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04 aprile 2013

Operacion Puerto, Fuentes: "Il mio era doping terapeutico"

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L'accusa ha richiesto due anni di reclusione per il dottor Fuentes (Getty Images)

Intervista esclusiva di Marca al medico spagnolo. "Il mio fine è sempre stato quello di proteggere la salute dei miei pazienti. La mia agenda criptata? Non svelo i nomi dei miei clienti, non ci sono solo sportivi. Sareste sorpresi"

Per la prima volta dall'inizio del processo che lo vede coinvolto, Eufemiano Fuentes ha parlato. Lo ha fatto al quotidiano madrileno Marca, in un'intervista fiume che vedrà, domani la sua seconda parte (incentrata sui rapporti del medico con il calcio). Fuentes ha risposto alla sua maniera, evitando di commentare l'andamento del processo, ma spiegando il suo punto di vista ed evidenziando come, nell'inchiesta, non siano stati coinvolti i suoi pazienti. "Mi ritrovo in questa situazione, ma durante i miei anni di attività non ho mai pensato che il mio agire fosse illecito: come tutti i medici ho sempre lavorato per la salute dei miei pazienti. È strano che ora venga accusato di attentare alla salute pubblica", spiega Fuentes. Che rilancia: "Il mio era doping terapeutico"

L'agendina e i nomi segreti - Ma ciò che tutti vogliono sapere, sono i nomi dei suoi pazienti, gelosamente custoditi nell'agenda del medico. "Quando mi hanno preso per portarmi in carcere, hanno prelevato tutti i miei effetti personali. L'agenda, però, non è stata inserita negli oggetti utili al processo, in quanto il giudice ha ritenuto non necessario ai fini del reato per il quale sono a giudizio. Ora quell'agenda è in una cassetta di sicurezza in una banca". Ma i nomi sono criptati. "L'idea me la diede, nel lontano 1987, un collega italiano, Daniele Faraggiana (bandito dalle federazioni italiane a seguito di uno scandalo doping, ndr): gli prelevarono l'agenda e un quotidiano ne pubblicò il contenuto, con i nomi dei suoi pazienti. Nel 2001, con Sevilla e Casero che si contendevano la Vuelta, ed erano entrambi miei pazienti, capii che non ero al sicuro: iniziai a usare un mio codice segreto per difendermi non dalla giustizia, ma dalla stampa".

Non ci sono solo i nomi di ciclisti sulla famosa agendina: "No, ci sono nomi di tanti sportivi ma anche di personaggi della società, ad esempio di politici. Sareste sorpresi dal leggere i nomi". Che Fuentes non farà mai: "Difendo il segreto professionale e la privacy dei miei pazienti. Solo se il giudice me lo chiedesse, potrei pensare di rivelarli". Però il nome di Marta Dominguez, campionessa di atletica spagnola e attuale senatrice, è sicuramente su quell'agenda: "C'è il suo numero di telefono, come quello di tantissimi atleti. Ma non ho una sacca di sangue sua". E in un passaggio dell'intervista ammette che dal 2006, anno della chiusura dell'Operacion Galgo, l'unico contatto con sportivi è stato quello con il Las Palmas, squadra di calcio della sua regione.

Wada, antidoping e doping terapeutico - Nessun elenco di nomi da fornire alla Wada. non è questo il senso della collaborazione che Fuentes vuole mettere in piedi con l'agenzia mondiale antidoping: "Il giudice non ha voluto che associassi i nomi alle sacche. E di certo la mia intenzione non è quella di rendere pubblica la lista. Alla Wada posso offrire una collaborazione professionale, mettendo a disposizione le mie conoscenze nel campo per combattere le pratiche di chi si dopa".

Fuentes per l'ennesima volta sostiene come il doping non trasformi un asino in un cavallo da corsa: "Il mio nome legato a Barcellona '92 e all'exploit degli spagnoli? Impossibile, hanno tutti superato i test, è stato frutto di lavoro duro". Ma Fuentes si fida dei test antidoping: "No, non sono sicuri, possono sbagliare". Ma allora quali pratiche ha sempre effettuato il medico spagnolo? "parliamo di fatti che sono precedenti all'emanazione della legge contro l'uso di sostanze dopanti. Può esserci stato doping a livello sportivo, ma io lo chiamerei doping terapeutico, che sarebbe l'uso di sostanze dopanti con finalità terapeutiche, per evitare infortuni o malori dovuti alla pratica sportiva. Nell'Nba o nel football americano alcune sostanze vengono usate a scopo terapeutico". Ed è quello che faceva lei? "Io lo consideravo così: cercavo di proteggere la salute dei miei pazienti dai possibili danni derivati dall'allenamento intensivo".

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