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18 gennaio 2013

Armstrong, Filippo Simeoni: "Confessione che gli fa comodo"

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Lance Armstrong e Filippo Simeoni contro al Tour del 2004 (Foto Getty)

Nel 2003 l'accusa al sistema di doping messo in piedi con il dottor Ferrari, oggi la reazione all'ammissione in tv: "Non accetterei le sue scuse". Il presidente della Wada:"Non ha detto tutta la verità". Djokovic: "Lance una disgrazia per lo sport"

L’attacco del presidente della Wada - Lance Armstrong non ha ancora raccontato tutta la verità sulle pratiche dopanti da lui esercitate per anni. Ne è convinto il presidente dell'Agenzia mondiale antidoping (Wada), John Fahey. Quest'ultimo si riferisce in particolare al passaggio dell'intervista ad Oprah Winfrey, nella quale l'ex corridore ha dichiarato di non aver più assunto sostante vietate dopo il 2005, quando vinse il suo settimo ed ultimo Tour de France. Nel corso del talk show il texano ha ammesso anni di doping sistematico, ma ha assicurato di essere stato pulito quando tornò a correre nel 2009, tre anni e mezzo dopo il ritiro. Ma Fahey, intervistato dal Daily Telegraph, non gli crede: "Le prove raccolte dell'Usada (l'Agenzia antidoping statunitense, ndr) evidenziano con assoluta certezza che negli esami del sangue di Armstrong ci furono variazioni possibili solo a causa del doping, anche dopo il 2005". Secondo Fahey, Armstrong starebbe cercando di coprire il ricorso al doping anche dopo il 2005 per beneficiare dei termini di prescrizione previsti dal codice penale americano.

Filippo Simeoni: "La sua confessione non mi risarcisce di nulla" -
"Le scuse di Armstrong posso anche riceverle, ma l'umiliazione è stata tanta. Ho avuto tanti danni sia a livello sportivo che economico, non so se potrei accettare le sue scuse", dichiara Filippo Simeoni, che per primo nel 2003 accusò proprio il sistema di doping organizzato da Armstrong e dal dottor Michele Ferrari. "Penso che la confessione faccia comodo solo a lui, dovrebbe farne una più completa e dire le cose che veramente farebbero bene all'ambiente del ciclismo, dove ci sono ancora troppe persone che non dovrebbero più starci. Le sue parole mi lasciano indifferente e non mi risarciscono di tutte le offese, le ritorsioni e le umiliazioni che ho subito". Duro anche l'allenatore della Sampdoria Delio Rossi: "Doparsi è come vendere l'anima al diavolo per poter vincere, in questo caso preferisco perdere. Ci sono tante persone che non la vendono. E' una mancanza di rispetto nei confronti della gente e vale per tutti gli sport".

Qui Australia, parla Djokovic - Dal primo Slam della stagione arriva anche il commento dell'attuale n.1 del ranking Atp, Novak Djokovic: "Credo che sia una disgrazia per lo sport avere un atleta come lui. Ha preso in giro tantissima gente in tutto il mondo. Bisognerebbe togliergli tutti i titoli, ha meritato di soffrire. Come molti, ho perso la fiducia nel mondo del ciclismo, prima lo seguivo". Dallo statunitense all'antidoping nel tennis: "Le regole forse sono più stringenti nel tennis, dove bisogna riempire tanti documenti per specificare il tuo recapito. Non ho nulla contro il fatto che mi vengano fatti i controlli 10, 20 o 30 volte l'anno". In materia antidoping interviene anche Maria Sharapova, testa di serie n.2 nel tabellone femminile di Melbourne: "Avrebbero potuto almeno venire con dei fiori", aggiunge ironica, nel raccontare di quando agenti dell'antidoping suonarono alla sua porta per sottoporla ad un controllo antidoping, nel giorno del suo compleanno.

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