali) dal Tribunale Nazionale Antidoping presso il Coni per le frequentazioni con il dottor Michele Ferrari, medico inibito a vita. Il capitano azzurro al Mondiale del 2010, deferito dalla Procura Antidoping del Coni lo scorso giugno, che aveva saltato per sospensione i Giochi Olimpici di Londra, potrà quindi tornare a gareggiare dal 18 settembre.

"Chi si è interessato del caso sa che è tutta una pagliacciata". E' il commento del ciclista
Filippo Pozzato alla squalifica. "Non ho mai mollato e ho sempre sperato che potesse saltare tutto" ha ammesso l'atleta all'uscita dal Tribunale. "Non è che ho fatto qualcosa e sono stato punito per un qualcosa che ho sbagliato a fare. Io non potevo sapere dell'inibizione di Ferrari".

Il ciclista, che potrà tornare a gareggiare dal 18 settembre, si è lamentato anche di essere stato abbandonato un po' dalla sua squadra, il team Farnese Vini-Selle Italia, e dal suo mondo, mentre ha ricevuto il sostegno dei tifosi su internet "perché la gente non è stupida". "La solidarietà da parte della mia squadra? Fino a un certo punto", ha rilevato "nessuno ha le palle di dire le cose come stanno. Hanno tutti paura e aspettano di vedere quello che succede poi alla fine siamo noi atleti a pagare, e in questo caso ingiustamente. Io ho sempre confermato che ero andato da Ferrari, non c'era nulla da nascondere".

"Siamo soddisfatti perchè quello che volevamo era che tornasse a correre, questa settimana in più non cambia la sostanza. Non perde la stagione, non perde la possibilità di firmare contratti. Dal punto di vista del principio, invece no: non si poteva avere la certezza che Ferrari si potesse o non si potesse frequentare. Basta pensare che nel casellario giudiziario della federazione della sanzione di Ferrari non c'è traccia", ha spiegato l'avvocato Pierfilippo Capello. "La nostra sensazione è che ci fosse la volontà, oltre che giudirica, anche sportiva di non far passare il principio secondo cui qualcuno può andare da Ferrari senza avere conseguenze", ha aggiunto il legale "ma questo non è un processo a Ferrari, è un procedimento disciplinare per fatti di 4 anni fa nei confornti di un atleta. Anche se l'ombra di Ferrari è rimasta su questo processo".

"Ricorso al Tas? Siamo prima curiosi di leggere le motivazioni e di sapere come faccio io a sapere se un soggetto è stato inibito o no", ha spiegato Capello "oggi questo strumento non c'è". Nonostante la richiesta di un anno di sospensione, in fase di dibattimento, il Procuratore antidoping Ettore Torri ha ritenuto la sentenza soddisfacente perché è stato ribadito il principio per cui un atleta non può frequentare un soggetto inibito.

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